Di che si lamenta Draghi? Spiegazione per i profani

Mario Draghi, presidente della Banca centrale europea (Bce) partecipa al Congresso Bancario Europeo a Francoforte, in Germania, il 20 novembre 2015. (DANIEL ROLAND/AFP/Getty Images)

NEW YORK— Dirigere una banca centrale è un impegno gravoso. Anche quando le cose non vanno poi così male, la gente ti incolpa per ogni minimo difetto dell’economia. Nel caso di Mario Draghi, presidente della Banca centrale europea (Bce), lui stesso si sta lamentando di qualcosa che, apparentemente, dovrebbe renderlo piuttosto felice.

Il problema, agli occhi di Draghi, è il vecchio nemico della banca centrale: l’inflazione. «Le banche centrali sono incapaci di controllare realmente il trend dell’inflazione», ha detto a un incontro dell’Economic Club of New York il 4 dicembre.

Più nello specifico, Draghi pensa che la Bce non stia raggiungendo il suo obiettivo di stabilità dei prezzi. Chi non se ne intende penserà che senza stabilità dei prezzi dovrebbe esserci parecchia inflazione. Ma, a quanto pare, non c’è per niente inflazione nell’eurozona: i prezzi sono aumentati solo dello 0,1 per cento a ottobre, rispetto allo scorso anno. Sembrerebbero quindi piuttosto stabili, per i non addetti ai lavori.

(Banca centrale europea)

Allora perché Mario Draghi se ne lamenta? La definizione di stabilità del prezzo della Bce prevede un’inflazione di meno del 2 per cento nell’indice dei prezzi al consumo armonizzato. Si potrebbe sostenere che questo obiettivo sia strano, dato che la ‘stabilità’ in teoria dovrebbe significare che non c’è alcun cambiamento nei prezzi: una condizione comoda, per prendere delle decisioni aziendali.

Nell’incontro, Draghi ha reso chiaro che per lui stabilità del prezzo significa avere il 2 per cento di inflazione o anche un poco più, e la banca centrale dovrebbe cercare di ottenere questo obiettivo. Ma quello che Draghi teme di più, è l’opposto dell’inflazione, come lui stesso ha chiarito: «il rischio di deflazione è ancora fortemente presente».

Quindi Draghi e la Bce pensano che la banca dovrebbe cercare di evitare la deflazione e ottenere almeno un 2 per cento di inflazione, piuttosto che ottenere una stabilità dei prezzi intesa alla lettera. Per i consumatori e le aziende, la stabilità dei prezzi è fantastica. Rende le pianificazioni più facili, e la certezza del risultato migliora sempre la produttività.

Per Draghi e gli altri banchieri centrali, tuttavia, la stabilità dei prezzi in deflazione non è positiva, perché aumenta il valore del debito in termini reali. Dato che le banche europee ma anche molti governi nell’eurozona, sono fortemente indebitati, Draghi ha già da tempo lanciato l’ordine di «fare tutto il possibile» per dare una spinta all’inflazione. Per varie ragioni, il suo approccio del quantitative easing non ottiene l’effetto desiderato. Ed è di questo che si sta lamentando.

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