Finiti i soldi per l’accoglienza dei migranti

(PIERO CRUCIATTI/AFP/Getty Images)

Sulla gestione dei flussi migratori, il governo uscente ha ottenuto un risultato che parla chiaro: grazie alla collaborazione con la Libia, gli sbarchi sarebbero diminuiti di quasi due terzi rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. E il governo Gentiloni ha allungato di un anno il mandato dei vertici dei servizi segreti, che pare abbiano avuto un ruolo chiave negli accordi con certe forze libiche.

Il sistema è però ancora minacciato da una grave mancanza di fondi europei, tanto che il ministro dell’Interno Minniti parlava persino di «difficoltà di tenuta del sistema organizzativo», specificando che «le risorse finanziarie carenti obbligano a continue richieste di integrazioni». E se queste richieste non verranno soddisfatte, si avrà probabilmente un «generarsi di debiti fuori bilancio». A rischio è soprattutto la prima accoglienza.

Per l’accoglienza dei migranti, infatti, lo Stato italiano nel 2016 ha speso un miliardo e 700 milioni di euro. L’Europa ha ‘donato’ all’Italia 46 milioni.
In più il nostro Paese sopporta anche i costi di mantenimento dei migranti che avrebbero dovuto essere inviati in altri Paesi, ma il cui trasferimento è stato ritardato: altri 762 milioni e 500 mila euro.
Sempre nel 2016, metà delle richieste di migrazione in Italia sono state respinte, e tra chi chiedeva lo status di rifugiato, solo il 13 per cento lo ha ottenuto: la stragrande maggioranza dei migranti sono di tipo economico.

LE ONG SEMPRE PIÙ IN DIFFICOLTÀ 

Intanto continuano i conflitti tra governo e Ong: l’ultimo caso è quello della nave catalana Open Arms, addentratasi in mare libico per accorrere in salvo a dei migranti, incontrando però l’opposizione della guardia costiera libica. Che secondo le testimonianze dell’equipaggio della Open Arms avrebbe minacciato anche di fare fuoco. Alcuni migranti, che si trovavano in quel momento su dei gommoni, si sono persino buttati in acqua per sfuggire ai libici, che li avrebbero riportati in Africa.
Ed è noto, tra l’altro, che il trattamento in Libia, specie nelle prigioni a cui molti migranti sono destinati, può essere orribile.

La nave è stata poi fatta ormeggiare a Pozzallo, dove le autorità italiane l’hanno sequestrata per indagare su possibili illeciti commessi da chi la governava. Intervistati in anonimato da Il Giornale, dei membri dell’equipaggio della motovedetta libica hanno negato le accuse, affermando di essersi comportati in modo pacifico e dando la colpa di tutto alla nave catalana.

Il contrasto non è affatto nuovo, ma solo di recente, con l’operato di Gentiloni-Minniti, lo Stato italiano e quello libico hanno deciso di prendere una posizione più forte. Gli attivisti delle Ong di solito ritengono giusto attivarsi il più possibile per soccorrere i migranti, a cui fra l’altro riconoscono il diritto di realizzare i propri sogni in Italia (anche se per molti si tratta di ingenui sogni di ricchezza e non di fuga da condizioni orribili). Spesso, quindi, gli attivisti non hanno esitato a spingersi oltre quello che è strettamente legale: il caso più comune è proprio quello di entrare in acque libiche.

Lo Stato, tuttavia, deve anche tutelare l’interesse nazionale nel suo complesso: il Paese dà segno di non essere in grado di sostenere il peso di una simile mole di migranti, sia per tutti i costi connessi che per il disagio – condivisibile o meno – che si diffonde nella cittadinanza, dovuto alle difficoltà sociali, economiche e di integrazione di culture diverse.

Ma il tempo in cui lo Stato sostanzialmente sposava senza riserve la visione delle Ong sembra ormai finito. E non ci sono i segni che quei tempi possano tornare presto, con Salvini e Di Maio entrambi fortemente critici nei confronti dell’operato delle Ong.

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