Cittadini di Hong Kong protestano nuovamente contro Pechino

I dimostranti marciano per la democrazia a Hong Kong, il primo febbraio 2015. (Philippe Lopez / AFP / Getty Images)

Il primo febbraio i dimostranti pro-democrazia sono ritornati per le strade di Hong Kong. È stata la prima grande manifestazione dopo i 79 giorni di proteste di massa dello scorso anno.

In una pacifica e disciplinata marcia pomeridiana sull’isola di Hong Kong, i manifestanti hanno aperto i loro ombrelli gialli – il simbolo del movimento pro-democratico della città – esposto un certo numero di striscioni e intonato lo slogan: «Dico no alla falsa democrazia, vogliamo il vero suffragio universale».

I manifestanti sono partiti da Victoria Park a circa le ore 14 locali (ore 07:00 in Italia), sono passati dai distretti di Admiralty e Causeway Bay, occupati nelle proteste dei mesi scorsi, per arrivare a conclusione di una camminata di tre ore al Central, il quartiere finanziario di Hong Kong.

«Il regime cinese sta venendo meno alla sua promessa di dare una vera democrazia a Hong Kong», ha detto a Epoch Times il signor Li, 40enne impiegato statale. «Non abbiamo paura di essere soppressi né dal Partito né dal governo di Hong Kong».

FALSO SUFFRAGIO UNIVERSALE

La marcia, autorizzata dalla polizia, è stata organizzata dal Fronte dei Diritti civili per protestare contro un pacchetto di riforme politiche per la città di Hong Kong stabilite da Pechino e che il Governo locale sta appoggiando.

Il 31 agosto 2014 il Comitato permanente del Congresso nazionale del Popolo (Npcsc) – la falsa legislatura della Cina – ha emesso la decisione di permettere nelle lezioni del 2017 a oltre cinque milioni di elettori di Hong Kong di eleggere liberamente il capo dell’esecutivo della città; ma la scelta sarà effettuata da un elenco di soli due o tre candidati selezionati da una commissione di nomina fedele a Pechino.

La decisione dell’Npcsc ha scatenato le proteste del movimento studentesco dell’Occupy Central che si sono tenute tra settembre e dicembre dello scorso anno nelle arterie stradali principali di tre aree della città. Dal momento che i manifestanti hanno usato i loro ombrelli per difendersi dai gas lacrimogeni, dallo spray urticante e dai manganelli della polizia, l’attivismo pro-democrazia è stato soprannominato il Movimento degli Ombrelli.

Sebbene le proteste dell’Occupy Central siano state fortemente sostenute – si è stimato il picco di un milione e 200 mila cittadini di Hong Kong su una popolazione di sette milioni e 200 mila abitanti radunati per le strade della città – il Governo di Hong Kong sta ancora promuovendo, in una seconda tornata di consultazioni pubbliche lanciata a metà gennaio, la decisione del 31 agosto.

«Questo è un falso suffragio universale», ha detto nel corso della marcia di domenica la manifestante Julia Choi ad Associated Press. «Non c’è concesso il diritto di eleggere chi vogliamo».

‘MAI DIMENTICARE’

I leader studenteschi Joshua Wong, Alex Chow e Lester Shum, così come i cofondatori Benny Tai, Chan Kin-man dell’Occupy Central with Love and Peace e il reverendo Chu Yiu-ming sono alcuni dei personaggi di spicco del Movimento degli Ombrelli che hanno preso parte alla manifestazione del primo febbraio.

Il 18enne Wong, manifestante dell’Occupy Central e leader del gruppo studentesco Scholarism, prevede di aumentare la consapevolezza sulla necessità di un autentico suffragio universale parlando con la gente per le strade, organizzando delle proteste e cooperando con gli altri gruppi al fine di esplorare differenti metodi per raggiungere le richieste del movimento pro-democrazia.

«Mai dimenticare gli obiettivi originali del Movimento degli Ombrelli», ha detto Wong.

Chow, segretario generale della Federazione degli Studenti, ha detto che la marcia è un segno che il Movimento degli Ombrelli è ancora in corso e che i cittadini di Hong Kong vogliono ancora una vera democrazia.

ATTENUATA

Ma a causa di una partecipazione più scarsa del previsto la manifestazione di domenica potrebbe non essere un buon punto di riferimento per valutare l’impegno dei cittadini di Hong Kong verso le loro richieste di democrazia.

Il Civil Human Rights Front dichiara la presenza di 13 mila manifestanti, ben al di sotto delle attese 50 mila persone. La polizia di Hong Kong, che ha tenuto d’occhio i manifestanti durante tutta la manifestazione, ha stimato una picco di 8.800 presenze.

Benny Tai attribuisce la modesta partecipazione alla marcia agli strascichi delle passate proteste.

«Abbiamo bisogno di tempo per recuperare», ha detto Tai, aggiungendo che aveva previsto il calo di affluenza. «Le persone sono davvero esauste».

«Inizierà tutto di nuovo», ha detto a Epoch Times il giornalista di Twitter Adrian in difesa del Movimento degli Ombrelli. «Questa manifestazione non ha avuto questo effetto».

Tuttavia Adrian, che sta seguendo le proteste ‘9Wu’ e ‘Shopping Revolution’ – dove i manifestanti occupano i marciapiedi del distretto di Mong Kok, gridando slogan e impugnando gli ombrelli – e i tafferugli occasionali tra i manifestanti pro-Pechino e anti-Occupy del ‘nastro azzurro’ e i sostenitori pro-democrazia del ‘nastro giallo’, avverte che il secondo turno di consultazioni pubbliche «sarà probabilmente un catalizzatore di nuovi eventi».

In realtà il sistema di elezione finale deve essere approvato a maggioranza dai due terzi del Consiglio legislativo di Hong Kong prima di poter essere presentato alle autorità di Pechino.

E i legislatori democratici, che detengono il 40 per cento dei seggi, hanno detto che avrebbe posto il veto sul vaglio della proposta.

Associated Press ha contribuito a questo articolo.

Articolo in inglese: Hongkongers Raise Umbrellas, March to Protest Beijing’s Democracy Plan
Top