Curare la colite

Oggigiorno la sindrome del colon irritabile è molto frequente e spesso prevale uno stato di rassegnazione quando si parla di guarigione. Tuttavia numerosi medici sottolineano quanto una corretta alimentazione possa attenuarne i sintomi e migliorare il benessere dell’intestino.

Epoch Times ha intervistato Raffaele Pastore, medico specializzato in psiconeuroendocrinoimmunologia e docente dell’Istituto di Medicina naturale di Urbino, per approfondire il ruolo dello stress nell’insorgenza di questa malattia e l’importanza delle giuste scelte alimentari.

Innanzitutto quali sono i sintomi della colite?

La colitè è una sindrome funzionale, ad andamento cronico o ricorrente, caratterizzata da dolori addominali di tipo spastico, alterazione dell’evacuazione con episodi di stipsi alternati a diarrea, difficoltà digestive, nausea, senso di pienezza, meteorismo e sensazione di disagio. Questa sindrome può essere di origine psicosomatica o somatopsichica ed è molto legata allo stato ansioso del soggetto: è un vero e proprio campanello di allarme lanciato dal colon, particolarmente sensibile alla vita frenetica, allo stress e a un’alimentazione sbagliata. Secondo la medicina ufficiale non esistono possibilità terapeutiche che portino a una sua guarigione.

Quali sono le cause scatenanti?

Secondo la medicina ufficiale le cause non sono ancora ben note. Vengono solitamente chiamate in causa predisposizioni genetiche, eventi traumatici dell’infanzia sia fisici che psichici, eccetera. La medicina integrata ritiene che le cause risiedano in entrambe le direzioni, sia di origine psico-somatica che somato-psichica, e l’indirizzo terapeutico bivalente quasi sempre permette la scomparsa della sindrome.

Lo stress è un fattore scatenante?

Sicuramente, anche se questa affermazione merita un approfondimento. L’organismo umano percepisce ogni tipo di stress, che sia psichico, fisico o alimentare; allo stesso modo pone in essere le medesime reazioni, anche se gli effetti dei diversi tipi di stress si rivolgono a territori diversi dell’organismo umano, generando a loro volta dei problemi di carattere somato-psichico che auto-mantengono la problematica.

Attualmente è in aumento questa malattia?

La popolazione mondiale affetta da questo problema sembra essere circa il 15 per cento anche se, secondo me, questa percentuale è sottostimata, in quanto la maggior parte di chi ne soffre è ormai abituato ai disturbi, per cui non li riferisce neanche più ai sanitari.
Esistono categorie di persone che ne soffrono maggiormente?
Le donne ne sono affette in maggior numero con un rapporto, secondo i miei dati, superiore di 3 ad 1 per quanto riguarda i pazienti trattati.

Come mai?

Le donne si sottopongono a diete sconsiderate e a stress prolungato e ripetuto di tipo fisico e psichico. E queste situazioni generano nell’organismo risposte infiammatorie che sono alla base della colite e dei disturbi digestivi a essa correlati e non solo.

Quali consigli alimentari si sente di fornire?

Personalmente ritengo che una persona che soffre di questi problemi debba sottoporsi per almeno un periodo di quattro settimane a una dieta di esclusione, che le permetta di evitare i cibi che favoriscono l’infiammazione del tubo digerente. Difatti, in uno stato di infiammazione perde la propria impermeabilità e diventa sensibile alle sostanze irritanti presenti in alcuni cibi e anche a quelli che sono in grado di far crescere la flora batterica non benefica presente all’interno del microbiota. Con questo termine si intende l’insieme dei batteri e funghi normalmente presenti nel nostro tubo digerente che, se in buone condizioni, è benefico per la nostra salute.

Raffaele Pastore,  medico specializzato in psiconeuroendocrinoimmunologia e docente dell’Istituto di Medicina naturale di Urbino (Concessione dell’autore)

Esistono cibi da evitare o da consumare con parsimonia?

Come detto in precedenza, per risolvere il problema dei miei pazienti prescrivo loro una dieta che esclude latte di mucca e derivati, suino, salumi e insaccati, solanacee (pomodoro, peperone, melanzana e patata), cibi lievitati e bevande zuccherate e gassate, xantine come caffè, tè e cacao, zucchero bianco e i cibi che lo contengono. Permetto come dolcificante il fruttosio in modesta quantità e la frutta lontano dai pasti principali, consumata da sola. Tutto questo per quattro settimane associato a dei trattamenti terapeutici che portano alla scomparsa della sindrome.

Esistono integratori efficaci?

Sicuramente prebiotici, probiotici e drenanti possono favorire il riequilibrio della flora batterica del tubo digerente, associati a oli essenziali che debellino i microorganismi patogeni e rispettino la flora batterica benefica. Nel caso di stipsi, una settimana di somministrazione di biossido di magnesio e l’assunzione di un paio di litri di acqua permetteranno all’intestino di perdere la pigrizia di cui deve liberarsi al più presto, per evitare danni peggiori. Nel caso ci si trovasse di fronte a una situazione di stress cronico, andrebbe consigliato il magnesio pidolato, citrato, lattato eccetera, per reintegrare le riserve che vengono solitamente depauperate dalla situazione di cronicizzazione dello stress.
Al tempo stesso va valutata la situazione di stress ossidativo presente, caratterizzato quasi sempre da uno stato di acidosi tissutale, responsabile di dolori diffusi legati alla gelificazione del connettivo, che si rileva soprattutto a livello della parete posteriore del torace con la presenza di numerosi punti dolorosi alla pressione e che beneficia dell’assunzione di integratori nutrizionali contenenti carbonati, bicarbonati e citrati.

Le pratiche di meditazione e rilassamento aiutano?

Sia la meditazione, che alcune danze, come il tango argentino, che è una sorta di meditazione in coppia, permettono di diminuire i livelli di cortisolo salivare e quindi sono utilissime nel trattamento di molte manifestazioni legate allo stress, compresa la colite. Esiste una pubblicazione risalente al 2002 di L. Keefer e B. Blanchard dell’Università di Albany di New York, che ha dimostrato i benefici della meditazione nel trattare la sindrome da colon irritabile.

Il movimento e lo sport sono consigliati o esistono controindicazioni?

Una attività fisica idonea alle possibilità dei diversi pazienti è sicuramente da favorire, evitando però sforzi inadeguati che potrebbero favorire uno stress fisico eccessivo e la conseguente formazione di radicali liberi in quantità esagerata, responsabili del conseguente stress ossidativo con aggravamento della sindrome.

Per concludere, vorrei porre l’attenzione sul fatto che, in base alla mia esperienza, mi sono reso conto che approcciando con questo schema i sintomi presenti in altre patologie molto più impegnative, ho potuto notare miglioramenti stupefacenti sia in pazienti affetti da fibromialgia che in quelli con patologie infiammatorie croniche del colon e del tenue.

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