Le conseguenze del Brexit per la Cina

Il primo ministro inglese David Cameron (sx) e il leader cinese Xi Jinping arrivano al n° 10 di Downing Street a Londra il 21 ottobre 2015. Con l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione europea, la Cina perde il suo principale alleato in Europa. (Carl Court / Getty Images)

Il referendum britannico per l’uscita dall’Unione Europea ha scioccato i mercati finanziari globali. Potrebbero volerci mesi, se non addirittura anni, per valutare l’eventuale impatto del Brexit, ma in ogni caso i suoi effetti non saranno certo confinati solo al Regno Unito e all’Europa. Per la Cina, infatti, il Brexit avrà ripercussioni sulle mire globali di mercato e sui modelli stabiliti per la crescita degli investimenti stranieri.

Nei mesi precedenti al voto del 23 Giugno, gli ufficiali d’alto livello di Pechino avevano già espresso le loro preoccupazioni riguardo alla prospettiva di un’uscita dell’Inghilterra dall’Europa. Questa apprensione sottolinea l’idea che il Brexit avrà un effetto negativo sugli interessi della Cina in Europa e cambierà il suo coinvolgimento nel mercato globale.

LA FINE DEL TPP?

L’uscita del Regno Unito dall’Europa potrebbe essere di ostacolo per le negoziazioni del TPP, il Partenariato trans-atlantico per il commercio e gli investimenti (TTIP), stipulato tra l’Europa e gli Stati Uniti. Le trattative del TTIP erano già in stallo per via del crescente sentimento anti-trattato sorto per entrambi i Paesi.

I negoziati relativi al TTIP rimarranno quindi fermi finché i restanti 27 Paesi dell’UE non avranno stabilito nuovi rapporti commerciali con il Regno Unito.

Una preoccupazione diffusa è legata al fatto che il Regno Unito è uno dei maggiori sostenitori dell’accordo transatlantico con gli Stati Uniti. Senza il suo sostegno, i negoziati potrebbero infatti retrocedere dato che il resto dell’Europa cederà più difficilmente su alcuni punti chiave, specialmente sulle leggi sulla sicurezza alimentare e sull’influenza delle multinazionali americane.

In che modo tutto questo è rilevante per la Cina? Innanzitutto, gli Stati Uniti hanno sempre visto il TTIP come un accordo da affiancare al TPP, il Partenariato Trans-Pacifico ovvero il trattato di partnership transpacifica. Con un ritardo o con l’eventuale cancellamento del TTIP, l’esecuzione del TPP sarebbe tutt’altro che una garanzia.

Il TPP – che al momento esclude apparentemente la Cina – fa parte del piano del presidente Obama per riaffermare la posizione degli Stati Uniti sulle questioni commerciali asiatiche. Infatti, la Cina sta lavorando a un grande accordo commerciale con le nazioni asiatiche nel Pacifico, il ‘Regional Comprehensive Economic Partnership’ (RCEP), che escluderebbe gli Stati Uniti.

Se il TPP venisse messo da parte dopo l’uscita del Regno Unito dall’Europa, la Cina sentirebbe meno pressione nel liberalizzare le sue politiche commerciali nazionali e globali, invece, regole più Usa-centriche all’interno del TPP, influenzerebbero temi come il lavoro, l’ambiente e la proprietà intellettuale. In questo modo, tra le nazioni asiatiche aumenterebbe il potere finanziario e l’influenza della Cina sul fronte del commercio.

PERDERE UN AVVOCATO

In un colpo solo, il Brexit ha cambiato improvvisamente le regole d’impegno della Cina con l’Unione Europea.

Al momento, l’Unione Europea è il maggior partner commerciale della Cina (gli Stati Uniti sono al 2° posto). Gli accordi bilaterali tra Cina e Regno Unito rappresentano dal 10 al 15 percento del commercio totale con l’Europa.

L’uscita dall’Europa del Regno Unito  potrebbe così indurre le imprese cinesi a rivalutare gli investimenti sia con il Regno Unito che con il resto dell’Europa stessa, fino a quando non saranno chiarite le domande chiave: Quale sarà lo status di Londra come centro finanziario globale? Quali saranno i futuri accordi commerciali tra il Regno Unito e il resto dell’Europa? Che cosa significa questo per la stabilità della sterlina (e l’euro) che è una delle principali valute nel mondo? Il Brexit sarà di ‘ispirazione’ per altri referendum simili nel resto dell’UE?

Il Regno Unito ha avuto un ruolo di primo piano nei suoi rapporti amichevoli con la Cina. Il governo conservatore e il primo ministro David Cameron hanno considerato una priorità assoluta le relazioni commerciali e d’investimento con la Cina.

 

I sostenitori del voto ‘Uscire’ durante il discorso del sindaco di Londra, Boris Johnson, tenutosi a Manchester in Inghilterra (Christopher Furlong/Getty Images)

Cameron è stato il primo capo di stato d’Europa a spingere per un accordo di libero scambio tra Pechino e l’Ue. In favore della Cina, ha anche sostenuto la concessione di un Meccanismo europeo di stabilità (MES), ovvero un Fondo salva-Stati, all’interno dell’Europa. Questo avrebbe reso più difficile alle nazioni europee l’imposizione di tariffe sulle importazioni a basso costo. Il Regno Unito è stato anche il primo paese europeo a firmare per la ‘Banca asiatica d’investimento per le infrastrutture (AIIB), l’istituto cinese rivale della Banca Mondiale.

L’entusiasmo mostrato dal Regno Unito verso la Cina è stato spesso in conflitto con Washington e persino con i suoi stessi interessi. Nonostante le lotte ben documentate dell’industria siderurgica della Gran Bretagna per via della manodopera cinese, Downing Street ha bloccato molte delle proposte della Commissione Europea sul tema dell’aumento delle tariffe sulle importazioni di acciaio a basso costo dalla Cina.

In futuro, la Cina avrà bisogno di negoziare per ottenere un accordo bilaterale con il Regno Unito. Dando una rapida occhiata, né la Germania né la Francia sono pronte a sostenere i futuri interessi della Cina all’interno di un’Unione Europa. La Germania critica spesso la Cina per il suo scarso rispetto dei diritti umani, e la Francia è stata a lungo contraria alla concessione alla Cina del Mes, Meccanismo europeo di stabilità.

Data la volatilità del futuro economico dell’Ue, che esercita pressione negativa sull’euro, le esportazioni cinesi verso l’Europe potrebbero quindi subire una lieve riduzione.

DESTINAZIONE DEGLI INVESTIMENTI

Indipendente dallo status di centro finanziario globale attribuito a Londra, il Regno Unito è stato una delle principali destinazioni per gli investimenti provenienti dalla Cina.

Secondo il rapporto congiunto del Gruppo Rhodium e dell’Istituto Mercator per gli Studi sulla Cina, tra il 2000 e il 2015, gli investimenti totali diretti al Regno Unito provenienti dalla Cina, hanno raggiunto un ammontare pari a 15.1 miliardi di euro (16.8 miliardi di dollari) – il livello più alto registrato in tutta Europa – e rappresentano il 25 per cento di tutti gli investimenti effettuati dalla Cina in Europa.

Wang Jianlin, l’uomo più ricco in Cina e presidente del Dalian Wanda, società specializzata in edilizia, da mesi avverte che, una situazione come quella generata dal Brexit, potrebbe indurre le imprese cinesi a ritirarsi dal Regno Unito.

Dopo il Brexit, il rapporto incerto tra Regno Unito e il resto dell’Europa continentale, mette in discussione l’efficacia degli investimenti della Cina. Una situazione post-Brexit che limiti l’accesso del Regno Unito al resto dell’Ue potrebbe quindi avere un risultato devastante per le multinazionali cinesi che vedevano nel Regno Unito un punto d’appoggio in Europa.

 

Versione inglese: What ‘Brexit’ Means for China

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