Censura a pagamento sul social media cinese Weibo

Il logo di Sina Weibo

L’equivalente cinese di Twitter, ma con censura. Il social media Sina Weibo, ha annunciato che assumerà mille suoi utenti come censori, o meglio «censuratori» online. Questi utenti verranno pagati per segnalare contenuti ‘pericolosi’ postati da altri utenti di Weibo, parenti e amici inclusi.

Weibo ha pubblicato l’annuncio in un post del 27 settembre, dicendo che assumerà inizialmente mille «Censori Weibo» tra chi ha già un account. L’iniziativa è in linea con le direttive statali promulgate dalla sezione di Pechino dell’Amministrazione Cinese del Ciberspazio, uno dei massimi organi politici cinesi responsabile della censura (e della propaganda) di Stato.

Il lavoro è aperto agli utilizzatori dell’app cinese che siano registrati da almeno un anno e abbiano un «punteggio Weibo» di oltre 80 crediti. Questi crediti vengono valutati in base a quanto un utente sia accondiscendente rispetto alle politiche di censura del regime cinese: a chi venga trovato a postare contenuti non conformi alle direttive del regime, vengono sottratti crediti; chi invece partecipi alla promozione di post con contenuti favorevoli al governo riceve crediti extra.
Un punteggio di 80 di solito corrisponde a una persona che non ha mai avuto riduzioni di penalizzazione o, pur avendone avute, è riuscita a risalire diffondendo post favorevoli al regime.

Secondo l’annuncio, Weibo pagherà uno stipendio di 200 yuan (circa 30 euro) e premierà i primi dieci di ogni mese con un iPhone (o smartphone equivalente di marchio cinese) o con un tablet.
Ai censuratori è richiesto di segnalare un minimo di 200 post al mese, specificatamente quelli a carattere pornografico e/o qualificati come «informazioni pericolose» considerate illegali dal regime. Weibo inoltre, terrà delle sessioni di formazione on-line e di persona, per assicurarsi che i nuovi addetti alla censura abbiano compreso il loro compito fino in fondo.

Il regime cinese sta inasprendo la censura in preparazione del 19simo Congresso Nazionale del Partito Comunista Cinese, che sarà il mese prossimo. Reteurs ha riportato che lunedì scorso, l’Amministrazione Cinese di controllo del Ciberspazio (Cac) ha sanzionato Weibo e Wechat [l’equivalente cinese di WhatsApp, ndt] per non aver censurato appropriatamente alcuni «contenuti illegali» nei loro siti. Questo nonostante la piattaforma di Weibo abbia già un forte meccanismo di censura, che da lavoro già a un enorme numero di censuratori a tempo pieno. Il recente annuncio di assumere altri addetti alla censura tra gli utenti utilizzatori potrebbe essere quindi una risposta alle sanzioni.

Vignetta satirica sulla censura dei social media cinesi Weibo e Tecent; in cinese al centro: «la cravatta che il pinguino (simbolo di Tecent) porta non sempre è solo decorativa»

L’ARMA DELLA CENSURA TRA GLI UTENTI

Tutti i più popolari social network nel mondo hanno impiegati il cui lavoro è specificamente quello di ‘controllare e monitorare’ i contenuti segnalati dagli utenti: Facebook, per esempio, ha un gran numero di analisti che controllano ogni post segnalato, per verificare che non violi le norme interne del sito. Ma la recente iniziativa di Weibo va ben oltre: i censori non sono professionisti stipendiati ma sono scelti tra gli utenti, e vengono retribuiti riportando contenuti che loro ritengono essere fuori dalla linea di tolleranza del regime. E naturalmente, grazie agli incentivi promessi i censori – per arrivare alla quota di 200 post al mese – saranno fortemente tentati a denunciare persino amici e familiari.

Non pochi cittadini cinesi hanno ridicolizzato l’annuncio di Weibo e hanno paragonato questo tipo di censura a quello delle famigerate ed ignobili ‘Guardie Rosse’ del periodo della Rivoluzione Culturale maoista degli anni 60-70. In quegli anni infatti, le Guardie Rosse denunciavano e infliggevano pene violente come pestaggi e umiliazioni pubbliche a chiunque non aderisse senza riserve e in modo assoluto ai diktat di Mao Tse-tung.

Weibo è la seconda piattaforma più importante dei social media in Cina, dopo le app di messaggistica WeChat e Tecent, ed è spesso paragonata a Twitter che è bandito in Cina a causa del blocco delle informazioni su internet: il Grande Firewall del regime comunista.
Le esatte ragioni del blocco di Twitter non sono mai state spiegate chiaramente dal regime, ma i cinesi credono, non a torto, che sia dovuto al favore che il regime ha tributato a Sina Weibo che, in quanto azienda cinese, è molto meglio pilotabile e facilmente assoggettabile alla censura del regime dittatoriale cinese.

Articolo in inglese:  China’s Twitter Clone Weibo Will Hire 1,000 Users to Rat Out Fellow Netizens for Dissenting Speech

Traduzione di Fabio Cotroneo

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