Esclusivo. Gli antichi Romani hanno scoperto l’America 1800 anni fa

Sullo sfondo, l’isola di Oak, in Nuova Scozia (J. Hutton Pulitzer/InvestigatingHistory.org; Richard McCully/Public Domain) In primo piano degli oggetti trovati sull’isola o nei paraggi, forse legati all’Impero Romano.

Una spada, evidentemente risalente all’antica Roma, è stata rivenuta sulla costa orientale del Canada; è solo uno dei tanti indizi che indicano la presenza degli antichi Romani in America nel II secolo dopo Cristo: ottocento anni prima di quello che è considerato il primo contatto tra Vecchio e Nuovo Mondo a opera dei Vichinghi, prima della ri-scoperta di Cristoforo Colombo nel 1492.

La spada è stata rinvenuta sulla costa dell’isola di Oak, in Nuova Scozia, durante delle indagini del programma La maledizione dell’isola di Oak di History Channel per un tesoro che sarebbe lì sepolto.

A map showing Oak Island, Nova Scotia, Canada. (Norman Einstein/CC BY-SA)

Una mappa che mostra l’Isola di Oak in Nuova Scozia, Canada (Norman Einstein/CC BY-SA)

J. Hutton Pulitzer ha lavorato come consulente in questo programma televisivo per due stagioni ed è apparso durante la seconda. La sua squadra aveva cominciato a indagare sull’isola già otto anni prima che History Channel, nel 2013, cominciasse a occuparsene. Pulitzer ha fornito informazioni esclusive a Epoch Times sulle nuove scoperte relative all’isola, le quali, assieme alla spada, sostengono la teoria di una presenza romana in America.

Pulitzer è un noto imprenditore e inventore. Ha presentato lo spettacolo televisivo NetTalkLive, è stato uno dei primi grandi investitori di internet e l’inventore di CueCat (un qualcosa di simile ai QR-code odierni, che a suo tempo ha attratto grandi investitori). La sua società è fallita in rovina dopo lo scoppio della bolla speculativa delle dot-com, ma i brevetti di Pulitzer sopravvivono ancora oggi in quasi 12 miliardi di dispositivi mobili.

Poco più di un decennio fa, Pulitzer ha iniziato a dedicarsi alla sua passione per la storia antica, e ha lavorato con esperti in vari campi, come autore e ricercatore indipendente, per indagare sui misteri dell’Isola di Oak.

La sua teoria su un’antica presenza romana nell’isola ha già incontrato dello scetticismo, dato che si oppone alla teoria comunemente accettata secondo cui i Vichinghi siano stati i primi esploratori a raggiungere il Nuovo Mondo. Pulitzer chiede però che storici e archeologi affrontino le prove obiettivamente, senza l’idea preconcetta che i romani non avessero raggiunto il Nuovo Mondo.

J. Hutton Pulitzer (Courtesy of J. Hutton Pulitzer/InvestigatingHistory.com)

J. Hutton Pulitzer (Gentile concessione di J. Hutton Pulitzer/InvestigatingHistory.com)

L’autenticità della spada dell’isola di Oak è stata verificata dai migliori test disponibili, secondo quanto dice Pulitzer. Epoch Times ha avuto accesso ai dati dei test.

La spada da sola non basta però a provare che i romani siano stati sull’isola. È possibile che qualcuno, qualche centinaio di anni fa, sia stato lì e fosse in possesso di quella spada antica. Forse sono stati esploratori successivi, e non i Romani, a lasciarla lì. Ma altri oggetti trovati sull’isola forniscono un quadro difficile da negare, secondo Pulitzer.

Ci sono ad esempio una pietra con scritte in un antico linguaggio, legate all’Impero Romano, tumuli in antico stile romano, proiettili di balestra che provengono dall’antica Iberia (l’odierna Spagna), monete legate all’Impero e altro.

LA SPADA

Un’analisi della fluorescenza a raggi X (XRF) ha confermato che la composizione del metallo della spada è coerente con quella delle spade votive romane. Il test XRF usa radiazioni per eccitare gli atomi nel metallo e vedere come vibrano. I ricercatori possono quindi determinare che metalli sono presenti. Tra i materiali rilevati nella spada ci sono zinco, rame, piombo, stagno, arsenico, oro, argento e platino. Anche questi rilevamenti rispondono alla metallurgia romana: il bronzo moderno usa il silicone come elemento principale delle leghe, ma il silicone nella spada non c’è, afferma Pulitzer.

J. Hutton Pulitzer holding an XRF machine. (Courtesy of J. Hutton Pulitzer/InvestigatingHistory.org)

J. Hutton Pulitzer con una macchina XRF (Gentile concessione di J. Hutton Pulitzer/InvestigatingHistory.org)

Alcune spade simili sono state rinvenute in Europa. Questo modello di spada presenta una raffigurazione di Ercole sull’impugnatura e si ritiene sia una spada cerimoniale data dall’imperatore Commodo ai migliori guerrieri e gladiatori. Il Museo di Napoli ha creato delle repliche di una di queste spade nella sua collezione, portando alcuni a domandarsi se quella dell’isola di Oak non sia anch’essa una replica.

Sebbene le repliche di Napoli siano identiche nell’aspetto alla spada di Oak, Pulitzer sostiene che i test sulla composizione della spada provano al 100 per cento che non si tratti di una di queste repliche. La spada contiene anche un magnete orientato verso il nord, utile per la navigazione, che non è presente nelle repliche.

I produttori di History Channel hanno ottenuto la spada da un residente locale. Era stata tramandata nella sua famiglia fin dagli anni 40. Originariamente l’avevano trovata durante una pesca illegale. La famiglia non aveva detto a nessuno della scoperta, fino al recente interesse mediatico sull’isola di Oak. Oltre al temere problemi con la legge, la pesca illegale è malvista e considerata un tabù nella piccola comunità isolana.

Vicino alla zona in cui è stata scoperta la spada, sono stati trovati dei resti di una nave. La squadra di Pulitzer ha usato un sonar side-scan e History Channel ha confermato la stessa cosa mandando in onda mappe dettagliate del fondale, che mostrano le caratteristiche del relitto.

La squadra di ricerca di Pulitzer e alcuni altri ricercatori intendono chiedere il permesso del Governo per immergersi e recuperare oggetti dalla nave.

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(Gentile concessione di J. Hutton Pulitzer/InvestigatingHistory.org)

Il programma La maledizione dell’Isola di Oak di History Channel ha mostrato la spada romana nell’episodio del 19 gennaio. Pulitzer ha rifiutato l’offerta di lavorare come consulente del programma per la terza stagione. Ritiene che l’approccio della Tv alle indagini non sia in sintonia con le proprie idee.

History Channel ha portato la spada all’Università di St. Mary ad Halifax, Nuova Scozia, perché la professoressa Christa Brosseau ne studiasse la composizione chimica.

La dottoressa ha estratto un frammento della spada per testarlo e ha detto che i risultati mostrano un’alta quantità di zinco, suggerendo che si tratti di ottone moderno.

Pulitzer ha risposto: «Siamo rimasti meravigliati dall’utilizzo di una tecnica di test talmente rudimentale, per la spada. Il metodo di test non è stato il migliore e il più professionale, ma ciò che ci rende ancora più perplessi è il fatto che i loro risultati siano fortemente diversi dai nostri test XRF, e non hanno nemmeno rilevato l’uso dell’arsenico nella costruzione della spada». Inoltre il programma non ha parlato della presenza di metalli preziosi e del magnete.

Pulitzer ritiene che il bronzo usato nella spada potrebbe provenire da una miniera a Breinigerberg, in Germania. Due spade romane dello stesso modello sono infatti state rinvenute vicino un antico insediamento romano di quella zona, e quella miniera produce minerali che contengono naturalmente lo zinco. Questo potrebbe spiegare la presenza di zinco, che quindi non sarebbe stato aggiunto dopo come invece accade per l’ottone moderno.

La dott.ssa Brosseau l’ha catalogato come ottone. Ottone e bronzo sono entrambe delle leghe del rame, entrambe utilizzate dai Romani. Pulitzer però insiste che il materiale non dovrebbe venire catalogato come bronzo, perché lo zinco è presente naturalmente e non è stato aggiunto.

Il ricercatore spera che vengano eseguiti ulteriori test, specialmente da parte di scienziati esperti di oggetti antichi romani, dato che anche altri oggetti sull’isola potrebbero contribuire a ricostruire il quadro di una possibile presenza romana.

UNA PIETRA DALL’ANTICO ORIENTE?

Nel 1803, nell’Isola di Oak è stata rinvenuta una pietra ora nota come la ‘Pietra dei 90 piedi’. Era stata trovata 90 piedi sotto terra (27 metri e mezzo circa) nella cosiddetta ‘Cava dei Soldi’. I primi cacciatori di tesori dell’isola erano un gruppo di giovani che avevano visto una depressione nel terreno e una carrucola in una grande quercia lì vicino. Per curiosità, scavarono nel terreno e trovarono delle piattaforme di legno a intervalli regolari di profondità e anche la pietra, che portarono in superficie. La cavità si riempì poi di acqua marina prima che gli scavatori potessero raggiungerne il fondo. Si teorizza che contenesse un tesoro e che fosse protetta da una trappola: un tino in cui calarsi e che avrebbe fatto annegare chiunque avesse provato a raggiungere il tesoro andando giù.

La pietra portata su conteneva dei simboli di origine ignota. Il reverendo A.T. Kempton di Cambridge, nel Massachusetts, ha affermato di aver decifrato lo scritto nel 1949, dichiarando che il tesoro era sepolto a circa 12 metri circa sotto terra.

Sebbene siano sopravvissute delle raffigurazioni di quella pietra, l’originale andò perduta nel 1912. Ma, a sorpresa, Pulitzer ha annunciato a Epoch Times di averla ritrovata, e le sue analisi – dice – mostrano che abbia forti legami con l’antico Impero Romano.

La pietra gli è stata consegnata da una persona coinvolta nella ricerca del tesoro sull’isola, che Pulitzer non può nominare pubblicamente (ma in privato Epoch Times è stato informato della sua identità). La famiglia dell’uomo ha recentemente parlato con Pulitzer e gli sta permettendo di analizzare la pietra.

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Una riproduzione della scritta sulla pietra.

Pulitzer afferma che la scritta sulla pietra è stata male interpretata nel 1949: secondo il ricercatore, il reverendo Kempton avrebbe interpretato come errori alcuni simboli, e altri li avrebbe mal compresi.

La scritta è stata analizzata con un programma che l’ha comparata a un database di vari linguaggi: c’è stato un riscontro del 100 per cento con una scritta legata all’antico impero romano. La sua esperienza in tecnologia e statistica ha aiutato Pulitzer a condurre l’analisi, secondo cui la scritta sarebbe uguale a un linguaggio proto-cananeo, anche detto ‘proto-sinaitico’. Un antenato, cioè, di molte lingue del Vicino Oriente.
La scrittura sulla pietra dei 90 piedi sarebbe in una lingua di antichi marinai, derivante dal proto-cananeo, usata come lingua franca per la comunicazione tra i porti di vari popoli durante il periodo dell’Impero Romano, e mischia proto-cananita con proto-berbero (l’antenato linguistico delle lingue berbere del Nord Africa) e altri proto-linguaggi.

L’iscrizione sulla pietra è ancora soggetta ad analisi presso università del Medio Oriente, da parte dei massimi esperti mondiali sulle antiche lingue del Levante. Pulitzer afferma che il suo team ha decodificato la scritta, ma sta attendendo la relazione finale prima di rivelare il significato e dove sono state fatte le analisi.
L’iscrizione era stata persa nell’antichità e riscoperta solo nei primi anni del 20° secolo da Hilda e Flinders Petrie. Dato che la Pietra dei 90 piedi è stata scoperta nel 1803, non poteva trattarsi di una falsificazione, secondo Pulitzer.

Pulitzer suppone che sia fatta di un tipo di pietra particolare chiamata porfido imperiale, che non esiste in Nord America. Le ulteriori analisi sulla pietra includeranno la verifica della sua composizione minerale.

A detail from the 4th century A.D. sarcophagus of St. Helena, Roman Emperor Constantine's mother, carved in Imperial porphyry. (Wendy Van Norden)

Un dettaglio del sarcofago di Sant’Elena, la madre dell’Imperatore Costantino. Fatto in porfido imperiale. 4° secolo (Wendy Van Norden)

Il naturalista romano Plinio Il Vecchio (23-79 d.C.) ha documentato in Storia Naturale la scoperta di porfido imperiale da parte del legionario romano Caio Cominio Leuga nel 18 d.C. La cava di Mons Porpyritis in Egitto è l’unica fonte nota.

Questo tipo di pietra era molto ben considerata dai Romani per i monumenti. La precisa posizione della cava era stata dimenticata dal 4° secolo fino al 1823, quando venne riscoperta dall’egittologo John Gardner Wilkinson.

PROIETTILI DI BALESTRA

All’inizio di questo secolo, un cercatore di tesori ha scoperto uno spesso fusto d’albero. Quando l’ha tagliato, vi ha trovato tre colpi di balestra all’interno. Questo significa che erano stati sparati da una balestra contro l’albero, e che poi l’albero, sviluppandosi, ha inglobato le frecce al suo interno.

A depiction of the crossbow bolts found in a wooden beam on Oak Island. The bolt on the far right is a photograph of the actual artifact, not a drawing. (Courtesy of J. Hutton Pulitzer/InvestigatingHistory.org)

Un disegno dei colpi di balestra. La freccia all’estrema destra, però, è una fotografia del vero oggetto, e non un disegno (Gentile concessione di J. Hutton Pulitzer/InvestigatingHistory.org)

L’albero pare avesse circa mille anni, quando è stato abbattuto. I proiettili si trovavano in un punto a tre quarti dello spessore dell’albero, e questo suggerisce che l’albero sia stato colpito 300 anni prima di venire abbattuto, sebbene non sia noto quanto tempo fa sia stato abbattuto.

Una datazione più precisa dei colpi è stata realizzata in un laboratorio dell’esercito americano che si occupa di testare le armi. Nel programma La maledizione dell’isola di Oak, Rick e Marty Lagina, star del programma, hanno mostrato a Pulitzer i risultati dei test. Il laboratorio ha affermato che i dardi provengono dall’Iberia, più o meno nel periodo di tempo in cui subiva le incursioni dei romani.

Epoch Times non ha potuto verificare i risultati del laboratorio. Pulitzer afferma di aver chiesto una copia dei risultati, che gli era stata promessa, ma che non ha ricevuto. Il documento è in possesso di Oak Island Tours (di cui i fratelli Lagina possiedono la maggioranza azionaria) e dei suoi partner.

History Channel non ha risposto ai tentativi di Epoch Times di contattarli. Pulitzer ha visto i risultati e dice che sono stati ottenuti grazie a una persona nello United States Army Soldier Systems Center di Natick, nel Massachusetts.

Per capire quanto la questione sia controversa, Pulitzer ha condiviso con Epoch Times una risposta che dice sia stata ricevuta dai Lagina quando hanno contattato un esperto di un’importante università statunitense per parlare di quei proiettili di balestra (e che lui si era annotato): «Non usate il nostro nome, non ci coinvolgete in questa cosa, non nominate l’università. Non dite nemmeno a nessuno di avermi inviato questi [proiettili]. Sono pericolosi, pericolosi per la mia professione; non voglio esserne coinvolto in nessun modo». Sostenere che i romani avessero raggiunto il Nuovo Mondo è insomma considerato un suicidio professionale.

ANTICHI SEPOLCRI

Al largo dall’isola di Oak ci sono dei tumuli funerari sommersi. James P. Scherz, esperto di opere ecologiche e professore emerito di ingegneria civile presso l’Università di Wisconsin-Madison, ritiene che questi sepolcri non siano stati fatti dai Nativi Americani. «Ritengo che i tumuli sott’acqua siano di un antico stile marinaio, non nativo alla Nuova Scozia o appartenente alla tradizione Nord Americana». Scherz ha detto in una relazione completa, che ci sono prove che suggeriscono che i Romani avessero raggiunto la Nuova Scozia. La relazione ha tra i suoi autori anche Pulitzer e altri scienziati, e verrà pubblicata in primavera; Epoch Times l’ha visionata in anteprima. «Guardando ai livelli oceanici noti in quell’area, grazie a dei dati sull’aumento del livello della superficie oceanica canadese, è possibile datare i tumuli a un periodo che va dal 1.500 a.C. al 180 d.C.» ha spiegato Scherz.

One of the underwater mounds investigated by J. Hutton Pulitzer's team off the coast of Oak Island. (Courtesy of J. Hutton Pulitzer/InvestigatingHistory.com)

Uno dei tumuli sottomarini di cui si è occupata la squadra di Pulitzer al largo della costa dell’isola di Oak (Courtesy of J. Hutton Pulitzer/InvestigatingHistory.com)

La cultura nativa locale dei Mi’kmaq non aveva la tradizione di costruire sepolcri. Il modo in cui sono fatti è simile a quello in cui li formavano le culture antiche dell’Europa e del Vicino Oriente. Scherz ha anche fatto notare che i tumuli avevano un allineamento astrologico. La squadra di Pulitzer ha studiato i tumuli sott’acqua usando dei metodi di scansione dalla superficie, e anche immergendosi per osservarli e fotografarli.

UNA PIETRA CON UNA MAPPA DI NAVIGAZIONE?

Molti altri oggetti rinvenuti sull’isola potrebbero sostenere la teoria di una presenza romana, se studiati ulteriormente, sostiene Pulitzer. Per esempio, una pietra ha delle incisioni che sembrano di origine romana. Pulitzer sta lavorando con degli esperti di lingue antiche per confrontare i simboli con altre incisioni romane. Al momento si aspetta che siano delle indicazioni per l’orientamento durante la navigazione.

An enhanced photo of a rock found on Oak Island that J. Hutton Pulitzer believes may be inscribed with Roman symbols. (Courtesy of J. Hutton Pulitzer/InvestigatingHistory.com)

Una foto (modificata) di una roccia rinvenuta sull’Isola di Oak, che J. Hutton Pulitzer ritiene contenga incisioni di simboli romani (Gentile concessione di J. Hutton Pulitzer/InvestigatingHistory.com)

Dei petroglifi in Nuova Scozia, inoltre, mostrano delle figure che secondo la squadra di Pulitzer potrebbero essere degli antichi marinai e dei soldati romani.

A local aboriginal carving found on Oak Island, believed by J. Hutton Pulitzer to depict Roman legionaries. (Courtesy of J. Hutton Pulitzer/InvestigatingHistory.org)

Un petroglifo degli aborigeni locali, che secondo Pulitzer mostra legionari romani (Gentile concessione di J. Hutton Pulitzer/InvestigatingHistory.org)

Un tesoro di monete cartaginesi è stato rinvenuto alla fine degli anni 90 vicino l’isola, da una persona che usava il metal detector per hobby. La loro autenticità è stata confermata dal dott. George Burden della Royal Canadian Geographical Society. Il dott. Burden ha anche confermato l’autenticità di due monete cartaginesi di 2.500 anni fa, trovate da un’altra persona con lo stesso hobby vicino Dartmouth, in Nuova Scozia.

A Carthaginian coin found off the coast of Oak Island. (Courtesy of J. Hutton Pulitzer/InvestigatingHistory.org)

Moneta cartaginese, rinvenuta al largo dell’isola di Oak (Courtesy of J. Hutton Pulitzer/InvestigatingHistory.org)

I Romani potrebbero aver chiesto l’aiuto di marinai di altri popoli sottoposti al loro dominio per intraprendere il viaggio, dato che loro stessi non erano grandi costruttori di navi o grandi marinai. I Cartaginesi erano invece noti per la loro abilità nella costruzione delle navi e, essendo sotto il dominio romano, è possibile che abbiano partecipato al viaggio, ipotizza Pulitzer.

Se chiedete a qualcuno se ha la possibilità di imbarcarsi in un viaggio via nave verso l’Atlantico – afferma Pulitzer – la risposta può essere sì; ma non perché possa farlo di persona: piuttosto, può imbarcarsi su una nave diretta da altri; lo stesso valeva per i Romani.

Myron Paine, un medico e ingegnere in pensione che ha insegnato presso l’Oklahoma State University, afferma nella relazione di pensare che è possibile che degli antichi marinai potessero, in tempi pre-Colombiani, «viaggiare a salti» fino all’isola. Avrebbero intrapreso un percorso con delle fermate in Gran Bretagna, Islanda, Groenlandia, Isola di Baffin, Cape Breton e infine Isola di Oak.

A map showing the route ancient mariners could have taken starting at the Strait of Gibraltar, known by the ancient Romans as

Una mappa che mostra il percorso che gli antichi marinai potrebbero aver utilizzato per arrivare in Canada partendo dallo Stretto di Gibilterra, luogo delle ‘Colonne di Ercole’ (Kaan Tanman/iStock)

L’isola di Oak potrebbe essere stata scelta come approdo, secondo Pulitzer, per via della presenza di acqua fresca e per la sua posizione chiaramente visibile dal mare. Gli alti alberi di quercia, da cui il nome dell’isola, si vedono chiaramente all’orizzonte quando ci si avvicina alla costa.

SCOPERTE SIMILI IN BRASILE

L’Isola di Oak non è l’unico, né il primo posto nel Nuovo Mondo in cui sono stati rinvenuti artefatti romani. Questo articolo non può affrontare tutta la casistica, ma è possibile portare un caso a titolo esempio.

Nei primi anni 80, l’archeologo Robert Marx disse di aver trovato una grande collezione di anfore a Guanabara Bay, a 24 km da Rio de Janeiro. Le anfore erano dei vasi a due manici usati dai romani per trasportare diversi prodotti.

A file photo of ancient Roman amphoras. (Saiko/CC BY)

Anfore antiche romane (Saiko/CC BY)

Elizabeth Will, un’esperta di anfore romane che lavora presso l’Università del Massachusetts, ha confermato l’autenticità al New York Times: «Sembrano antiche, e considerandone il profilo, la struttura a parete sottile, e la forma dei bordi, suggerisco che appartengano al 3° secolo d.C.».
Il dott. Harold E. Edgerton del Massachusetts Institute of Technology, pioniere della fotografia sottomarina, ha anche lui sostenuto le affermazioni del prof. Marx.

Il governo brasiliano ha vietato a Marx di indagare ulteriormente sulle scoperte. Un ricco uomo d’affari, Americo Santarelli, ha affermato che le anfore fossero delle repliche fatte da lui, ma ne ha rivendicato solo quattro. Marx dice che ce ne sono in gran numero, in un solo punto: alcune sulla superficie del fondale, altre sepolte anche a più di un metro di profondità, suggerendo che si siano depositate parecchio tempo prima.

Marx sostiene anche che la Marina brasiliana non voglia che si indaghi ulteriormente sulla cosa. In articolo del New York Times, Marx ha riferito la confidenza di un funzionario governativo: «Ai brasiliani non importa del passato. E non vogliono spodestare Cabral [Pedro Alvares, navigatore portoghese del 16esimo secolo] come scopritore».

Pulitzer spera che lo stesso non accada in Nuova Scozia.

Il ministro della cultura della Nuova Scozia, Tony Ince, si è interessato alla spada e ha suggerito che venga mandata a esperti di oggetti romani per una verifica. Il reperto non è coperto dallo Special Places Protection Act, essendo questa legge entrata in vigore dopo la scoperta dello stesso. Ma ulteriori oggetti scoperti dopo l’introduzione di questo provvedimento legislativo, conferirebbero all’autorità locale la facoltà di intervenire.

Pulitzer spera che gli oggetti rinvenuti sull’isola e nelle vicinanze attirino l’interesse degli studiosi di tutto il mondo, e che l’area venga dichiarata un sito archeologico e quindi protetta, perché si possa indagare ulteriormente.

Per saperne di più:

Articolo in inglese: Exclusive: New Evidence Ancient Romans May Have Made It to Oak Island, Canada

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