Esiste la vita dopo la morte?

Manovre di rianimazione dopo arresto cardiaco.(Justin Sullivan/Getty Images)

Esiste la vita dopo la morte? Quando il corpo muore anche la mente muore con esso?

Per molti anni le persone che hanno avuto delle esperienze pre-morte, hanno riportato di essere state in grado di sentire le conversazioni nella sala operatoria e vedere le cose accadute nel frangente di tempo in cui il loro corpo era stato dichiarato ‘morto’ dai medici; le conversazioni riportate e i fatti sono stati tutti confermati dalle persone coinvolte.

Alcuni hanno raccontato di essersi sollevati al di sopra del corpo e aver osservato il personale medico sotto di loro lavorare freneticamente per riportarli in vita, mentre le apparecchiature che monitoravano lo stato del corpo, segnalavano lo stato di morte con la linea del battito piatta e l’attività celebrale inesistente.

Se queste storie fossero rare e i dettagli non potessero essere verificati, sarebbe facile relegarle all’oblio, ma sono così frequenti e ben documentate che non possono essere ignorate.

Il dottor Sam Parnia ed il suo team della New York University Langone School of Medicine hanno iniziato degli studi per comprendere meglio cosa sia la vita e la morte.

Parnia vuole capire in particolare quando realmente finisce la vita, quando muoia realmente sia il corpo che la mente e se davvero anche la mente muore quando muore il corpo; perciò lui e il suo team hanno deciso di esaminare tutte le ricerche fatte in Europa e negli Stati Uniti che riguardano pazienti che hanno avuto un arresto cardiaco e sono stati salvati.

Gli studi mostrano che alcune storie sono davvero molto precise.
Parnia ha spiegato che i pazienti in arresto cardiaco perdono le funzionalità cerebrali da 2 a 20 secondi, perché quando il cuore smette di pompare il cervello non riceve più sangue.

In termini medici, il corpo è morto quando il cuore si ferma e il cervello non riceve più sangue. Il cervello, che controlla tutto il corpo attraverso i segnali bioelettrici, smette di trasmettere informazioni necessarie alla sopravvivenza; quando la guida smette di funzionare tutto il corpo segue il declino. Nei 20 secondi successivi all’arresto del cuore, la linea cerebrale diventa piatta perché le onde cerebrali si fermano; in altre parole, l’attività mentale cessa e non viene più rilevata dai sofisticati sensori che la medicina moderna usa attualmente.

Tuttavia in ognuno dei casi analizzati di pazienti con esperienze pre-morte, in cui i dottori hanno confrontato le descrizioni di coloro che erano stati dichiarati «morti» con ciò che è successo realmente, tutto combacia alla perfezione.

Parnia ha detto in un‘intervista: «I pazienti descrivono di vedere i dottori e le infermiere lavorare, sostengono di avere consapevolezza, di poter udire le conversazioni e vedere ciò che sta accadendo; tutte cose che in realtà non dovrebbero poter essere in grado fare».

Questo è un affare molto serio
Parnia guida il ‘The Resuscitation Research Group’ alla Stony Brook University Hospital in Stony Brook, N.Y. La missione del gruppo di ricerca è di «migliorare le possibilità di sopravvivenza e le funzionalità delle persone che hanno sofferto di attacchi cardiaci».
Imparando come il corpo reagisce ad una morte temporanea, il gruppo spera di imparare come salvare un maggior numero di persone con arresto cardiaco e limitare il maggior numero di danni possibili al paziente nel tempo in cui si cerca di rianimarlo.

Le loro ricerche dimostrano che il modo di morire è differente per ogni paziente.

Per esempio, i dottori di un’unità di terapia intensiva canadese, hanno registrato delle onde cerebrali simili allo stato di sonno, nei dieci minuti successivi allo spegnimento del macchinario che teneva in vita un paziente. Il corpo della persona aveva avuto una morte lenta, non ci sarebbe dovuta essere nessuna attività cerebrale, tanto meno si sarebbe dovuto rilevare un encefalogramma tipico di una persona che dorme tranquillamente.

Ci sono stati altri pazienti simili, tenuti in vita artificialmente, che non hanno avuto lo stesso tipo di onde cerebrali, ma che, tuttavia, hanno manifestato vari tipi di attività cerebrale, registrate dall’encefalogramma. Evidentemente ogni mente ha il suo modo di morire.

Sebbene le ricerche di Parnia sono volte a trovare metodi per salvare la vita, hanno suscitato domande fondamentali riguardo la natura della vita e della morte.

Sembra impossibile negare che in alcuni casi una forma di coscienza consapevole permanga anche dopo la apparente ‘morte’ del corpo e della mente ordinaria: anche se il cervello non mostra segni di attività, una forma di coscienza continua a funzionare.
La natura della vita non è stata studiata da molti scienziati per la difficoltà stessa dell’oggetto di ricerca: non ci sono molti modi di condurre un esperimento scientifico sulla morte, ovviamente per motivi etici e umani non è possibile provare ad uccidere una persona nel tentativo poi di rianimarla per fare degli esperimenti; inoltre gli scienziati non possono prevedere quando si verificheranno delle esperienze pre-morte in alcuni pazienti.
La natura della vita e della coscienza sono estremamente difficili da studiare ma questo non vuol dire che non ne valga la pena.
Le ricerche di prove come quella di Parnia sono piene di informazioni utili a migliorare la comprensione del tema, anche se per ora sono solo al livello di studi.

 

Articolo in inglese: More Evidence That the Brain Lives After the Body Dies

Traduzione di Fabio Cotroneo

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