Gli aggressori di Charlie Hebdo: narcisisti o cellule segrete jihadiste?

Il 7 gennaio la Francia è rimasta sconvolta quando due uomini mascherati e armati di kalashnikov, un fucile a canne mozze e un lanciarazzi hanno iniziato a sparare contro i dipendenti del giornale satirico Charlie Hebdo gridando: «Allahu Akbar», che in arabo significa ‘Dio è grande’. Gli uomini hanno anche ucciso due agenti di polizia francesi prima di essere stati uccisi dalle forze dell’ordine il 9 gennaio.

Da quel momento le persone di tutto il mondo hanno iniziato a intonare lo slogan «Je suis Charlie», che in francese significa ‘Io sono Charlie’, come segno di solidarietà alle vittime.

Dal momento che le persone stanno ancora cercando di riprendersi da questa atrocità, si stanno sollevando molte domande, sono in corso di elaborazione nuove politiche governative, vengono organizzate delle proteste e in molti stanno cercando di capire come evitare che una simile tragedia possa accadere di nuovo.

Nella società occidentale gli ultimi 15 anni hanno conferito alla religione dell’Islam una cattiva reputazione, soprattutto se vista alla luce di questi tipi di atti che sono stati presumibilmente effettuati in nome di Allah.

Tuttavia l’attribuzione semplicistica dell’incidente all’ ‘Islam radicale’ manca di quelle dinamiche più sottili e istruttive che potrebbero aver portato questi fratelli a compiere questi terribili atti – e potrebbero portare loro a commetterne altri.

Amel Boubekeur, autrice di ‘Cosa è accaduto agli islamisti?: Salafiti, musulmani ‘heavy metal’ e l’attrazione del ‘consumistico Islam’, descrive una realtà che è diversa dai presupposti di molte persone.

La Boubekeur fa notare che la maggior parte di questi estremisti sono nati in Francia e non parlano l’arabo. Il loro impulso primario potrebbe essere meglio descritto tanto narcisistico quanto jihadista. Nella società francese sono privati dei diritti civili e bramano di essere degli eroi.

Nel recente attacco di Parigi, uno dei banditi ha persino contattato un giornalista. Desiderava che la gente sapesse chi era e il ‘perché’ stava uccidendo delle persone – esibendo quel tipo di comportamento egocentrico tipico dei pazzi criminali.

L’egotismo del bandito è stato ulteriormente evidenziato dal fatto che si sono scattati delle foto mentre bandivano le loro armi. «Questo è un riflesso della loro propria sottocultura, dell’ambiente della loro fede, vogliono essere degli eroi in vecchio stile», dice la Boubekeur, che è attualmente membro dell’Istituto tedesco per gli Affari internazionali e di Sicurezza.

Nessuno degli aggressori era stato cresciuto con alcun tipo di veduta estremista, sono andati a ricercarla quando non riuscivano a colmare qualche vuoto dentro di sé, dice la Boubekeur. «Talvolta, siccome forse la loro ragazza li ha scaricati, hanno consultato i siti web jihadisti e hanno collegato il loro dolore emotivo all’attuale situazione morale».

«Credono che se porteranno a termine questa missione saranno degli eroi», ha detto la Boubekeur.

Questi social media e siti web jihadisti sono un modo per queste persone di scegliere la propria comunità e per incontrare altre persone con vedute simili, un qualcosa che trovano difficile da fare nella società occidentale.

«Molti di loro sentono di non avere il diritto di dissentire e di avere solo il diritto di esistere. Stanno cercando di scoprire un ‘vero Islam’», dice la Boubekeur.

Nel 2004 il Governo francese ha vietato nelle scuole pubbliche qualunque tipologia di simboli religiosi. Mossa che è stata ampiamente considerata come mirata in particolare al velo indossato dalle donne musulmane. I musulmani francesi sono indignati dalla legge e hanno considerato questo atto come un attacco alla loro libertà di credo.

«Spesso sono persone che hanno un rapporto conflittuale con l’istituzione, che stanno cercando di trovare la loro collocazione e si sentono trattati ingiustamente da coloro che non si prendono del tempo per ascoltarli», dice la Boubekeur.

Alcune persone vorrebbero disinteressarsi considerando loro come pazzi che odiano tutti i non musulmani e gli ebrei, ma la Boubekeur non crede che la faccenda sia così semplice e che essenzialmente non si tratti di questione religiosa.

«Loro odiano realmente gli ebrei, ma perché credono che gli ebrei siano le persone più potenti in questo mondo… Non è una guerra di religione basata sull’odio razziale, si basa sul loro valore e sulla sofferenza dei musulmani all’estero. Stanno cercando di essere degli eroi. Non hanno alcun influenza sulla loro società, questo è un modo per scontrarsi con la loro società».

Da una vera prospettiva religiosa la Boubekeur dice che la maggior parte dei musulmani francesi non credono che l’aggressione sia il modo di rispondere alle ingiustizie o alle offese, come le vignette raffiguranti Maometto disegnate da Charlie Hebdo.

«È offensivo ritrarre il profeta Maometto, ma la maggior parte dei musulmani francesi hanno deciso di non reagire, perché se ci sono delle ingiustizie spetta a Dio giudicare le persone e gestire la situazione, questa comprensione è radicata nell’Islam», ha detto la Boubekeur.

Articolo in inglese: Charlie Hebdo Attackers: Disenfranchised Narcissists or Secret-Cell Jihadists?
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