L'uomo è incline ai pregiudizi, limitarli è possibile e necessario

06.02.2015
Caitlin Millett
Le persone hanno pregiudizi, ma imparare da questi potrebbe essere utile a controllarli (Shutterstock)
Le persone hanno pregiudizi, ma imparare da questi potrebbe essere utile a controllarli (Shutterstock)

Gli esseri umani sono creature altamente sociali. I nostri cervelli sono evoluti per permetterci di sopravvivere e crescere in maniera sana in ambienti sociali complessi. Di conseguenza i comportamenti e le emozioni che ci aiutano a guidare le sfere sociali sono radicati in alcune reti di neuroni all'interno del nostro cervello.

Le motivazioni sociali, quali il desiderio di far parte di un gruppo o di competere con altri, rientrano tra gli impulsi umani di base. Infatti le nostre menti sono in grado di valutare gli appartenenti dei 'gruppi interni' (noi) da quelli dei 'gruppi esterni' (loro) in una frazione di secondo. Questa capacità, un tempo necessaria alla sopravvivenza, è diventata in gran parte un danno per le società.

Comprendere la rete neurale che controlla questi impulsi e quella che li regola potrebbe far luce su come risolvere le ingiustizie sociali che affliggono il mondo.

PREGIUDIZIO NELLE MENTI

Nella psicologia sociale il pregiudizio viene definito come un atteggiamento verso una persona sulla base del suo gruppo di appartenenza. Il pregiudizio è molto sviluppato negli esseri umani, perché un tempo ci aiutava a evitare il vero pericolo. Fondamentalmente il pregiudizio non è nient'altro che un'associazione di un segnale sensoriale (ad esempio un serpente nell'erba o il ringhio di un lupo) a una risposta comportamentale innata (quali il combattimento o la fuga). In situazioni pericolose il tempo fa la differenza, perciò gli esseri umani hanno adottato dei meccanismi per rispondere velocemente ai segnali visivi che il cervello giudica come pericolosi senza che ne siamo consciamente consapevoli. L'ostacolo in tutto ciò è che le menti hanno ereditato la tendenza a giudicare erroneamente qualcosa come pericoloso quando è in realtà innocuo. È effettivamente più sicuro fare delle supposizioni false positive (evitare qualcosa che era innocuo) piuttosto che fare supposizioni false negative (non evitare qualcosa che era pericoloso).

Quello di trascendere gli impulsi divisori che non sono più necessari alla nostra sopravvivenza è diventato un imperativo categorico

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Le strutture nervose che stanno alla base delle componenti delle risposte di pregiudizio. La neuroscienza del pregiudizio e dello stereotipo. (David M. Amodio)

La neuroscienza ha iniziato a chiarire i fondamenti neurali del pregiudizio nel cervello umano. Adesso sappiamo che il comportamento di pregiudizio è controllato attraverso una complessa via neurale che consiste nelle regioni corticali e sottocorticali.

Una struttura del cervello chiamata amigdala è la sede del classico condizionamento della paura e dell'emozione nel cervello. La ricerca psicologica ha regolarmente sostenuto il ruolo della paura nel comportamento di pregiudizio. A causa di ciò la maggior parte delle ricerche sul cervello al riguardo si sono concentrate sull'amigdala e sulle regioni corticali che la influenzano.

ATTENZIONE SULL'AMIGDALA

In uno studio di Jaclyn Ronquillo e dei suoi colleghi sono state eseguite delle risonanze magnetiche funzionali su undici giovani maschi bianchi mentre gli si mostravano fotografie di volti con varie tonalità della pelle. Quando vedevano facce di persone nere, il risultato era un'attività maggiore dell'amigdala rispetto a quando osservavano persone bianche. L'attivazione dell'amigdala non cambiava per le tonalità più o meno chiare della pelle nera, ma le persone bianche con una tonalità più scura della pelle generavano un'attivazione maggiore dell'amigdala rispetto a quelle con una tonalità della pelle più chiara. Gli autori hanno concluso che le caratteristiche afrocentrali portano a una risposta inconscia di paura nei partecipanti bianchi.

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Le facce dalle tonalità più scure provocavano più attività dell'amigdala mentre i soggetti venivano sottoposti a risonanze magnetiche funzionali. Gli effetti del colore della pelle sull'attività dell'amigdala legata alla razza: uno studio sulle risonanze magnetiche funzionali, Ronquillo, 2007.(Fornita dall'autore)

Alcune più recenti ricerche sulle immagini hanno sostenuto la problematica natura del pregiudizio nella psiche umana. Chad Forbes e i suoi colleghi hanno scoperto che anche i soggetti che si dichiaravano privi di pregiudizi potevano essere prevenuti in alcune situazioni. I soggetti bianchi dello studio riportavano una maggiore attivazione dell'amigdala quando gli si mostravano immagini di volti di persone nere mentre ascoltavano musica rap violenta e misogina, ma non quando ascoltavano death metal o non sentivano nessuna musica. Un dato interessante è stato la scoperta che anche una regione della corteccia frontale - un'area del cervello che dovrebbe comprimere l'attivazione dell'amigdala - veniva attivata.

I ricercatori hanno supposto che la musica rafforzasse uno stereotipo negativo sulle persone nere, creando una situazione nella quale le persone bianche non riuscivano a mitigare le emozioni di pregiudizio. Infatti gli autori hanno ipotizzato che le cortecce frontali - alle quali generalmente si pensa come aree di 'più elevata' funzione cerebrale - venivano invece coinvolte per aiutare a giustificare i sentimenti di pregiudizio provati dai partecipanti che ascoltavano la musica rap.

Altre ricerche hanno dimostrato che la risposta dell'amigdala ai volti delle persone esterne al gruppo non è strettamente legata a caratteristiche quali la razza. L'amigdala risponde infatti a qualunque categoria di persone esterne al gruppo, in base a quelle che ciascuno considera informazioni rilevanti: l'appartenenza a una determinata squadra sportiva, il sesso, l'orientamento sessuale, dove si studia, e così via.

IL CERVELLO PUÒ CONTROLLARE ANCHE IL PREGIUDIZIO

Gli studi di Forbes et al evidenziano come la nostra capacità di controllare i pregiudizi impliciti reazionari dipenda dalle cortecce frontali del cervello. Una regione particolarmente importante della corteccia è la corteccia prefrontale mediale.

La corteccia prefrontale mediale è la sede dell'empatia nel cervello. Dà forma alle impressioni sulle altre persone e ci aiuta a considerare altre prospettive. Una mancanza di attività della corteccia prefrontale mediale è associata con il pregiudizio caratterizzato dalla disumanizzazione e dall'oggettivazione degli altri. Ad esempio è risaputo che l'attivazione della corteccia prefrontale mediale aumenta quando vediamo una persona di alta stima o prestigio, come i vigili del fuoco o gli astronauti, ma non quando abbiamo davanti qualcuno considerato con disprezzo o disgusto, quale un tossicodipendente o un senzatetto. Gli uomini con atteggiamenti particolarmente sessisti registrano una minore attività nella corteccia prefrontale mediale nell'osservare immagini sessuali di corpi femminili. Questi uomini credono inoltre che le donne sessualizzate abbiano 'meno controllo sulle proprie vite'.

Prese nell'insieme sembra che nonostante le cortecce frontali siano in grado di ridurre i nostri pregiudizi innati nei riguardi di determinate persone, sono tuttavia fortemente influenzate dal contesto. In altre parole il nostro desiderio di non avere pregiudizi potrebbe talvolta venire oltrepassato dall'esposizione a mass media che sostengono ritratti stereotipati di specifici gruppi. Andando avanti è essenziale prendere in considerazione non solo l'architettura neurale del pregiudizio, ma anche il contesto nel quale viviamo in quanto esseri umani.

Babies aren't born with prejudices. (*Shutterstock)

I bambini non nascono con pregiudizi.(Shuttershock)

Le questioni attuali che si rivolgono a questo campo della ricerca includono l'interrogativo se l'attivazione dell'amigdala in risposta a quelle di persone di altre etnie sia davvero qualcosa che facciamo dalla nascita, o se piuttosto non sia un fenomeno appreso. Finora le ricerche suggeriscono che l'attività dell'amigdala in risposta ai membri interni o esterni del gruppo non sia affatto qualcosa di innato, ma si sviluppi durante l'adolescenza. Gli studi sostengono inoltre la teoria secondo cui nei bambini esposti alla diversità l'importanza della razza nell'età adulta sia meno rilevante.

Nel mondo attuale le persone sono più connesse che mai - dai social media a Skype, fino al circolo infinito di notizie - e vengono esposte a una sempre maggiore diversità. In quanto comunità globale e a causa di questo progresso ci confrontiamo anche con la consapevolezza che la discriminazione dovuta al pregiudizio e la violenza esistono tuttora. Quello di trascendere gli impulsi divisori che non sono più necessari alla nostra sopravvivenza è diventato un imperativo categorico. La neuroscienza ha iniziato a educarci sugli impulsi umani innati. Sta ora a noi scegliere che uso fare di questa informazione.

Quest'articolo è stato precedentemente pubblicato su The Conversation. Leggi qui l'articolo originale.

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Articolo in inglese: Humans Are Wired for Prejudice but That Doesn’t Have to Be the End of the Story