Clonate per la prima volta due scimmie

Zhongzhong e Huahua le prime due scimmie clonate a Shangai (China Institute of Neuroscience)

Il 24 gennaio 2018 il giornale on line specializzato in biologia Cell ha rivelato che gli embrioni 78 e 79, due macachi a coda lunga, creati nel laboratorio di Shangai sono le prime due scimmie clonate al mondo.

Per festeggiare l’evento i ricercatori cinesi hanno dato loro i nomi di Zhongzhong e Huahua. I nomi delle due scimmiette presi singolarmente sembrano solo un’affettazione, ma messi insieme rivelano cosa c’è dietro di loro: le parole Zhong e Hua (ripetute nel singolo nome) significano rispettivamente Cina e Nazione.
Karen Rommelfanger, direttrice del Center of Ethics at Emory University, riferendosi ai nomi ha commentato: «Questa è una dichiarazione forte, è un paletto nel terreno, o come un segnale luminoso».

IL GIOCO DI POTERE DEL REGIME CINESE

La clonazione dei primati è considerata il primo passo verso la clonazione dell’essere umano. Cosi Zhongzhong e Huahua hanno naturalmente aumentato le preoccupazioni sul fatto che la clonazione umana possa essere dietro l’angolo.

La dottoressa Rommelfanger sostiene che i due macachi siano in realtà un «colpo di pubbliche relazioni» per il Partito Comunista Cinese, che conduce le proprie ricerche senza esclusione di colpi. L’esperimento riuscito avrebbe infatti «lo scopo di mostrare il lavoro di alto livello che il regime cinese sta conducendo».
Redattrice del American Journal of Bioethics Neuroscience, Karen Rommelfanger ogni anno organizza un incontro internazionale sull’etica nella neurobiologia, cercando in particolare di fare luce sulla ricerca medica cinese. Per lei, la ricerca condotta in Cina si spinge ai limiti dell’etica ed è il risultato di un obbiettivo che fa parte di un programma politico: «Scienza tecnologia e innovazione non sono usate semplicemente per creare cose utili ed eliminare le malattie, ma sono parte della cultura. Sono parte del potere».
La dottoressa Rommelfanger sostiene che il regime cinese stia sfruttando al massimo il fatto che tali ricerche siano relativamente più facili da portare avanti in Cina: «Penso che negli Stati Uniti un tale tipo di ricerca sarebbe difficilissima e provocatoria. Una questione incredibilmente problematica».

A UN PASSO DALLA CLONAZIONE UMANA

Lo scopo dichiarato della clonazione di scimmie è di procurarsi una scorta di animali geneticamente simili per la ricerca medica.

Il supervisore della ricerca di Shangai, Muming Poo, ha detto a Reuters: «La ragione [per cui] noi rompiamo questa barriera è di produrre modelli animali che siano utili alla medicina per la salute umana». La «barriera» è l’essere capaci di clonare un animale geneticamente simile all’uomo.

I due macachi a coda lunga nel laboratorio
(CAS:Institute of Neuroscience)

Quando la pecora Dolly è stata clonata nel 1996, ha generato una miriade di altri nuovi esperimenti per la clonazione di altre specie, e al contempo ha fatto emergere forti preoccupazioni sulla questione della clonazione umana.

Tuttavia, dalle ricerche è emerso che non tutte le specie sono clonabili con facilità: ognuna ha le sue caratteristiche, e i primati finora erano la sfida più difficile. Al tempo tale difficoltà era vista come una sorta di ostacolo della Natura, che metteva un freno alla corsa per la clonazione umana, dando tempo e respiro per creare delle guide sul comportamento riguardo alla clonazione umana e sostenerle con leggi adeguate.
Il ricercatore Gerald Schatten già nel 2003 commentava infatti: «È come se Dio nella sua saggezza dicesse: ”vai avanti a clonare pecore e mucche,  ma se provi a clonare l’uomo ti paralizzo le uova”». La clonazione infatti prende il Dna da un animale e lo inserisce nella cellula uovo di un altro, usando l’elettricità per ingannarla e farla diventare embrione. Nei primati, tuttavia, l’uovo embrione non cresce mai oltre la primissima fase.

Il laboratorio di Shanghai ha scoperto che i geni delle cellule che controllano lo sviluppo dell’embrione erano «spenti», e ha aggiunto due nuovi ingredienti: un messaggero Rna e tricostatina A, per sbloccarli e riattivarli.
Ci sono volute 127 uova, 79 embrioni e sei gravidanze per produrre due scimmiette vive. Questa alta percentuale di fallimento è il motivo per cui gli scienziati occidentali dicono che una tecnica simile non può essere usata per gli esseri umani.
Peter Andrews, professore di scienza biomedica alla University of Sheffield della Gran Bretagna, su New Scientist ha osservato che «potrebbe essere un passo verso la clonazione dell’essere umano, ma perché farlo? In termini di biologia umana è illegale clonare un essere umano in Inghilterra come in molti altri Paesi, e non penso che qualcuno ragionevolmente voglia farlo».

Gli osservatori dicono che un’altra ragione per cui le ultime ricerche non possono portare alla clonazione umana è che la tecnica funziona solo con le cellule fetali. La maggior parte delle clonazioni animali finora hanno creato copie di adulti, generando una visione distopica di un mondo di ‘sosia’, perciò la tecnica non dovrebbe mai essere utilizzata per gli esseri umani

Zhongzhong e Huahua infatti non sono dei ‘sosia’, ma i ricercatori di Shanghai dicono che stanno lavorando per raggiungere questo obiettivo.
Cellule adulte e non fetali sono state già utilizzate per produrre delle piccole scimmie da 22 gravidanze ma sono morte poco dopo la nascita.
Il professor Poo ha detto che attualmente ci sono delle femmine in gravidanza che portano feti clonati da cellule prese da corpi adulti: «Sembrano svilupparsi bene per cui siamo speranzosi di produrre presto piccoli cuccioli» e ancora: «non c’è intenzione di usare lo stesso metodo sugli esseri umani».

Tuttavia, in altri laboratori cinesi la tecnologia per farlo potrebbe già esistere. Xu Xiaochun, direttore di uno dei principali gruppi di ricercatori sulla clonazione animale in Cina (soprannominata la ‘fabbrica di clonazione), ha dichiarato a France-Presse nel 2015 di avere la tecnologia per clonare gli esseri umani, ma che il gruppo di ricercatori si sarebbe «auto-limitato» a causa di una possibile reazione avversa dell’opinione pubblica.

CLONAZIONE E PRELIEVI FORZATI DI ORGANI UMANI: IL FAR WEST DELLA RICERCA BIOMEDICA CINESE

La Cina è soprannominata il ‘Far West della ricerca biomedica’ per le sue ricerche sono vietate altrove. Esemplare è la figura del chirurgo italiano Sergio Canavero, la cui ricerca sui trapianti di testa è stata rifiutata per motivi etici sia negli Stati Uniti che in Europa, ma che ha trovato sostegno e finanziamento in Cina.
Il 22 novembre 2017, Canavero ha pubblicato i dettagli di quello che ha descritto come il primo trapianto di testa eseguito con successo tra due corpi diversi. Canavero, che paragona sé stesso al dottor Frankenstein, ha sostenuto che l’esperimento sarebbe il precursore di un prossimo livello di trapianti tra soggetti con morte cerebrale. Il passo successivo sarebbe poi il trapianto di testa su una persona viva.
In proposito, la dottoressa Rommelfanger aveva espresso la sua preoccupazione sul problema della trasparenza cinese, chiedendosi da quale fonte siano venuti i corpi per l’esperimento: «Non c’è stata alcuna risposta, da nessun collaboratore cinese, a proposito del punto fondamentale di questa impresa: il consenso delle persone a partecipare all’esperimento».

La comunità medica ha infatti spesso criticato il regime cinese per l’uso dei prigionieri condannati a morte come risorsa per i trapianti di organi.
Inoltre negli ultimi dieci anni la comunità medica internazionale, i governi occidentali e diverse Ong per diritti umani, hanno lanciato ripetuti allarmi sull’uso da parte del regime cinese dei prigionieri di coscienza come ‘banca vivente’ di organi umani.
Esistono infatti diverse testimonianze e indagini secondo cui i prigionieri di coscienza imprigionati dal regime, vengono uccisi su ordinazione in seguito alla vendita dei loro organi sul mercato nero internazionale dei trapianti.

 

Articolo in inglese:  China Makes Frightening Advances in Cloning

Traduzione di Fabio Cotroneo

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