Il medico che vuole fondere scienza e spiritualità

Rick Sheff (Gentile concessione del dottor Rick Sheff)

Rick Sheff è cresciuto in una famiglia ebrea, ma sostanzialmente atea. Durante la Pasqua ebraica, alla sua famiglia capitava di sedersi e discutere delle possibili spiegazioni scientifiche dell’attraversamento del Mar Rosso durante l’Esodo.

«Sono sicuro che Mosè conoscesse le maree», scherzava una volta suo padre. Per loro era un’occasione di ricordare una vittoria politica guidata dalla figura storica di Mosè e non da quella di Dio. La scienza – questo aveva appreso Sheff in età precoce – ha dato tutte le risposte su come funziona il mondo.

In qualità di medico, a Sheff era capitato di parlare con dei pazienti di esperienze che potrebbero sfidare le conoscenze mediche attuali, ma era stato in grado di respingerle una ad una considerandole degli avvenimenti rari, delle anomalie. Ma questi ‘dati’, come li chiama lui, hanno cominciato a sommarsi.

Due eccezionali ‘dati’, riguardanti esperienze di telepatia, hanno poi creato delle crepe nella sua armatura di certezze, disturbando quella che chiama la sua ‘rete di credenze’, basata sulla scienza moderna. La ricostruzione di quella rete ha richiesto un’unione tra la spiritualità e un nuovo paradigma scientifico.

LA ‘RETE DI CREDENZE’

Sheff è un medico di famiglia e il direttore medico della società di consulenza sanitaria The Greeley Company. Ha studiato filosofia all’Università di Oxford prima di frequentare la facoltà di Medicina dell’Università della Pennsylvania.
Essendo stato uno studente di filosofia, conosce bene il famoso filosofo americano Willard Van Orman Quine (1908-2000), che ha coniato il termine ‘rete di credenze’: «Ognuno di noi ha una personale rete di credenze – ha riassunto Sheff – Pensatela come un intreccio di idee sul mondo, che si rafforzano tra loro».

«Quando incontriamo dei dati, un’esperienza o un risultato scientifico che non si adatta alla nostra rete di credenze, abbiamo tre scelte». La prima opzione è negare che siano ‘dati’. Si può descriverli come ‘solo una coincidenza’, o in uno studio scientifico si può supporre che ci sia stato un errore di misurazione. Gli scienziati possono dire ad esempio: «Fino a quando lo studio non viene riprodotto in maniera indipendente da altri individui, non accetterò che questi dati siano validi. Non sono dati».

La seconda opzione è accettarli come dati anomali: rimangono nella periferia della rete delle credenze e non ne influenzano il nucleo. Si potrebbe dire, «è strano» o «è davvero insolito», e non pensarne molto di più. La terza opzione è quella di consentire a questi dati di entrare sempre più in profondità nella rete delle credenze, causandone dei cambiamenti al nucleo. E questo è ciò che è successo a Sheff.
I nuovi dati hanno sconvolto la sua rete delle credenze. Lo sconvolgimento è stato molto doloroso all’inizio, ma «il risultato – spiega Sheff – è stato più gioioso di quanto non avessi mai ritenuto possibile». Questa è l’origine del titolo del suo libro, Joyfully Shattered [Felicemente Sconvolto, ndt], in cui racconta la sua storia e discute di ciò che vede per il futuro della scienza, una scienza che si sia riconciliata con la spiritualità.

LE ESPERIENZE ‘TELEPATICHE’

Sheff aveva un paziente malato terminale, un bambino di sei mesi di nome Ryan. La malattia era arrivata all’improvviso e il padre del bambino, comprensibilmente, aveva difficoltà ad accettare che suo figlio stesse per morire. Ryan reggeva più a lungo del previsto, ma non stava per niente bene. Così a Sheff venne un’intuizione senza precedenti: sentiva che Ryan non riusciva ad andarsene perché sapeva che suo padre non sarebbe stato in grado di accettarne la morte. Sheff non aveva mai concepito un pensiero simile o detto qualcosa di simile a quello che disse a Tom, il padre: gli suggerì di andare da Ryan e dirgli che poteva andarsene. Il bambino morì due ore dopo. 

«Lo scienziato in me voleva dire che questa era solo una coincidenza – ha scritto Sheff nel suo libro – Etichettarla come una coincidenza avrebbe conservato la mia fede nella scienza alla quale ero stato addestrato».

In un altro caso, la moglie di Sheff, Marsha, era incinta, così come la sua migliore amica Susan. Un giorno, alle 4:30 del mattino, Marsha si è svegliata da un sonno profondo e ha detto: «Susan è in travaglio, lo so». Sentiva un formicolio, un’energia che percorreva tutto il suo corpo. Ne era certa, ma non ha contattato Susan ed è tornata a dormire. Più tardi ha scoperto che Susan aveva cominciato a sentire le contrazioni alle 4:30 del mattino: «All’improvviso – ha raccontato Sheff – sapevo che le persone potevano comunicare a distanza». Ha raccontato l’esperienza a un medico, che gli ha risposto: «Non sono dati, è solo una coincidenza».

Sheff ha descritto la sua reazione nel suo libro: «Come può essere una coincidenza? Le probabilità statistiche che Marsha si svegliasse proprio nello stesso momento in cui Susan sentiva la prima contrazione e che Marsha si fosse sentita inondare di energia e l’avesse attribuito al travaglio di Susan, sono così spaventosamente piccole che qualcosa deve aver causato tutto questo. Chiamarla semplice coincidenza è uno scandaloso atto di fede. Non è buona scienza».

Ad Epoch Times ha confessato che se qualcuno fosse venuto da lui con una simile storia quando era ancora immerso nel materialismo assoluto, avrebbe dato la stessa risposta. Sheff non ce l’ha con le persone come questo suo amico medico; capisce la loro prospettiva, ma cita S. Ignazio di Loyola: «Per chi crede, non è necessaria alcuna prova. Per il non credente, non è sufficiente alcuna prova». E si chiede: «Deve essere sempre così?»

IL NUOVO PARADIGMA

«Guarda, Rick – ha detto un amico medico a Sheff quando quest’ultimo discuteva su un cambiamento di paradigma nella scienza – Non dubito che tu abbia avuto le esperienze soggettive che hai condiviso con noi nel corso degli anni. Ma sono solo questo, soggettive. Non è scienza. La scienza richiede dati, dati pubblici che altri possano testare, riprodurre e confutare. Qualunque cosa tu stia facendo, non confonderla con la scienza».

Aveva ragione. Sheff aveva bisogno di più: «Un buon scienziato segue i dati ovunque conducano, piuttosto che troncare quel perseguimento basato su nozioni o teorie preconcette. Avevo avuto il coraggio di perseguire questi dati che mi avevano portato a unirmi al crescente gruppo di ricercatori del nuovo paradigma scientifico. Ma aveva ragione. I miei dati non erano stati analizzati con un test scientifico ben fatto».

Esattamente una settimana dopo, Sheff ha incontrato il medico William Tiller, e nel suo lavoro ha trovato quello che pensa potrebbe essere la base del nuovo paradigma.

Tiller ha avuto una carriera di successo nel mondo della scienza convenzionale. È professore emerito presso la Stanford University ed ex presidente del dipartimento scientifico e ingegneristico di Stanford, con numerosi articoli pubblicati in riviste scientifiche.
Nonostante questo, Tiller, come Sheff, sente che la scienza necessiti di un cambio di paradigma simile a quello avvenuto ai tempi di Copernico. Il dottor Tiller ha riferito a Epoch Times in un’intervista nel 2014: «Ci sono migliaia di persone negli ultimi 150 anni che hanno fatto cose così straordinarie, ma che vengono messe nella categoria di parapsicologia… la scienza ortodossa ha voluto spazzarle sotto il tappeto, perché i risultati non sono coerenti con i propri. Tutto quello che non si adatta ai suoi tipi di risultati e alla sua metodologia per ottenerli, pensano siano cavolate».

Una grande comprensione di Tiller che ha affascinato Sheff è che gli scienziati possono influenzare i risultati dei loro esperimenti con le proprie intenzioni. Gli esperimenti di Tiller hanno suggerito che l’intenzione umana possa modificare i livelli di pH dell’acqua, l’attività di un enzima in una provetta e i processi biologici in un organismo vivente. Ha fatto una serie di esperimenti mostrando gli impatti fisici che può avere l’intenzione umana.

«Dai giorni di Cartesio, Bacone e Newton – ha scritto Sheff nel suo libro a proposito dell’intuizione di Tiller – le ricerche nelle scienze fisiche si basano sul presupposto non dichiarato che nessuna qualità umana di coscienza, intenzione, emozione, mente o spirito possa influenzare in modo significativo un esperimento ben progettato nella realtà fisica». Questo è «un presupposto fondamentale – ha scritto – di una diffusa rete di credenze. Ma non è un fatto provato».

LEZIONI PER IL FUTURO DELLA STORIA DELLA SCIENZA

Alla fine del diciannovesimo secolo molti scienziati pensavano che tutte le maggiori scoperte fossero già state fatte: avevano una comprensione dell’elettromagnetismo e della termodinamica, la tavola periodica era stata formulata e Isaac Newton aveva stabilito un paradigma per la fisica.

Ma in quel momento c’erano dei ‘dati’ che non si adattavano. Ad esempio, le aberrazioni nell’orbita di Mercurio non potevano essere spiegate con la fisica newtoniana. Albert Einstein ha ipotizzato che la velocità della luce non fosse costante in generale, ma che lo fosse in relazione a qualsiasi sistema di riferimento dato, e questo ha costituito un cambiamento rispetto alla comprensione newtoniana.

Le teorie della relatività di Einstein hanno avviato un altro cambiamento del paradigma e hanno mostrato che lo spazio e il tempo non sono come si era pensato. La meccanica quantistica ha poi determinato un altro cambiamento e il paradigma di oggi comprende la meccanica quantistica e la Relatività Generale.

«Ma qualcuno pensa davvero che sia il punto finale, il paradigma finale, la verità?» 

Articolo in inglese: Atheist Doctor Witnesses Telepathy, Now Aims to Merge Science and Spirituality

Traduzione di Francesca Testa



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