Cibo spazzatura e alimentazione malsana, qual è la ‘modica quantità’?

Alimenti a rapida preparazione. ( Pixabay)

Gli americani lo chiamano ‘cibo spazzatura’ (letteralmente: junk food), noi ‘porcherie’. Qualunque sia l’espressione usata, serve per identificare liberamente cibi estremamente diversi tra loro. Basti pensare alla pizza, che alcuni in America considerano un cibo spazzatura (ma non c’è da scandalizzarsi: come è noto, gli americani sono un grande popolo, ma non sono famosi per avere le idee molto chiare in materia culinaria… ).

Per definizione, il cibo spazzatura contiene molte calorie ma fornisce uno scarso valore nutrizionale. Tornando alla pizza, la delizia partenopea famosa in ogni angolo del pianeta fornisce molte calorie con un apporto nutrizionale variabile, in base alla qualità degli ingredienti e alla capacità di preparazione. Quindi è difficile darne una definizione univoca.
Per quanto riguarda i cibi e le bevande indiscutibilmente spazzatura, vi sono quelle ricche di zuccheri come biscotti, torte, caramelle e bevande gassate. E poi snack ricchi di grassi, le patatine fritte hamburger, le crocchette e i sandwich di pollo, le ciambelle eccetera.
Un’altra caratteristica del cibo spazzatura è che tende a saziare poco, per gli alti livelli di zuccheri. Il problema di questi alimenti è che oggigiorno se ne consumano troppi.

Negli anni 50 è stato introdotto il concetto di fast food, ma la categoria di alimenti che vi appartengono, in sessant’anni è cambiata. Oggi sono considerati fast food, secondo l’Istituto nazionale di salute Usa, tutti quei cibi considerati «sostituti facili e veloci per la cucina casalinga», che siano «ricchi di calorie, grassi, zuccheri e sale». Inoltre i fast food sono cibi industriali, ricchi di aromi artificiali, conservanti e altri additivi discutibili.
Ma è anche vero che in alcuni fast-food si possono ordinare insalate, frutta e alcune bibite innocue, per cui non tutti i cibi da fast food sono automaticamente catalogabili come ‘spazzatura’.

STATISTICHE SUL CONSUMO

Tra il 2007 e il 2010, secondo gli ultimi dati disponibili del National Health and Nutrition Examination Survey sul consumo di fast food in America, gli adulti hanno consumato in media l’11,3 per cento delle calorie giornaliere totali dai fast food, in leggero calo rispetto al 2003-2006. È stato inoltre appurato che gli adulti oltre i sessant’anni consumano meno cibi spazzatura.

Per quanto riguarda i bambini e gli adolescenti dal 2011 al 2012, un terzo dei bambini e ragazzi tra i 2 e i 19 anni ha mangiato al fast food nel periodo di indagine; il 12 per cento ha assunto meno del 25 per cento delle calorie totali dai fasti food; un altro 12 per cento ha assunto oltre il 40 per cento delle calorie totali da questi cibi; mentre l’11 per cento ha assunto dal 25 al 40 per cento delle calorie totali dai fast food.

Altri numeri sul consumo di junk food – secondo un sondaggio condotto su più di 24 mila americani nel 2011 – dicono che il 75 per cento ha consumato almeno una volta cioccolato, mentre nei quattro anni successivi è stato registrato un incremento del consumo fino all’82 per cento.

Per quanto riguarda le bibite gassate il consumo è diminuito, con livelli più bassi degli ultimi trent’anni. Comunque se ne beve ancora in quantità: il sei per cento degli americani, secondo un sondaggio di Gallup del 2014, ha dichiarato di cercare di non consumare queste bevande, rispetto al 41 per cento registrato nel 2002.  Un altro sondaggio, condotto dal Centro per il Controllo e la prevenzione delle malattie, ha rilevato che il 17 per cento beve almeno una bevanda zuccherata al giorno.

Parlando di snack, nel 2015 il 94 per cento degli americani, secondo la società di mercato Mintel, hanno fatto uno spuntino, in netto aumento rispetto al 64 per cento dell’anno precedente. Purtroppo non è chiaro quanto questi spuntini siano composti da cibo spazzatura, ma è facile pensare che spesso si fanno spuntini quando si desidera molto un cibo, per cui difficilmente si assume frutta o verdura.

Secondo i dati più importanti del sondaggio, il 50 per cento degli americani mangia due o tre snack al giorno, il 62 per cento fa gli spuntini per soddisfare un desiderio, il 33 per cento fa spuntini più sani rispetto all’anno precedente e infine complessivamente per il 51 per cento dei consumatori è più importante il gusto della salute.

LE CONSEGUENZE SULLA SALUTE

Considerato l’elevato numero di persone obese e in sovrappeso, sembra che la metà delle persone consideri ancora più importante il gusto della salute. Ma al tempo stesso dichiarano anche di fare scelte alimentari migliori. Quindi è necessaria una riflessione: gli snack consumati nei pasti principali, secondo l’Ndp group (una società di ricerche di mercato che ha intervistato 12 milioni di consumatori all’anno), aumenteranno di circa il cinque per cento nei prossimi cinque anni, soprattutto nei cibi come barrette nutrizionali, yogurt e frutta fresca. Ma alcuni di questi cibi, nonostante siano sbandierati come salutari, sono a loro volta infarciti di zuccheri e ingredienti artificiali. Quindi vale sempre la vecchia e saggia regola del buon padre di famiglia: concentrarsi su alimenti freschi e naturali, ed eliminare senza troppi ragionamenti fast & junk food.

 

Articolo in inglese: ‘Junk Food: What Are We Eating and Why?

Traduzione di Massimiliano Russano

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