Cesare Battisti, presto l’estradizione?

Cesare Battisti (D) lascia il quartier generale della polizia federale il 13 marzo 2015 a Sao Paulo, Brasile (REGINALDO CASTRO/AFP/Getty Images)

Scarcerato l’ex terrorista Cesare Battisti in Brasile, ma rimane l’imputazione di ‘esportazione di valuta’. Quello che per l’Italia è un assassino che deve scontare ben due ergastoli, mentre per il Paese sudamericano un uomo libero, si stava recando in Bolivia in auto, quando è stato arrestato. Un giudice brasiliano ne ha poi ordinato la scarcerazione con obbligo di firma.

È complessa e intricata la vicenda dell’ex terrorista rosso, condannato in Italia all’ergastolo per due omicidi che afferma di non avere commesso. Evaso di prigione, è vissuto per anni all’estero e in particolare in Brasile, dove evidentemente l’ex terrorista ha avuto modo di trovare adeguate ‘protezioni’.

Nel ‘curriculum’ criminale di Battisti figurano varie voci tra cui rapine da ragazzo e quelle poi con il gruppo dei Proletari armati per il comunismo. Furti e rapine che, da loro, venivano considerate «riappropriazioni proletarie». Nel 1979 l’arresto e nel 1981 l’evasione, grazie ai suoi compagni travestiti da carabinieri. In contumacia, verrà condannato in via definitiva per 4 omicidi, oltre che diverse per rapine e altri crimini. Tra le varie condanne, Battisti, ritiene ingiuste solo quelle relative agli omicidi.

In passato Cesare Battisti è stato a dir poco appoggiato dal governo brasiliano (l’ex presidente Lula Da Silva aveva firmato un decreto in cui riconosceva, non si sa su quali basi, a Battisti il diritto d’asilo come rifugiato politico), ma – birre a parte – pare che la pacchia ora stia per finire, visto che l’attuale primo ministro, Michel Temer, sembra disposto a concedere l’estradizione al nostro Paese. Tuttavia per farlo è necessario che il governo italiano si impegni a ridurre la sua pena a 30 anni, dal momento che le leggi del Brasile prevedono che l’estradizione sia possibile solo se la persona è accusata di reati e pene previsti anche dalla legge brasiliana (la quale, per l’appunto, non prevede condanne superiori ai 30 anni).

Riguardo al suo ultimo arresto, dovuto al fatto che l’ex terrorista rosso stava tentando di superare il confine del Brasile verso la Bolivia con addosso alcune migliaia di euro (cosa che configurerebbe anche il reato di esportazione di valuta), il Corriere fa notare che si possa essere trattato di una scusa della polizia per portarlo in prigione, dal momento che il governo basiliano aveva assicurato all’Italia – secondo indiscrezioni dei media – di «avere un piano» per garantire l’estradizione di Battisti.
Probabilmente la polizia lo seguiva e ha usato una scusa per arrestarlo – sembra sostenere il Corriere – in quanto in Brasile Battisti non aveva reati da scontare e quindi era in piena libertà. La soffiata ai media brasiliani potrebbe essere stata un modo per farlo sentire braccato e costringerlo a tentare la fuga.
Nella sua auto è stata anche trovata della polvere bianca, che la polizia sospetta essere cocaina.

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