David Matas: la vita di un difensore dei diritti umani

David Matas presenta il nuovo rapporto sul prelievo forzato di massa in Cina al National Press Club di Washington il 22 giugno (Lisa Fan/Epoch Times)

A un certo punto della vita dobbiamo tutti affrontare delle scelte difficili che mettono alla prova la nostra abilità di giudicare ciò che è giusto e ciò che è sbagliato. David Matas, un avvocato di Winnipeg che ha incentrato la sua carriera sulla lotta contro le violazioni dei diritti umani, ha fatto delle scelte difficili.

Che difenda un rifugiato o osservi un processo o delle elezioni all’estero per conto del governo canadese, Matas è sempre stato un difensore dei diritti umani.

Il 16 giugno 2015 a Ottawa, l’avvocato Matas ha pubblicato la sua autobiografia Why did you do that? [Perché l’hai fatto? ndt]. Il libro mostra il suo rispetto per i diritti umani e le motivazioni che lo hanno portato ad essere per 42 anni avvocato e difensore dei rifugiati e dei diritti umani. A 71 anni viaggia senza sosta per combattere le ingiustizie in Canada e all’ estero.

«Sto affrontando tutto ciò più per la necessità di aiutare gli altri che per aiutare me stesso», ha affermato in un’ intervista.

Matas è stato il primo avvocato in Canada a praticare il diritto dell immigrazione e spiega che il diritto dell’immigrazione e il diritto del rifugiato non erano materia di insegnamento quando lui frequentava l’università.

Si dedicò alla vita politica, candidandosi tre volte dal 1973 al 1984 per una carica pubblica, ma a questa preferì la carriera della difesa dei diritti umani per aiutare la comunità quando si rese conto che la politica è di parte, mentre i diritti umani sono universali.

OLOCAUSTO E DIRITTI UMANI

All’inizio del libro, Matas si concentra sull’Olocausto come esempio di un oltraggioso abuso dei diritti umani e spiega come questo abbia cambiato il volto dei diritti umani in tutto il mondo.

«Mi concentro sull’ Olocausto per far capire alla gente cosa sia la coscienza globale dei diritti umani e da dove essa provenga»

Dopo l’ Olocausto, spiega, «venne sviluppata un’intera sequenza di strumenti internazionali per i diritti umani, i quali impongono doveri non solo agli Stati ma anche agli individui, e garantiscono i diritti degli individui, non solo degli Stati».

Questo è quello che sono i diritti umani: «solidarietà per l’intera umanità», ha affermato David Matas

«Quella dei diritti umani è una rivoluzione su due fronti: è una rivoluzione dei diritti e una rivoluzione dell’umanità», scrive. «L’Olocausto, più di ogni altra cosa, ha generato una rivoluzione nell’umanità».

«L’Olocausto e più tardi l’apartheid, sono stati delle manifestazioni lampanti dell’oppressione attraverso la legge. Gli avvocati hanno la particolare responsabilità di opporsi alla repressione supportata dalla legge».

I capitoli successivi affrontano in dettaglio i diversi tipi di lavoro legale e di difesa in qui Matas ha preso parte, utilizzando l’Olocausto per spiegare questi argomenti così complessi, e facendo paragoni con eventi simili a quello dell’annichilimento nazista degli ebrei durante la Seconda Guerra Mondiale.

UN’INDAGINE DIFFICILE

Un particolare capitolo, ‘L’uccisione dei Falun Gong per i loro organi’, spiega per intero la complessa indagine che Matas ha intrapreso insieme all’ex parlamentare David Kilgour per determinare la validità dei racconti di prigionieri praticanti il Falun Gong usati come banche viventi degli organi per rifornire il commercio cinese degli organi a scopo di lucro.

Le difficoltà durante la raccolta delle informazioni sono state numerose in quanto le vittime venivano uccise nel processo di estrazione degli organi, le documentazioni del governo riguardanti i trapianti non sono pubbliche e lo staff ospedaliero era reticente ad ammettere l’attività illegale. Matas scrive che lui e Kilgour sono stati aiutati dall’avvocato cinese Gao Zhisheng che è stato subito dopo radiato dall’albo, imprigionato e torturato per il suo supporto alle indagini. Entro il 2006 scoprirono che le accuse mosse erano vere e pubblicarono le loro scoperte in un reportage seguito da un’altra inchiesta e, nel 2009, dal libro Bloody Harvest’.

Matas parla inoltre delle leggi internazionali riguardanti i diritti umani e del motivo per cui queste possono e dovrebbero essere applicate ai casi di diritti umani locali. «Ciò che io esamino nel libro è l’importanza del portare un numero sempre maggiori di leggi su i diritti umani in discussione nei tribunali, per poi renderle vere e proprie leggi effettive».

Il libro espone una visone complessiva delle necessità dei rifugiati, del portare i criminali di guerra di fronte alla giustizia, della necessita di leggi contro la violenza verbale e dell’importanza della difesa delle vittime delle violazioni delle leggi internazionali sui diritti dell’uomo. Il contributo di Matas è sia effettivo che di formazione, in quanto non solo ha pubblicato numerose inchieste ma viene anche consultato spesso per le sue competenze.

INCORAGGIARE LA PARTECIPAZIONE

Matas conosce bene il campo dei diritti umani. Lavora con molti clienti, su molti casi riguardanti i diritti umani e dà una mano in diversi consigli. Lavora anche con numerose organizzazioni non governative per i diritti umani tra cui Human Rights Watch, Amnesty International e B’nai Brith.

Un obiettivo del libro, spiega, è quello di incoraggiare le persone a partecipare alla questione dei diritti umani. «Parte di quello che sto tentando di fare con questo libro è mobilitare anche coloro che non sono colpiti personalmente ma che dovrebbero comunque essere coinvolti»

«Questo è quello che sono i diritti umani, solidarietà con l’intera umanità. Io credo sia importante tendere una mano verso coloro che non fanno parte della nostra comunità, cultura o addirittura continente, per mostrare solidarietà alle vittime di coloro con i quali non abbiamo nulla in comune eccetto l’umanità»

Kilgour, anche lui un avvocato, è stato uno dei numerosi colleghi legali presente al lancio del libro il 16 giugno.

«Io in realtà l’ho comprato a Parigi», ha affermato riferendosi al libro. «Ho letto ogni parola del libro, è assolutamente fantastico. Vi godrete ogni pagina e ogni paragrafo. Non c’è una questione che non venga discussa nel libro».

Matas è stato insignito della medaglia dell’Ordine del Canada nel 2009 e nominato per il Nobel della Pace (insieme a Kilgour) nel 2010. L’autobiografia è il suo undicesimo libro e sta scalando la classifica della lista dei best seller nella categoria della saggistica tascabile.

Articolo in inglese: David Matas: Life as a Human Rights Defender

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