Gubitosi: Alitalia in trend positivo nel 2017

(ANDREAS SOLARO/AFP/Getty Images)

Nel 2017 si prevede che Alitalia faccia segnare un trend in positivo (di circa l’1 per cento) per la prima volta negli ultimi quattro anni, e non solo in pareggio come stimato in precedenza. Questo secondo il commissario straordinario Luigi Gubitosi mercoledì in un’audizione alla Camera sull’andamento delle procedure di vendita dell’ex compagnia di bandiera e sui risultati della gestione commissariale nel periodo giugno-settembre 2017, tenuta insieme all’altro commissario Stefano Paleari; all’appello mancava il commissario Enrico Laghi impegnato a Bruxelles per la questione Ilva.

Nei mesi presi in esame, continua Gubitosi, Alitalia ha fatto registrare infatti un Ebitda positivo per 73 milioni e realizzato ricavi per 1.432,9 milioni, con un risultato netto negativo di 31 milioni (20 milioni se si esclude la contabilizzazione al 10 per cento degli interessi sul prestito pubblico): «Il margine operativo è stato negativo per soli 9,3 milioni, e rispetto all’anno precedente i numeri pre-audit dicono che stiamo andando meglio di un centinaio di milioni».
Il commissario tiene a precisare, però, che questi risultati sono arrivati nei mesi migliori ovvero quelli estivi, e che in inverno le cose saranno più complicate come accade solitamente per tutte le compagnie aeree.

In cassa, sottolinea Gubitosi, c’è ancora quasi tutto il finanziamento pubblico di 850 milioni, considerando anche il deposito garanzia presso la Iata di 118 milioni che sarà restituito ad Alitalia a fine amministrazione straordinaria. Gubitosi prevede che in cassa a fine anno risulteranno circa 800 milioni, e spiega che al di là dei numeri positivi ottenuti, il prestito ponte è una «forza patrimoniale» necessaria che garantisce la solidità dell’azienda agli occhi di chi acquista i biglietti in ottica futura, se si considera che le compagnie aeree già da adesso stanno effettuando prenotazioni per la stagione estiva 2018.

IL PERCORSO VERSO LA RISTRUTTURAZIONE

Il primo ostacolo che i tre commissari si sono trovati a dover fronteggiare è stata la stabilizzazione dei ricavi, confessa Luigi Gubitosi, un «compito difficile» a causa dell’operato dei media che avevano spinto Alitalia nella fossa prima del tempo, con articoli che almeno fino a maggio ne decretavano il definitivo fallimento. Ma, al contrario, chiosa Gubitosi, «la stagione estiva è andata molto bene».

Il commissario Paleari precisa che comunque, fino a oggi si è cercato di lavorare «su tutti i fronti: ricavi, network, flotta, struttura dei costi, information technology, attività di handling, organizzazione dei processi e rapporti col personale», e provato a inserire Alitalia non solo in un contesto aziendale ma anche «all’interno di un settore del trasporto aereo che è molto articolato […] e caratterizzato su medio e corto raggio da grande presenza dei vettori low cost e una pressione competitiva estremamente elevata».

«Sul lungo raggio   ̶  continua Paleari   ̶  noi oggi trasportiamo in un anno 2 milioni e 700 mila passeggeri su voli intercontinentali, e per le stesse destinazioni di Alitalia, altri 4 milioni di italiani lo fanno con altre compagnie. Quindi il tema dell’accessibilità intercontinentale ha un valore non solo economico ma anche di natura geopolitica».
Sul discorso rotte e destinazioni, Gubitosi afferma che nel 2018 ci si aspetta un incremento del 9 per cento della produttività in termini di ore volate, ovvero «quanto riusciamo a far volare i nostri aerei è la cosa più importante», portando come esempio l’apertura delle nuove rotte verso l’Africa.

Particolare attenzione viene data da entrambi i commissari al «re-insourcing» dell’area ‘manutenzione’, ma anche di altre attività in passato date in gestione da Alitalia.
L’Italia in particolare, fa notare Paleari «è il Paese nel quale è più alta che altrove in Europa la penetrazione dei vettori low cost sul nostro mercato, che al loro interno non hanno la manutenzione», mentre altre grandi compagnie hanno società di manutenzione che operano anche per altri vettori.

Si è cercato di caratterizzare inoltre il settore handling, per Gubitosi una delle migliori aree di Alitalia, che molto probabilmente però, fa intendere il commissario, potrebbe essere ceduto separatamente, dal momento che anche la tendenza di molte linee aeree è quella di separare questo settore dall’attività di volo.

Per quanto riguarda la gestione dei costi invece, spiega Luigi Gubitosi, «c’è stata una rinegoziazione di quelli relativi al cambio e al prezzo del carburante, e dei leasing». Altro aspetto molto importante è il nodo relativo al personale e al costo del lavoro: Gubitosi comunica infatti che al 2 novembre, a seguito di un accordo con i sindacati, sono 1.600 le persone poste in cassa integrazione, delle quali 1.030 fanno parte dello ‘staff’, del personale di terra.
A questo provvedimento sul personale si aggiunge quello della riduzione delle posizioni manegeriali, «da 64 a 46 dirigenti», che a detta del commissario ha fatto risparmiare 8 milioni e mezzo l’anno.

Tra i punti su cui Alitalia fa leva per spiccare nuovamente il volo in attesa del futuro acquirente, ci sono anche quello della puntualità, campo in cui l’aviolinea italiana è il «terzo vettore nella classifica Iata» e quello relativo alla gestione dei bagagli, per il quale Alitalia è stata la prima compagnia aerea in Europa a ottenere il certificato Iata relativo alla risoluzione 753, che ha l’obbiettivo di diminuire i tempi di riconsegna in caso di smarrimento, e di ridurre ovviamente il numero dei bagagli smarriti.
Si punta inoltre sulla digitalizzazione, aspetto in cui Alitalia era «molto arretrata», e sulla rinegoziazione dei contratti It, quest’ultima per Gubitosi un’area di debolezza che in passato ha inciso molto sull’andamento negativo dell’azienda.

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