Elezioni Usa, la Clinton sul banco degli imputati

(Spencer Platt/Getty Images)

Donna Brazile, ex presidente ad interim del Comitato nazionale democratico (Dnc), nonché collaboratrice della Cnn, sostiene che Hillary Clinton avrebbe segretamente assunto il controllo del Dnc, stretto un accordo per truccare le primarie contro Bernie Sanders e, con molta probabilità, anche violato le leggi finanziarie in materia di campagna elettorale.
Il periodico Politico ha di recente pubblicato un estratto del libro in uscita della Brazile, ‘Hacks: The Inside Story of the Break-ins and Breakdowns that Put Donald Trump in the White House‘, che ha diffusamente trattato le accuse alla Clinton.

Donna Brazile sostiene che l’ex presidente Barack Obama avrebbe portato alla bancarotta il Dnc, lasciandolo con 24 milioni di dollari di debiti, e  che la Clinton ha assunto il controllo del Dnc nell’agosto del 2015, accettando di saldare quasi l’80 per cento del debito del partito attraverso il proprio fondo Hillary Victory Fund.

Il piano di salvataggio della Clinton per il Comitato nazionale democratico, implicava però degli obblighi: secondo la Brazile «in cambio della raccolta fondi per il Dnc e degli investimenti, Hillary avrebbe controllato le finanze del partito, l’aspetto strategico e tutto il denaro raccolto», così come avrebbe avuto un ruolo decisionale di primaria importanza sulla scelta del personale. E persino prima che la Clinton si candidasse per il Dnc, continua la Brazile, il comitato era «completamente sotto il controllo della campagna di Hillary», e la Clinton lo usava come «camera di compensazione per la raccolta fondi».

La Brazile spiega inoltre come la Clinton avrebbe violato le leggi finanziarie della campagna elettorale, nascondendone le prove attraverso un possibile riciclaggio di denaro. Secondo la Commissione Elettorale Federale (Fec), infatti, i candidati possono contribuire direttamente per una campagna presidenziale con un massimo di 2.700 dollari, salvo alcune eccezioni.
Hillary Clinton avrebbe aggirato l’ostacolo, dal momento che «chi aveva raggiunto il limite contributivo alla campagna di 2.700 dollari, poteva firmare un assegno addizionale di 353.400 dollari in favore del Hillary Victor Fund (questa cifra includeva 10 mila dollari per ognuno dei 32 partiti statali che facevano parte dell’accordo Victory Fund, per un totale di 320 mila dollari), più 33.400 dollari al Dnc».

E ancora: «La campagna di Hillary stava raccogliendo soldi dai partiti statali per suoi scopi personali, lasciando agli Stati davvero poche risorse per sostenere la corsa al ballottaggio»; un comportamento, che Politico descrive in un articolo di maggio come «riciclaggio di denaro».

L’autrice del libro in uscita aggiunge anche che il Victory fund «doveva servire per chiunque fosse il candidato, e per le corse dei partiti statali», e mette in risalto una conversazione con Gary Gensler, il direttore finanziario della campagna Clinton, nella quale gli aveva chiesto: «Mi sta dicendo che Hillary ne aveva il controllo da prima che ottenesse la nomina?».
Gensler ha spiegato che l’accordo era stato portato a termine tra il manager della campagna Clinton, Robby Mook, e l’ex presidentessa Dnc, Debbie Wasserman Schultz.

Parte di questo accordo, ha continuato la Brazile, era proprio un accordo sul victory fund tra il Dnc e l’Hillary Victory Fund, che era stato firmato nell’agosto 2015, quattro mesi dopo l’annunciazione da parte della Clinton della sua candidatura.
Questo accordo, continua a spiegare la Brazile, costituiva una manipolazione da parte del Dnc della campagna contro Bernie Sanders. I sostenitori di Sanders hanno donato circa 228 milioni per la sua campagna, ma il Dnc aveva stretto un accordo con la Clinton prima ancora che le primarie fossero iniziate.

In una serie di tweet, il presidente Usa Donald Trump commenta: «Questa è collusione vera e propria e disonestà. Una grave violazione delle leggi sul finanziamento elettorale e riciclaggio di denaro. Dov’è il nostro ministero della Giustizia?». E ancora: «A un certo punto il dipartimento di Giustizia e l’Fbi, dovranno fare quello che è giusto e opportuno. Per rispetto verso gli americani!». Trump ha anche fatto riferimento ad altri fatti della crescente lista degli scandali commessi dai Clinton e il Dnc, fra cui quello legato all’accordo dell’Uranium One con la Russia, i legami dei fratelli Podesta con la Russia e la vicenda della distruzione delle email da parte di Hillary Clinton dal suo server privato.

A parte quest’ultimo scandalo, la Clinton e il Dnc sono anche accusati di violazione delle norme sui finanziamenti elettorali. Il Washington Post il 24 ottobre pubblicava che il Dnc e Hillary for America avrebbero finanziato lo screditato dossier di Fusion Gps tra Trump e la Russia. Il Centro legale della campagna, un’organizzazione apartitica non a scopo di lucro a tutela della normativa elettorale, rende noto un recente reclamo della Commissione Elettorale Federale contro il Dnc e la campagna Clinton: «non sono stati in grado di rivelare lo scopo e il destinatario dei pagamenti per il dossier che sostiene vi siano collegamenti tra l’allora candidato Donald Trump e la Russia. Pagamenti che sarebbero stati effettuati di nascosto, in violazione da quanto previsto dalle leggi federali», ha scritto il Centro in una dichiarazione.

La Clinton inizialmente ha negato di essere a conoscenza del fatto che il suo team avesse pagato quasi nove milioni di dollari per finanziare il dossier, ma le ultime informazioni fornite dalla Brazile mettono in discussione anche questa sua affermazione.

La Brazile rincara sostenendo che il controllo del Dnc da parte della Clinton era talmente serrato che persino un comunicato stampa, prima di essere rilasciato, doveva essere rivisto dall’ufficio Clinton, e aggiunge che la Clinton aveva il potere sulle scelte strategiche del Dnc, le donazioni e le finanze.

Alle forti accuse della Brazile, alcuni uffici direzionali hanno risposto con il silenzio. Nonostante l’articolo sia stato pubblicato alle 5 di mattina del 2 novembre, i maggiori media americani come Abc, Cbs, e Nbc, hanno deciso di non coprire la notizia quel giorno.

Quando la Cnbc ha chiesto all’attuale presidente Dnc, Tom Perez, informazioni in merito alle accuse mosse alla Clinton (di aver truccato il concorso democratico presidenziale 2016) Perez ha scelto di non commentare, dicendo: «Guardiamo avanti».
Nancy Pelosi, leader della minoranza della Camera dei rappresentanti Usa, ha dichiarato in una conferenza stampa: «Mi concentro sulle prossime elezioni. Non ho tempo di pensare alle voci sulle vicende interne al Dnc».

 

Articolo in inglese: Clinton Campaign May Have Violated Campaign Finance Laws and Rigged Election against Bernie Sanders

Traduzione di Alessandro Starnoni

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