Come il regime cinese sostiene la Corea del Nord

Foto notturna dal satellite delle due Coree. Evidente la mancanza di elettricità sofferta dal popolo nordcoreano (foto: Flickr/Nasa Goddard Space Flight Center)

Dal 2017 a oggi, nonostante le sanzioni dell’Onu, il regime cinese ha continuato a comprare energia elettrica dalla Corea del Nord raddoppiando addirittura le quote del 2016.

Il Wall Street Journal ha riportato infatti che a dispetto delle sanzioni Onu, il rapporto commerciale tra Cina e Corea del Nord non appare scalfito, tanto che il regime di Kim ha deciso di vendere anche la sua parte di energia elettrica, prodotta nelle quattro centrali idroelettriche che sono gestite insieme dai due Paesi, al suo ‘compagno’ d’affari, sebbene gli accordi prevedano la spartizione al 50 per cento.

Dai dati ricavati dalla Dogana cinese, risulta infatti che l’importazione da parte della Cina dell’elettricità prodotta nella Corea del Nord è un aumentata del 91 per cento, raggiungendo i 319,681 Mwh di energia, pari a un valore di 11 milioni dollari. È il record dal 2000 a oggi.
Al contrario l’esportazione di elettricità dalla Cina alla Corea del Nord è diminuita drasticamente scendendo a 924 Mwh, il 92 per cento in meno (equivalenti a 132 mila dollari), il record più basso dal 2005.

A conti fatti, grazie all’aumento delle esportazioni di elettricità la Corea del Nord è passata da un guadagno di 2,6 milioni di dollari del 2016 a 10,8 milioni del 2017.
A questo si aggiunge che la Cina ha già iniziato la costruzione di due nuove centrali idroelettriche sul fiume Yalu — che segna il confine tra le due nazioni — la cui conclusione è prevista per il 2019. Grazie a esse la Corea del Nord incrementerà ancora di più i guadagni derivanti dalla vendita di elettricità al regime cinese.

E dove vada a finire tutta questa ricchezza non è difficile immaginarlo, considerando l’ovvio impatto economico dei test nucleari e le condizioni di vita al limite della sussistenza in cui versa non solo il popolo ma anche l’esercito nordcoreano.

Il popolo nordcoreano non ha mai beneficiato di questa abbondanza di energia elettrica: secondo le testimonianze delle popolazioni che vivono al confine con la Cina, l’energia elettrica per uso privato invece che aumentare è in calo costante. Questo anche in conseguenza alle sanzioni Onu che hanno proibito le esportazioni di carbone verso la Corea del Nord: in molte zone la corrente e del tutto assente, in altre più fortunate è erogata solo per tre ore al giorno.

Quando, a settembre del 2017, l’Onu ha discusso e stabilito i divieti di investimenti e i comportamenti da tenere nei rapporti commerciali con la Corea del Nord, la Cina ha chiesto espressamente di non applicare il bando ai progetti delle centrali idroelettriche condivise tra Cina e Corea. Alcuni funzionari americani hanno sostenuto che, sebbene Pechino abbia diminuito l’esportazione di petrolio raffinato in Corea del Nord, la sta ancora rifornendo di grandi quantità di greggio, i cui dati sono tenuti nascosti dalla dogana cinese.

David von Hippel, ricercatore del Nautilus Institute for Security and Sustainability, sostiene che con la pressione dall’Onu, Pyongyang molto probabilmente «cerchi in tutti i modi di aumentare i propri introiti, incluso vendere l’elettricità», sebbene la maggior parte della popolazione ne sia privata.

Curtis Melvin, ricercatore del Johns Hopkins Sais, sostiene che sebbene il Pcc abbia dichiarato che la collaborazione nelle centrali idroelettriche della Corea del Nord «è per bene del popolo dei due Paesi», in realtà sta sostenendo l’industria militare che opera nella regione nordcorenaa di Jagang, che si trova vicino alla regione delle centrali ed al confine con la Cina.

 

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