Catalogna, partito unionista il più votato. Maggioranza ai separatisti

Albert Rivera e Inés Arrimadas del partito Ciudadanos (Wikimedia Commons)

Nelle elezioni regionali anticipate in Catalogna vince il partito unionista Ciudadanos di Inés Arrimadas, che da solo ottiene 37 seggi e il 25,37 per cento dei voti, ma la maggioranza assoluta dei seggi va ai partiti secessionisti. Altissima l’affluenza alle urne, che ha superato l’81 per cento.

JxCat (Junts per Catalunya), il partito dell’ex presidente catalano Puigdemont  ̶  ancora in esilio a Bruxelles  ̶  ha ottenuto 34 seggi, Erc (Sinistra Repubblicana di Catalogna) 32 seggi, e Cup altri quattro. In totale sono quindi 70 su 135 i seggi accumulati dai separatisti nel Parlamento di Barcellona (capitale di Catalogna), contro i 57 degli unionisti. Per questi ultimi, ai 37 di Ciudadanos si sommano infatti i 17 del Psc e i soli tre seggi ottenuti dal Partito Popolare. Solo otto i seggi per il partito di Podemos (Cec).

Nonostante il risultato finale di maggioranza sui seggi per il blocco separatista, il quotidiano spagnolo El Mundo parla comunque di «sconfitta morale» per i secessionisti e di fatto la maggioranza assoluta dei voti dà ragione ai partiti non indipendentisti: 52 per cento contro il 48 per cento dei voti per i partiti indipendentisti. Ma la sfida dell’indipendentismo rimane comunque sempre accesa, dal momento che con due seggi in più dei 68 necessari per l’Assemblea regionale di Barcellona, i separatisti possono riprendersi il controllo della Generalitat e della Camera catalana. E Puigdemont, avendo superato di due seggi i repubblicani di Oriol Junqueras (attualmente in carcere a Madrid), potrà aspirare ancora a tornare presidente della Catalogna.

I separatisti hanno perso comunque due seggi rispetto alle elezioni del 2015 (nelle quali Erc e JxCat si erano presentati insieme in un’unica lista), mentre Ciudadanos da solo ha migliorato il risultato del 2015 di ben dodici seggi. Tuttavia, Erc e JxCat potrebbero nuovamente unirsi per formare un nuovo governo indipendentista.

Va ricordato che nonostante la volontà di Puigdemont di tornare al governo catalano,  se dovesse rimettere piede adesso in Spagna, potrà essere ancora arrestato. Puigdemont è infatti accusato dal governo centrale di ribellione, dopo aver approvato circa due mesi fa la dichiarazione unilaterale di indipendenza della Catalogna; un atto incostituzionale per il quale rischia fino a trent’anni di carcere e che aveva spinto il premier Mariano Rajoy a richiedere l’applicazione dell’articolo 155 per sciogliere il governo catalano e riprenderne il controllo, così come la convocazione delle elezioni anticipate per dare la parola al popolo con la speranza di porre fine alla minaccia secessionista. Tuttavia i risultati del voto delineano una situazione ancora in bilico.

Per lo stesso reato sono indagati dal Tribunale Supremo spagnolo assieme a Puigdemont altri funzionari catalani, tra cui l’ex presidente Artur Mas, mentre degli otto ex ministri dell’ex governo catalano per i quali era stata chiesta la custodia cauterlare, si trovano ancora in carcere per l’appunto l’ex vice di Puigdemont Oriol Junqueras e l’ex ministro degli Interni Joaquim Forn.
Per loro Puigdemont chiede dal Belgio la scarcerazione, in modo che possano tornare in Parlamento per votare al primo turno dell’elezione del nuovo presidente catalano, che dovrà tenersi il 10 febbraio 2018, mentre un po’ prima, il 23 gennaio, si terrà la sessione costitutiva dell’assemblea catalana.

Top