Georges Weah è il nuovo presidente della Liberia

Georges Weah, il 26 dicembre, dopo il voto a Monrovia (Seyllou/Afp/Getty Images).

«Scriveremo la Storia»: non appena la notizia della vittoria di Georges Weah si è saputa, giovedì, le vie della capitale Monrovia sono state invase dai tifosi entusiasti per l’ex campione del Milan e ‘Presidente eletto’ della Liberia.

Parecchie centinaia di persone si erano radunate già nel pomeriggio, nei pressi della Commissione elettorale nazionale (Nec), in attesa del verdetto del secondo turno delle presidenziali tra l’ex giocatore internazionale e il vicepresidente uscente, Joseph Boakai.

Doveva trattarsi dei primi risultati parziali, ma il presidente della Nec, Jerome Korkoya, ha sorpreso tutti dichiarando che avrebbe comunicato l’esito di più del 98 percento dei voti espressi. E il risultato della ‘finale’ è stato senza appello: Weah vince col 61,5 percento contro il 38,5 di Boakai.

Canti, danze, abbracci. Il grande viale che attraversa Monrovia, dove ha sede la Nec, ha esultato come dopo una vittoria della coppa del Mondo. Un po’ più lontano, su questa grande strada costeggiata di alberghi, banche e ambasciate, uno schermo gigante rimandava i passaggi leggendari dell’ex attaccante del Monaco, del Psg, del Milan Ac e della Liberia, di cui ha indossato la maglia negli anni ’90.

«NON SONO MAI STATA COSÌ FELICE DELLA MIA VITA»

Peter, conducente di moto-taxi, casco in testa, evocando i 14 anni di guerra civile che ha causato circa 250 mila morti dal 1989 al 2003, a ritmo di slam, dice: «La Liberia è il nostro Paese. Niente è meglio della Liberia. C’è la pace, non vogliamo la guerra».

E Josephine Davies, del movimento giovanile della formazione di Georges Weah, la Coalition for Democratic Change (Cdc) – battuta nelle due precedenti elezioni dalla presidente uscente Ellen Johnson Sirleaf – afferma: «Non sono mai stata così felice della mia vita. Siamo stati all’opposizione per dodici anni. Scriveremo la Storia, come hanno fatto i bambini dell’Africa del Sud, sono talmente entusiasta». Questa giovane donna di 25 anni sottolinea: «Weah è un figlio di Gibilterra – baraccopoli di Monrovia – e contro ogni previsione, ci è riuscito».

A un chilometro, George Weah è nel suo quartier generale. Accompagnato dalla sua futura vicepresidente, Jewel Howard-Taylor, ex moglie dell’ex capo della guerra e presidente Charles Taylor, salirà sul podio. Il futuro presidente e la sua vice, che entreranno in carica il prossimo 22 gennaio, cadono uno nelle braccia dell’altra, scoppiando in lacrime e senza parole.

ASSAPORARE LA VITTORIA

Quando scende la notte e Weah ritorna al suo albergo nel centro della città, i suoi sostenitori continuano ad accalcarsi a centinaia al quartier generale.
Fuori, il traffico è quasi bloccato, la strada invasa: si balla, si canta, a tratti si urla tra le auto che strombazzano e le moto che cercano di passare. All’interno, su un palco, alcune coppie improvvisano una gara di ballo. La folla entusiasta continua a gridare: «Georges Weah! Presidente!».

Un po’ in disparte, appoggiato a una macchina, il trentenne Peter Jackson assapora la vittoria con alcuni amici e, guardando la folla di migliaia di persone, che si agita al suono di un altoparlante, commenta: «Dal momento che le elezioni si sono tenute il 26 dicembre, la gente pensava che per Natale avremmo bevuto. Ma siamo più intelligenti di quanto si dica: non abbiamo fatto festa e siamo andati a votare. Oggi, è come la vigilia di Natale, è ancora tranquillo». E promette: «Domani, quando si conosceranno i risultati definitivi, si farà davvero festa. E quello sarà natale».

 

Articolo in francese: L’étoile africaine du foot George Weah devient président du Liberia

Traduzione di Francesca Saba

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