Creatività cinese, diventare banca per non fallire

Un lavoratore installa segno al di fuori di un ramo della Banca industriale e commerciale della Cina (ICBC) a Pechino. (Greg Baker / AFP / Getty Images)

La Cina ha un rapporto debito/Pil superiore al 300 per cento, un problema che sta cercando di risolvere con ogni mezzo.
Secondo un’inchiesta del Wall Street Journal, potrebbe averne trovato uno non proprio convenzionale: permettere alle imprese di diventare banche.

Il gigante cinese dell’industria pesante Sany Heavy Industries, gravemente indebitato e con gli utili sotto zero, ha dichiarato di aver ottenuto la settimana scorsa il permesso di istituire una banca a Changsha, nella provincia di Hunan. Con 3 miliardi di Yuan (circa 450 milioni di dollari) di capitale sottoscritto, sarà una banca relativamente grande rispetto alle altre banche commerciali cinesi. Sany ha inoltre pianificato di unire le forze con una società farmaceutica e una del settore dell’alluminio.

Questa società ha già attive una divisione assicurativa e una finanziaria, i cui obiettivi sono l’autofinanziamento e i servizi assicurativi per i clienti.

IL PROBLEMA DEL DEBITO

Secondo Goldman Sachs, i problemi di queste industrie sono l’insolvenza rispetto al pagamento delle obbligazioni e la mancanza di adeguati meccanismi risolutivi per i debiti inesigibili.

In una nota, la banca di investimenti scrive: «Un miglior processo di risoluzione del debito (basato per esempio su come poter ottenere il risanamento del debito sui bond pubblici, come arrivare alla valutazione e al recupero delle obbligazioni insolute e, ancora, alla tempestiva divulgazione di informazioni e alla chiarezza dei procedimenti legali) aiuterebbe a spianare la strada verso valori predefiniti che, secondo il nostro punto di vista, sono necessari nel momento in cui i politici si esprimono sulle riforme strutturali».

Una volta che le imprese possiedono (o diventano) banche, hanno la possibilità di spostare i propri debiti verso differenti conti patrimoniali per evitare il default. Soluzione a cui probabilmente non si riferiva Goldman Sachs, quando parlava di riforme strutturali.

Un altro problema riguarda la sempre più crescente difficoltà da parte del regime cinese di investire denaro nell’economia per ‘oliare gli ingranaggi’ e mantenere una crescita del Pil lontano dal collasso totale.

La Cina necessita di 11,9 unità di nuovo debito per creare la crescita di una unità di Pil. Allo stesso tempo, la volatilità della moneta (o la misura di quanto spesso un’unità di valuta cambia proprietario durante un anno) è caduta sotto lo 0,5. Un’ulteriore misura del livello di saturazione è il credito non economico: se la volatilità della moneta scende, l’economia necessita di una forte quantità di valuta per mantenere lo stesso livello di attività.

Nel momento in cui le imprese non saldano i debiti, le banche non emettono prestiti e i consumatori non spendono denaro. Con questo scenario si può solamente lasciare che alcune società diventino banche, evitando così il loro fallimento e, forse, permettendo loro l’emissione di un nuovo flusso di capitali. Non sarebbe la prima volta che la Cina sperimenta un meccanismo finanziario circolare per far fronte a problemi strutturali.

SANY NON È LA SOLA

Secondo l’inchiesta del Wall Street Journal, il caso della Sany Heavy Industries non è l’unico: anche altre società, nel settore dei viaggi e del tabacco, ad esempio, hanno rilevato o formato nuove banche.

ChinaTopix segnala che la Commissione di regolamentazione bancaria cinese ha già concesso cinque licenze a banche private, e nello scorso anno ha ricevuto altre 12 richieste. Inoltre, ricorda che dietro questi movimenti ci sono le imprese industriali: «La Fujian Huatong Bank, che ha un capitale registrato di 3 miliardi di Yuan (450 milioni di dollari), è stata promossa da 10 società di Fujian di differenti settori, fra cui la vendita al dettaglio, il manifatturiero e l’immobiliare».

Non sappiamo se l’autorità di regolamentazione avesse in mente questo nel 2014 quando, con l’obiettivo di aumentare i finanziamenti al settore tecnologico in Cina, lanciava un’iniziativa di rafforzamento delle banche private. In ogni caso, questo ente pubblico ha esplicitamente dichiarato che le società private dovrebbero costituire delle banche.

La Commissione di regolamentazione bancaria, in un report non datato, afferma: «Le imprese private qualificate devono essere incoraggiate a istituire proprie banche. L’innovazione di prodotti, servizi, management e tecnologia da parte di banche private, inietterà una nuova vitalità nello sviluppo sostenibile e innovativo del settore bancario».
Rimane da vedere se questa risulterà una soluzione sostenibile a lungo termine.

 

Articolo in inglese: Only in China: Companies Become Banks to Solve Financial Difficulties

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