Due antiche creature bizzare: lo Yale e i Blemmi

Un’incisione di Heinrich Petri del 1544, mostra (da S a D) un monopiede, una femmina di ciclope, due gemelli siamesi, un Blemmye e un cinocefalo. (Wikimedia Commons)

L’universo è pieno di misteri che sfidano le nostre conoscenze. Nella sezione ‘Ai confini della realtà: Viaggio nei misteri della Scienza’ Epoch Times raccoglie storie che riguardano questi strani fenomeni per stimolare l’immaginazione e aprire possibilità ignote. Se siano vere o no, sei tu a deciderlo.

Negli antichi resoconti storici è difficile distinguere il mito dalla realtà. A volte il lettore rimane perplesso per lo stile descrittivo utilizzato dagli antichi; altre volte realtà e finzione sono mescolate oppure notiamo una distorsione dei fatti.

Alcune delle creature che emergono da questi resoconti uguagliano le più strane fantasie dei surrealisti moderni. Tuttavia sono descritte molto realisticamente in concomitanza alle rappresentazioni di eventi reali, persone, luoghi e animali.

Diamo un’occhiata a due creature, una leggermente strana e l’altra davvero molto insolita.

LO YALE

La caratteristica più distintiva dello Yale è rappresentata dalle sua corna ruotanti. Possiamo riscontrare questa creatura per la prima volta nella Storia Naturale (Libro VIII)di Plinio il Vecchio (23-79 d.C.), che ha descritto lo Yale con «grandezza di un ippopotamo e la coda di un elefante. È di colore nero o marrone scuro e ha le fauci di un cinghiale. Ha delle corna mobili, lunghe più di un cubito [misura di lunghezza dell’antichità pari a 58 centimetri circa, ndt], che nei combattimenti a seconda della situazione, tiene ferme oppure ruota in avanti per attaccare».

Questa creatura non è così differente da altre che conosciamo oggigiorno. Se provassimo a descrivere un’antilope, uno gnu o una creatura simile da un resoconto non originale, la spiegazione sarebbe così elementare come quella data da Plinio?

A heraldic yale. (Heraldic Clip Art/Wikimedia Commons)

Uno Yale araldico (Wikimedia Commons)

Hugh Stanford London, autore di diversi libri in materia di araldica, iniziò a interessarsi allo Yale per la sua comparsa sullo stemma araldico della famiglia reale britannica. Secoli dopo la menzione di Plinio, lo Yale comparse nuovamente nel XIV secolo nei bestiari medievali e nell’araldica del figlio minore del re Enrico IV Giovanni, Duca di Bedford e Conte di Kendal.

London scrive che «lo Yale è stato inserito anche tra le Bestie del Re che sono state restaurate nel 1925 sul tetto della Cappella di San Giorgio nel Castello di Windsor ed… era una delle dieci Bestie della Regina che si trovavano al di fuori dell’Abbazia di Westminster al momento della sua incoronazione e che ora è collocata nella Sala Grande di Hampton Court».

Lo studioso di storia indiana A.H. Longhurst ha detto a London che la figura dello Yale potrebbe essere basata sulla storia di una creatura mitica conosciuta per migliaia di anni nel Sud dell’India, lo Yali. Lo Yali talvolta è descritto come la combinazione di un elefante, un cavallo e un leone.

Tuttavia London ha osservato che la forma dello Yale è molto differente: «Una caratteristica costante è la sua capacità di orientare le corna, ruotandone una indietro nel caso venga danneggiata e l’altra in avanti per continuare a combattere».

L’Università di Yale non prende il nome da questa creatura, la sua denominazione deriva dal suo fondatore Elihu Yale. Tuttavia, in alcuni luoghi del campus come per esempio la bandiera del rettore dell’università possiamo effettivamente riscontrare la raffigurazione della creatura mitica. Anche il cerimoniere che presenzia alla convocazione dei laureati tiene un bastone con inciso sulla cima la testa di uno Yale.

I BLEMMI

La diciannovesima edizione del Brewer’s Dictionary of Phrase and Fable (Dizionario delle espressioni e delle leggende di Brewer), definisce i Blemmi come «un’antica tribù nomade etiope che gli scrittori romani definivano abitante della Nubia e dell’Alto Egitto. La leggenda diceva che non avessero la testa e che i loro occhi e la loro bocca fossero collocati nel petto».

An illustration of a Blemmye in the Nuremberg Chronicles, 1500.

Illustrazione di un Blemma nelle Cronache di Norimberga, nel 1500.

Il dizionario cita i Blemmi nella definizione del termine Caora: «Un fiume descritto dai viaggiatori elisabettiani sulle cui rive abitava un popolo dove la testa cresceva al di sotto delle spalle. Avevano gli occhi nelle spalle e le bocche al centro del petto».

Sembra che nel tardo Periodo Romano, i Blemmi fossero indubbiamente una tribù e che venisse considerata una minaccia per il confine meridionale e la sicurezza interna dell’Egitto. Ingaggiarono conflitti con i Romani dal III fino al IV secolo d.C..

Si dice spesso che le creature umanoidi della tradizione orale siano delle raffigurazioni distorte fatte per descrivere stranieri, persone strane o ritenute minacciose.

Asa Mittman ha descritto i Blemmi allegoricamente in Maps and monsters in medieval England [Mappe e mostri dell’Inghilterra medievale, ndt]: «Le loro teste, la sede dello loro spirito, sono sprofondate nei loro corpi carnosi. Il Blemma è un uomo divenuto un corpo puramente fisico, un’entità materiale, i cui occhi nel petto – per ispirarsi a Leonardo Da Vinci – erano specchio solo del loro corpo». Secondo il parere dei cronisti, queste mostruose raffigurazioni potrebbero semplicemente stare a indicare che queste persone fossero depravate o inumane.

Articolo in inglese: Why Did the Ancients Describe Such Bizarre Creatures?



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