Cina, le «gabbie» contro la dipendenza da internet dei giovani

La morte di un adolescente in un centro di trattamento per la dipendenza da internet ha riacceso le polemiche su queste controverse strutture cinesi.
Il 3 agosto scorso, un giovane di diciotto anni era stato ammesso al Centro di trattamento della città di Fuyang; dopo appena due giorni lo staff ha comunicato ai genitori che il ragazzo era stato portato d’urgenza in ospedale, dove poco dopo è morto. Il direttore e quattro membri del personale sono stati interrogati dalla polizia locale e il centro è stato chiuso per indagini.

I familiari del ragazzo avevano deciso di mandarlo in uno di questi centri, dopo che si erano resi conto di non essere in grado di aiutarlo a risolvere il problema della dipendenza da internet.
Il referto medico postmortem ha rivelato alla famiglia Liu che sul corpo del figlio c’era circa una ventina di ferite esterne visibili, insieme a varie altre ferite interne, mentre la madre ha dichiarato ad  Anhui Shangbao: «Il corpo di mio figlio era ricoperto di cicatrici dalla testa ai piedi […] quando l’ho mandato al centro stava bene, come è potuto morire in sole quarantotto ore?».

Il Telegraph, in un’inchiesta (del 2015, ndt), ha calcolato che in Cina ci sono approssimativamente 731 milioni di utenti internet, e circa 24 milioni sono considerati dipendenti dai computer, il che equivale al 10 percento della popolazione giovanile che frequentata il web.
Il South China Morning Post’ ha riportato in un servizio  che dal 2005 sono sorti, sparsi in ogni angolo del Paese, non meno di 250 centri di trattamento per giovani, che offrono terapie per il comportamento dipendente o ribelle (indisciplinato).
Secondo la BBC, le famiglie possono arrivare a spendere anche 30.000 yuan (circa 5.000 euro) per ricoverare i loro figli.
Secondo Hilla Medalia, sceneggiatrice  israeliana,  in un’intervista alla BBC, «molti di questi centri sono situati in basi militari e sono essenzialmente centri di rieducazione, ma ci sono anche centri privati e scuole».
I pazienti sono inseriti in un programma di duro allenamento fisico: vengono eseguite delle vere e proprie esercitazioni militari per migliorare la cattiva forma fisica dei ragazzi e per insegnare la disciplina, tutte cose che secondo i direttori dei centri aiutano i ragazzi a superare le loro dipendenze; inoltre ai partecipanti è richiesto anche di svolgere dei compiti pratici come preparare i cibi.
Sempre secondo il Telegraph, oltre all’allenamento fisico, i centri provvedono a fornire trattamenti psicologici, elettroshock e prescrizioni di psicofarmaci, se li ritengono necessari, che possono essere sedativi o antidepressivi.

Disciplina militare nei centri di trattamento per la dipendenza da web (Photo: Fernando Moreles)

Tuttavia nel corso degli ultimi anni sono stati riportati diversi casi di abuso sui pazienti; numerose strutture di questo tipo sono indagate dalle autorità locali, a causa di prove evidenti sull’uso di punizioni corporali da parte del personale: vari pazienti hanno subito brutali pestaggi e privazione del sonno; una ragazza, che era stata ammessa all’Accademia di Shandong, ha riferito al The Paper che al centro ha vissuto  «una vita senza dignità».

Secondo la BBC, i membri della comunità sono preoccupati e sono giunti alla conclusione che molti giovani vengano forzati a seguire i metodi di trattamento contro la loro stessa volontà.
Trent Bax, ricercatore sulle dipendenze da internet della South Korea’s Ewha Womans University, ha affermato che molti genitori mandano i loro figli in questi istituti, perché dal 2014 viene pubblicizzato che lì avranno ‘soluzioni rapide’ per le sofferenze dei loro figli, attraverso ‘il potere emotivo della persuasione’.

Psichiatra prepara un paziente per un trattamento di elettroshock a basso voltaggio, al Centro di trattamento per la dipendenza da internet, nella periferia sud occidentale di Daxing, a Pechino, marzo 2007. (AFP/AFP/Getty Images)

Le tragiche morti in questi istituti continuano a gettare benzina sul fuoco del dibattito, già acceso, riguardo a quanto anche la capacità educativa dei genitori sia da ritenere responsabile o, in parte, da biasimare.
Mingguang Daily ha fatto notare in un editoriale che «alcuni genitori appena scoprono il problema, invece di riflettere sulla propria responsabilità nell’educare i figli, preferiscono cercare l’intervento di terze persone che li aiutino a risolvere la situazione».
La politica del figlio unico, inoltre, aveva amplificato una certa pressione della società sui giovani: in una schietta intervista al South China Morning Post, un giovane adolescente al Qide Education Centre, ha rivelato perché internet per i giovanissimi sia così affascinante e così alto il rischio della dipendenza per loro: «I miei genitori vogliono che studi a casa tutto il giorno e non mi permettono di giocare fuori». Wang ha ammesso che giocare su internet, talvolta senza interruzione per più di tre giorni di seguito, gli permette di sfuggire alla pressione che i genitori e la società riversano su di lui, in un sistema scolastico come quello cinese che è altamente competitivo. A dispetto dei risultati negativi nei voti scolastici, Wang ha aggiunto: «Ho ricevuto un senso di soddisfazione (più gratificante, ndt) nel raggiungimento e nel superamento di un livello di gioco».
I commentatori dei media mettono in evidenza che nei centri di recupero mancano gruppi di ascolto che facciano da supporto psicologico, sia a livello istituzionale che professionale: questo lascia i genitori, con figli affetti da dipendenza, senza speranza di aver risolto il problema.
Il Beijing Times ha consigliato alle famiglie di non affidare i propri bambini a queste strutture, benché largamente pubblicizzate, e ha scritto: «Non mandate i vostri bambini in questa specie di gabbia: usare la violenza significa solo ferire ulteriormente un bambino».

Traduzione di Fabio Cotroneo

Articolo in inglese:  Web Junkie Rushed to Hospital, 20 Injuries Sustained at Internet Addiction Bootcamp

 

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