Come migliorare il rapporto con il cibo

Il cibo non è solo un semplice nutrimento, ma anche piacere, cultura e comodità. Ma il rapporto con il cibo può anche diventare scomodo e profondamente conflittuale.

Mangiare è una delle grandi gioie della vita, quindi è facile eccedere e per questo la società invia molti messaggi su cosa non fare. A ogni modo, è molto facile indulgere in eccessi e allo stesso momento si viene sempre bombardati da sottili messaggi di bellezza e da un’industria della perdita di peso che fattura miliardi ogni anno.

Da oltre trent’anni Karen R. Koenig, psicoterapeuta specializzata in disturbi alimentari, insegna come fare la pace con il cibo in questo caotico ambiente moderno. Dopo essersi abbuffata per molti anni e aver toccato l’altro estremo di seguire per lungo periodo una dieta restrittiva, Karen ha alla fine trovato il suo equilibrio. «Potrei mangiare un’intera torta di mele e una scatola di ciambelle, ma ora penso al cibo in modo diverso», ha spiegato la psicoterapeuta, aggiungendo che la società attuale è distratta e molte persone hanno perso il contatto con certe sensazioni fondamentali, come la fame e la sazietà. «Si tratta di ritrovare quello che è più naturale: mangiare quando si ha fame, scegliere alimenti che soddisfano e prestare attenzione quando si sta mangiando».

Ma ‘risintonizzare’ i sensi può essere particolarmente difficile quando la fame fisica maschera un vuoto emotivo. Difatti, per alcune persone il cibo serve come isolamento dalle sofferenze del mondo esterno.

Nel suo ultimo libro Hunger: A memoir of (my) body [Fame: un ricordo del mio corpo, ndt], Roxane Gay traccia l’inizio della sue abbuffate di cibo quando era stata violentata a partire da dodici anni. Per l’autrice, che a un certo punto pesava 259 chili, mangiare era una forma di protezione. «Mangiavo, mangiavo e mangiavo nella speranza che, diventando grande, il mio corpo sarebbe rimasto al sicuro – scrive Gay – Ero intrappolata nel mio corpo al punto che ero difficilmente riconoscibile, ma almeno ero al sicuro».

Siamo pronti a giudicare un corpo sovrappeso per una mancanza di autocontrollo, ma spesso non si conosce la sua storia più intima. Karen Koenig, nel suo libro del 2009 Nice girls finish fat [Ragazze carine non più grasse, ndt], descrive un modello tipico che ha osservato nei mangiatori compulsivi: si lasciano andare in tutto e il cibo è l’unico piacere che si permettono.
«Concedono troppo agli altri – ha spiegato la Koenig – Non hanno voglia di prendersi cura di se stessi. Sono spesso persone piacevoli, hanno bisogno dell’approvazione degli altri e sono perfezionisti».

FUORI DA TAVOLA

Oggigiorno è difficile parlare di cibo senza discutere di peso. Ma la Koenig, esperta in disturbi alimentari (figura professionale in crescita), intende dare meno importanza al peso e porre attenzione sulla salute e la cura di sé. «La perdita di peso di per sé non è un grande fattore motivazionale per il cambiamento alimentare a lungo termine e sostenibile, poiché che si perda o meno peso, si è sempre focalizzati su questo punto piuttosto che sull’inizio del processo, ossia su cosa si pensa del cibo e come si agirà a riguardo», ha spiegato la Koenig.

Solitamente i medici non diffondono correttamente questo messaggio per mancanza di tempo o formazione. Se vedono un paziente sovrappeso, la loro naturale inclinazione è di spingerli immediatamente a perdere chili. Ma questa strategia, secondo la Koenig, può spesso avere conseguenze fisiche e psicologiche. Nel suo ultimo libro Helping patients outsmart overeating [Aiutare i pazienti a superare le abbuffate di cibo, ndt], invita i medici a utilizzare un approccio più dolce per il successo a lungo termine.

Considerata l’epidemia mondiale sempre più grave di obesità, questa strategia potrebbe non sembrare abbastanza difficile. Piuttosto, l’approccio convenzionale della perdita di peso che ha dominato negli ultimi anni, secondo la psicoterapeuta ha solo ferito il corpo umano e le abitudini alimentari. Un esempio vistoso è il popolare show americano sulla perdita di peso, The Biggest Loser. In pratica, i concorrenti si sfidano a perdere una quantità esagerata di peso in un breve lasso di tempo, attraverso un brutale regime di dieta ed esercizio. Ma una volta terminato lo spettacolo, secondo uno studio condotto nel 2016 dal National Institutes of Health,13 dei 14 concorrenti studiati avevano guadagnato gran parte del peso. Addirittura, quattro erano più pesanti rispetto a quando avevano iniziato lo show.
Lo studio ha anche scoperto che la rapida perdita di peso aveva rallentato il metabolismo dei concorrenti – più lento di quando avevano iniziato il programma televisivo – il che significa che le abbuffate dopo il programma li rendeva ancora più grassi.

È un modello che il dottor Traci Mann, psicologo dell’Università del Minnesota, ha notato da anni. Per oltre due decenni, Mann ha diretto un laboratorio di ricerca che indaga sulle abitudini alimentari e nel suo libro Secret of eating lab [Segreti del laboratorio alimentare, ndt] spiega i motivi per i quali le diete non funzionano e possono essere dannose.

Sebbene la nozione prevalente sia che la perdita di peso è semplice dal momento che basta bruciare più calorie di quanto se ne consumano, la realtà può essere molto più complessa. Mann riferisce che la quantità di cibo non ha un effetto così marcato sul peso come altri fattori, come l’ereditarietà e gli ormoni.
Molti degli studi di Mann rivelano che gli organi delle persone reagiscono in modo molto diverso tra loro per quanto riguarda il cibo e l’esercizio fisico. Nel suo libro indica le prove che ormai sono sotto gli occhi di tutti: molte persone magre spesso mangiano tanto e rimangono tali, al contrario certe persone in carne mangiano moderatamente, si tengono attive eppure continuano a essere grasse.

Tuttavia, l’unica cosa che influisce in modo certo sulla perdita di peso è la dieta ipocalorica. Ma rallenta il metabolismo, cambia l’assetto ormonale e fa sentire più affamati. La dieta può cambiare anche il comportamento di una persona, rendendola più preoccupata per gli alimenti proibiti e connettendoli a una più forte risposta di ricompensa. In altre parole i cibi proibiti diventano molto più desiderati e appetibili.

Queste reazioni biologiche conseguenti alla privazione alimentare si innescano come meccanismi di sopravvivenza nei momenti di scarsità di cibo. Ma possono sembrare uno scherzo crudele quando una persona taglia drasticamente le calorie per cercare di dimagrire. Viene da domandarsi per quale motivo fare così tanti sacrifici se poi si riacquistano i chili persi, magari con gli interessi.

«Questo lede veramente l’autostima – ha detto Koenig – Queste persone pensano di fare qualcosa di sbagliato».

AL DI LÀ DELLA VOLONTÀ

Nonostante le ricerche scientifiche, secondo J.D Roth (creatore di The biggest looser), la mentalità e non il metabolismo, è il più grande ostacolo per mantenere un fisico in forma. Il suo ultimo reality The Big Fat Truth invita i concorrenti di The Biggest Loser a perdere il peso che hanno ripreso. Il programma mette in evidenza i comportamenti e le mentalità malsane che implicitamente hanno portato i concorrenti a riprendere peso. Questo nuovo programma pone maggiore attenzione alla psicologia e alla salute, ma è chiaro che una figura snella è sempre l’obiettivo finale.

Koenig concorda che un cambiamento di mentalità sia essenziale per cambiare le abitudini alimentari, ma insiste che la forza di volontà non è la forza su cui dobbiamo fare affidamento. «Ci si sente in uno stato di privazione quando si vede un cibo che gli altri stanno mangiando. La forza di volontà non è infinita. Si può dire no le prime nove volte, ma non si riesce a continuare».

Invece della forza di volontà, Koenig incoraggia un cambiamento di mentalità attraverso una mentalità di auto-cura, come bilanciare lavoro e divertimento, sonno sufficiente, scegliere persone affidabili, lasciare andare del passato e sperare nel futuro. L’idea è che se si vivono con consapevolezza i propri interessi, è meno probabile riempire il vuoto con del cibo ricreativo. Insomma, è importante trovare altri modi per riempire la propria vita.

PROCEDERE LENTAMENTE

La pressione culturale per perdere peso può essere schiacciante e il nostro desiderio di ottenere risultati rapidi può essere difficile da frenare. Ma il corpo ama la coerenza, quindi se si va a un estremo, è difficile mantenerlo. Per questo motivo per una perdita di peso sostenibile la maggior parte degli esperti sostiene un processo lento e stabile.

Si possono anche abbassare le aspettative e rallentare la velocità di dimagrimento. Uno dei problemi che Mann vede nella ricerca di un corpo migliore è che l’ideale perfetto che si cerca è spesso fuori dalla propria attuale portata, che è «biologicamente impostata», ossia il peso che il corpo desidera mantenere naturalmente. Se si lavora abbastanza, si può abbattere questo punto, ma il mantenimento richiesto è probabilmente molto dispendioso in termini di tempo ed energie.

Per questo Mann consiglia di impostare un giusto obbiettivo.«Si cerchi di raggiungere il peso magro più sostenibile per se stessi – scrive – In cui si può essere felici e sani e mantenerlo senza viverlo come un dovere».
Se nell’alimentazione si pone l’accento su consapevolezza e benessere, secondo la Koenig, si sceglieranno naturalmente cibi più salutari e generalmente si mangerà meno. Con la giusta mentalità, si può acquisire l’abilità di prendersi cura del corpo e non considerarla un lavoro da temere. A quel punto, la perdita di peso non sarà l’obiettivo, ma un possibile effetto collaterale sostenibile.

«Tutti questi piccoli cambiamenti costruiranno un grande cambiamento», ha concluso la Koenig.

 

Articolo in inglese: ‘Healing Our Relationship With Food

Traduzione: Massimiliano Russano

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