Gli ibuprofeni sono efficaci quanto gli oppiacei?

Pillole analgesiche di ossicodone. (John Moore/Getty Images)

Uno studio americano suggerisce che il paracetamolo, l’iboprufene e altri anti-infiammattori non steroidei siano più efficaci dei farmaci F nel trattare i dolori cronici alla schiena, alle ginocchia o all’anca.

I ricercatori hanno pubblicato i risultati sul Journal of the Medical Association del 6 marzo, sottolineando che gli oppiacei non si sono rivelati migliori di altri farmaci nel ridurre i dolori che interferiscono con le attività quotidiane, come camminare, lavorare, dormire o godersi la vita.

La principale autrice dello studio, Erin Krebs, dottoressa presso il Minneapolis Va Health Care System e professoressa associata presso l’Università del Minnesota, ha dichiarato: «Sapevamo già che gli oppiacei sono più pericolosi degli altri farmaci poiché espongono le persone alla tossicodipendenza e al rischio di incorrere in incidenti mortali. Ma questo studio mostra che ai rischi extra non corrispondono altrettanti benefici».

Secondo il centro per la prevenzione e il controllo delle malattie di Atlanta le morti causate da oppiacei come eroina, ossicodone, idrocodone e metadone sono più che quadruplicate rispetto al 1999. Oggi almeno 6 casi su 10 di morte da overdose coinvolgono gli oppiacei. Il centro di Atlanta ha incoraggiato i medici a ricorrere agli oppiacei solo in casi estremi. Prima dovrebbero consigliare al paziente gli esercizi fisici e la fisioterapia e prescrivere loro farmaci che danno meno dipendenza tra cui il paracetamolo e gli anti infiammatori non steroidei come l’aspirina, gli iboprufeni o il naprossene.

Naturalmente anche i farmaci anti infiammatori non steroidei hanno effetti collaterali, e specialmente ad alti dosaggi possono provocare emorragie interne, danni al fegato e attacchi di cuore. Ma perlomeno non generano dipendenza.

Durante lo studio in questione i ricercatori hanno ripartito casualmente in due gruppi 240 pazienti, che erano in cerca di trattamenti analgesici presso le cliniche della Veteran Administration (riservate ai reduci di guerra e ai loro parenti). Al primo gruppo hanno prescritto oppiacei e al secondo farmaci alternativi come il paracetamolo e l’iboprufene per un periodo di un anno. I partecipanti avevano mediamente 58 anni e la maggior parte erano uomini. Il mal di schiena era il disturbo più comune, e interessava156 pazienti (il 65 per cento). I restanti soffrivano di artrite alle ginocchia o all’anca.

Le persone nel gruppo degli oppiacei hanno iniziato la terapia con morfina ad azione rapida: un preparato di idrocodone e paracetamolo o con ossicodone a rilascio immediato. Quando questi non erano efficaci i medici prescrivevano morfina o ossicodone a rilascio lento, e cerotti di fentanyl. Nel gruppo dei non-oppiacei i pazienti ricevevano invece un trattamento iniziale a base di paracetamolo e anti-infiammatori non steroidei. Se non era sufficiente i medici ricorrevano al gabapentin (Neurontin) e ad antidolorifici locali come la lidocaina, per poi passare al pregabalin (Lyrica) e al tramadolo, un antidolorifico oppiaceo .

I ricercatori hanno chiesto ai pazienti di stimare quanto il dolore stesse interferendo con le loro vite all’inizio dello studio e poi di nuovo al termine del periodo di 12 mesi. Le misurazioni, espresse in una scala crescente da 1 a 10, hanno mostrato che al termine dello studio i due gruppi avevano ottenuto benefici praticamente identici.

Nel gruppo degli oppiacei il valore relativo alla menomazione percepita è sceso da una media iniziale di 5,4 a una finale di 3,4. Nell’altro gruppo invece è passato da una media di 5,5 a una di 3,3.
I pazienti hanno inoltre stimato l’intensità dei propri dolori utilizzando una scala da 1 a 10 nella quale i valori più alti rappresentavano sintomi più gravi, e in questa misurazione i farmaci non-oppiacei hanno ottenuto risultati leggermente migliori. In entrambi i gruppi i il valore medio delle stime iniziali relative all’intensità del dolore era di 5,4, ma al termine dello studio è sceso a 4 nel gruppo degli oppiacei e a 3,5 nel gruppo degli altri farmaci.

Marissa Seamans, una ricercatrice presso la Johns Hopkins Bloomerg School of Public Health di Baltimora, ha dichiarato che i risultati provano che probabilmente non vale la pena prescrivere oppiacei ed esporre le persone al rischio di sviluppare una dipendenza per trattare i dolori cronici: «Ci sono sempre più prove che gli analgesici non oppiacei sono efficaci quanto (se non più) degli oppiacei per trattare i dolori cronici non tumorali».

Chad Brummett, ricercatore dell’Università del Michigan e codirettore del Michigan Opioid Prescribing Engagement Network sostiene che i pazienti dovrebbero prendere in considerazione gli oppiacei solo nel caso in cui alternative come esercizi, fisioterapia o altre medicine si rivelassero inefficaci. E che «Sarebbe bene che i pazienti non ricettivi ai farmaci non oppiacei, consultassero uno specialista del dolore prima di iniziare una cura a base di oppiacei».

Va comunque sottolineato uno dei limiti dello studio: i pazienti ‘cavia’ sapevano quali farmaci stavano assumendo. E questo potrebbe aver influenzato la loro percezione dell’intensità del dolore e della propria capacità di svolgere attività quotidiane.

 

Articolo in inglese: Opioids No Better Than Ibuprofen for Chronic Pain

Traduzione di Marco D’Ippolito

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