Dieta low-fat o low-carb? Il risultato è lo stesso

(Justin Sullivan/Getty Images)

Sembra che per dimagrire sia più importante scegliere cibi salutari che soddisfano i propri gusti piuttosto che limitare le calorie, i carboidrati o i grassi.

Nella storia degli studi sull’alimentazione è stato versato un mare di inchiostro per stampare ricerche che annunciavano di aver risolto il grande dilemma della perdita di peso: bisogna tagliare i carboidrati o i grassi? In realtà un nuovo studio sostiene che la soluzione non sia nessuna delle due, o, a seconda del punto di vista, entrambe. Infatti il recente studio, condotto dal Dipartimento di Medicina dell’Università di Stanford, ha constatato che la percentuale delle persone che riescono a perdere peso seguendo una dieta a basso contenuto di carboidrati, è la stessa di quella delle persone che adottano una dieta a basso contenuto di grassi.

In altre parole una dieta non è necessariamente migliore dell’altra.

Christopher Gardner, professore di medicina a Stanford nonché principale autore dello studio in questione, ha affermato «Tutti avranno sentito la storia di un amico che seguendo una specifica dieta ha ottenuto risultati straordinari, tuttavia quando un altra persona ha provato ad adottare la stessa dieta le cose non sono andate come previsto».

I RISULTATI DELLO STUDIO

Lo studio, che è stato pubblicato dal Journal of the American Medical Association, ha tenuto sotto osservazione 600 persone per 12 mesi.

I partecipanti avevano un età compresa tra i 18 e i 50 anni, la meta erano uomini e l’altra metà donne. Tutti erano sovrappeso o obesi ma comunque in buona salute.

All’inizio dello studio i partecipanti sono stati assegnati a uno dei due gruppi: low-fat (pochi grassi) o low-carb (pochi carboidrati).

Entrambi i gruppi hanno partecipato regolarmente a corsi sulla nutrizione per tutta la durata della ricerca. Durante le lezioni i nutrizionisti consigliavano ai partecipanti di mangiare cibi salutari e limitare carboidrati o grassi in una misura sostenibile nel lungo periodo.

Durante i primi due mesi è stato detto ai partecipanti di mangiare solo 20 grammi di carboidrati o 20 grammi di grassi al giorno in base al gruppo al quale erano stati assegnati.
Dopo questo periodo sono stati concessi dei piccoli ritocchi, dai 15 ai 20 grammi, ed è stato chiesto ai partecipanti di trovare un equilibrio che credevano di poter mantenere anche dopo la fine dello studio.

Alla fine dei 12 mesi i partecipanti del gruppo che aveva seguito la dieta a basso contenuto di grassi, assumevano mediamente 57 grammi di grassi al giorno, mentre le persone del gruppo low-carb mangiavano una media di 132 grammi di carboidrati al giorno. Questo rispetto agli 87 grammi di grassi e ai 245 grammi di carboidrati che mangiavano (in media) prima dello studio.

I ricercatori non avevano fatto alcuna richiesta specifica circa l’assunzione delle calorie, ma dai resoconti compilati dai partecipanti è emerso che mediamente le persone avevano tagliato il proprio apporto calorico giornaliero di circa 500 calorie.

Piuttosto i nutrizionisti hanno incoraggiato i partecipanti a fare scelte salutari, come recarsi al mercato ortofrutticolo regolarmente, mantenersi attivi fisicamente, e cucinare più spesso a casa.

Dopo un anno i risultati individuali sono stati molto variegati: uno dei partecipanti aveva perso 27 kg mentre un altro era ingrassato di circa 8 kg. Nel complesso i partecipanti sono dimagriti mediamente di quasi 6 kg, indipendentemente dalla dieta che avevano adottato.

SCEGLIERE LA DIETA PIÙ ADATTA PER SE STESSI

I ricercatori prima di iniziare lo studio hanno inoltre sottoposto i partecipanti a due esami: l’analisi del genoma e un test dell’insulina. Infatti in passato si riteneva che le caratteristiche genetiche e metaboliche potessero determinare la reazione di una persona alle diete dimagranti che riducono drasticamente alcuni nutrienti, come i grassi o i carboidrati.

Circa il 30 per cento dei partecipanti presentava caratteristiche genetiche che secondo i ricercatori indicavano una maggiore affinità con la dieta low-fat. Mentre il 40 percento avrebbe dovuto reagire meglio alla dieta a basso contenuto di carboidrati.

Tuttavia nella pratica la presunta affinità tra il profilo genetico e la dieta non è corrisposta a una particolare diminuzione del peso. A conti fatti non ha aiutato in alcun modo a prevedere il successo o il fallimento della dieta dei partecipanti.

Comunque Gardner ha intenzione di analizzare gli abbondanti dati raccolti dal suo team per continuare a cercare possibili indicatori che renderebbero prevedibile la reazione di un individuo a una specifica dieta.

«Mi auguro che riusciremo a trovare qualche indicatore… Sento che è nostro dovere chiedere agli americani di essere più intelligenti invece di raccomandare loro semplicemente di ‘mangiare meno’. Comunque penso ci sia ancora la possibilità di scoprire nuovi modi per personalizzare la dieta – ora dobbiamo solo cercare di rimettere insieme i tasselli che abbiamo raccolto».

UNA CALORIA NON È SEMPLICEMENTE UNA CALORIA

Dallo studio è emerso che la qualità del cibo è un fattore di importanza cruciale.

Altrimenti pur adottando una dieta a basso contenuto di grassi si potrebbe tranquillamente consumare una moltitudine di alimenti poco salubri, come biscotti, latticini e carni trattate. Mentre in una dieta low-carb si potrebbero mangiare bistecche, hot dog e latticini ricchi di grassi a volontà, in quanto non contengono quasi nessun carboidrato.
Per questo i ricercatori hanno raccomandato ai partecipanti di fare scelte salutari a prescindere da quale delle due diete stessero seguendo. Inoltre li hanno incoraggiati a eliminare gli alimenti eccessivamente trattati, come le farine bianche, gli snack dolci o i dolcificanti ipocalorici.

Gardner ha dichiarato: «Ci siamo assicurati di consigliare a tutti, a prescindere dalla loro dieta, di recarsi al mercato ortofrutticolo e non comprare cibo spazzatura. Abbiamo anche raccomandato loro di organizzare la propria dieta in modo da non sentirsi affamati o privati di qualcosa. Altrimenti diventa difficile mantenere la dieta nel lungo periodo. Volevamo che adottassero una dieta che potenzialmente avrebbero potuto seguire per sempre, piuttosto che una da abbandonare al termine dello studio».

Secondo Kristin Kirkpatrick, un dietologo certificato, nonché direttore del centro benessere Cleveland Clinic Wellness Institute, la buona notizia che emerge dallo studio è che focalizzarsi su cibi integrali e salutari sembra essere più benefico rispetto alle diete restrittive.

Kirkpatrick ha dichiarato a Healthline: «Credo che questo studio diventerà una pietra miliare, poiché afferma che una dieta basata su cibi integrali potrebbe essere più efficace rispetto alle diete attuali».

«Alcuni studi hanno mostrato che contare le calorie funziona, ma non è molto ‘sostenibile’, e conduce l’individuo a preoccuparsi più della quantità che della qualità. […] Questo è una delle parti più interessanti dello studio, poiché una dieta a base di cibi integrali prevede alti standard di qualità, può avere un apporto calorico maggiore, ma può essere comunque efficace».

COME SCEGLIERE UN BUON METODO PER PERDERE PESO

Sebbene questo studio smonti l’idea che una dieta dimagrante sia migliore dell’altra, o che ci siano fattori genetici che ne influenzano la riuscita, mostra che entrambe le diete possono essere efficaci se si adottano le scelte salutari che i partecipanti sono stati incoraggiati a prendere.

Mostra anche che migliorare la propria relazione con il cibo e scegliere alimenti salutari e integrali potrebbe essere un percorso più intelligente rispetto a imporsi limitazioni o privarsi di specifici alimenti.

Infatti Gardner ha affermato che uno dei benefici ravvisati da molti partecipanti, dopo un anno di alimentazione guidata e di corsi sulla nutrizione, è stato il miglioramento del proprio rapporto con il cibo «adesso prestano più attenzione a quello che mangiano»

Susan Weiner, una dietologa, nutrizionista nonché educatrice certificata per malati di diabete, ha dichiarato a Healthline: «Per la maggior parte delle persone anche una dieta che prediliga alcuni alimenti piuttosto che altri non è ‘sostenibile’. Se parliamo di sostenibilità nel lungo periodo le restrizioni non funzionano. Quando ci si limita eccessivamente come nelle diete fortemente low-carb o fortemente low-fat, si tende a rendere il proprio corpo insensibile agli stimoli. Smettiamo di ascoltare noi stessi per seguire una ricetta. Quando si seguono le ricette per troppo tempo si diventa insensibili alle sensazioni di fame o di sazietà. Non si sentono più il sapori di quello che si mangia».

Per ora non ha senso cercare di trovare la dieta migliore per se stessi basandosi sul gruppo sanguigno, sulla flora intestinale, o su qualsiasi altro indicatore individuale che viene pubblicizzato come possibile fattore chiave per predeterminare l’efficacia di una dieta dimagrante.

Attualmente i ricercatori non hanno la risposta.

Piuttosto Kirkpatrick e Weiner consigliano di creare una relazione sana e sostenibile con il cibo e fare scelte che aiutano a sentirsi in forma e complessivamente meglio.

Weiner ha affermato: «Una cosa che so per certo è che le diete restrittive non funzionano per nessuno sul lungo periodo. Quello che funziona è essere attenti, avere un buon rapporto con il cibo, capire veramente perché mangiamo e goderci quello che mangiamo».

 

Articolo in inglese: Low-Carb and Low-Fat Diets

Traduzione di Marco D’Ippolito

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