Catalogna, dalla corruzione all’indipendenza

(Photo by Jeff J Mitchell/Getty Images)

Non che l’Italia sia estranea ai casi di corruzione, ma a scorrere la lista di quelli della Spagna, che coinvolgono sia la destra che la sinistra, è impossibile non rimanere un minimo interdetti. Nel caso della Catalogna in particolare, la corruzione dei partiti politici è in qualche modo collegata al fenomeno che attualmente più di tutti attira l’attenzione d’Europa e forse del mondo: il movimento indipendentista catalano.

GLI SCANDALI POLITICI

Nel periodo di tempo che va dal 2003 ai primi anni del governo di Artur Mas, la fame indipendentista della Catalogna si era sensibilmente placata, a parte qualche rivendicazione da parte della sinistra catalana quando era al governo, che cominciava a farsi qualche conto prendendo in considerazione una Catalogna indipendente dal punto di vista economico.

Negli anni del governo di Artur Mas, tuttavia, il partito della Convergenza Democratica di Catalogna, è investito da una serie di scandali di corruzione. Lo stesso accade però anche a sinistra, in cui è coinvolto il Partito dei socialisti di Catalogna.

Tra gli scandali riguardanti il partito di sinistra in Catalogna, figurano tra i principali e i più recenti il Caso Innova, relativo a contratti e pagamenti illegali effettuati dal comune di Reus a beneficio di alti funzionari nel sistema medico ospedaliero, e il caso Pretoria, relativo a casi di corruzione nelle scelte urbanistiche e riciclaggio di denaro.

Tra gli scandali che coinvolgono invece Ciu e la Convergenza Democratica di Catalogna, figura tra i principali il Caso Palau o Caso Millet, che ha infangato il nome e la storia del Palazzo della Musica Catalano e riguarda delle appropriazioni indebite da parte del presidente del patronato della Fundació Orfeó Català-Palau de la Música, e da parte della Cdc, che avrebbe ricevuto commissioni dall’impresa Ferrovial tramite il Palazzo della Musica, in cambio di concessioni di opere pubbliche. Altro caso è quello di Itv, che ha coinvolto il deputato Cdc Oriol Pujol (figlio di Jordi), accusato di traffico di influenze in un presunto complotto per manipolare concorsi delle stazioni di Itv.

Questi e altri scandali sono emersi proprio mentre Artur Mas e il suo partito Convergenza Democratica di Catalogna erano al governo della Catalogna; così, la fame di indipendenza è improvvisamente aumentata. Quella di Artur Mas, che ha indetto un referendum per l’indipendenza nel novembre 2014, è stata infatti una mossa strategica necessaria per distogliere l’attenzione dell’opinione pubblica dai casi di corruzione del suo partito che, rispetto al Psc, era maggiormente nell’occhio del ciclone dal momento che si trovava al governo della Catalogna. Di recente Artur Mas è stato condannato, per quel referendum incostituzionale, a due anni di interdizione dai pubblici uffici.

La coalizione Convergenza e Unione prima delle elezioni catalane del 2015 si è sciolta con l’abbandono di Unione Democratica di Catalogna, contraria al referendum. Così, Convergenza Democratica di Catalogna, rimasta da sola, ha formato la lista Junts pel Sí, unendosi a diversi partiti di sinistra, con l’obiettivo comune dell’indipendenza, che a questo punto allettava anche per ragioni economiche (dal momento che il Pil della Catalogna era superiore a quello della Spagna).

Puigdemont, l’attuale leader catalano che non ha potuto fare a meno di ricalcare le orme del suo predecessore lanciando il referendum per l’indipendenza il 1° ottobre scorso, è stato eletto a capo della Generalitat nel 2016 a seguito dell’intesa tra Junts pel Sí e la Cup, un partito di estrema sinistra che sostiene a gran voce l’indipendenza.

L’ANTEFATTO

Al di là delle ragioni politico-strategiche, per spiegare l’attuale tendenza nazionalistica in Catalogna non serve andare troppo indietro nel tempo, cioè a quando la Catalogna era davvero uno ‘Stato a sé’ (un principato dipendente da Aragona) fino alla costituzione del Regno di Spagna. Basterebbe risalire infatti a un passato più recente, quando Jordi Pujol, al comando del governo catalano dal 1980 al 2003 e a capo della coalizione Convergenza e Unione (Ciu), composta da Convergenza Democratica di Catalogna (Cdc) e Unione Democratica di Catalogna (Udc), ha posto le basi del sentimento nazionalista che è stato rievocato, in seguito, in un primo momento dal leader Cdc Artur Mas, e poi dall’attuale leader catalano Carles Puigdemont.

Al comando della Generalitat de Catalunya Pujol aveva preso il posto di Josep Tarradellas nel 1980, e già nei suo primi anni al governo era stato criticato da quest’ultimo per aver dato alla Catalogna un’impronta eccessivamente nazionalista. In una lettera al direttore di La Vanguardia datata 1981, Tarradellas esponeva tutti i suoi dubbi e le sue preoccupazioni sul nuovo governatore catalano, tanto che secondo lui l’atteggiamento di Pujol avrebbe portato la Catalogna a logorare il suo rapporto con la Spagna.

Nel 2003 è finito il mandato di Pujol sia come capo del governo catalano che della coalizione Ciu. Il suo posto nel Ciu è stato preso da Artur Mas, mentre il governo catalano è passato al comando con l’opposizione e con Pasqual Maragall i Mira, del Partito dei socialisti di Catalogna (Psc). A Maragall è successo José Montilla, sempre del Psc, dal 2006 al 2010.

In questi anni di governo del Psc – partito associato politicamente al Partito Socialista Operaio Spagnolo, (Psoe) – la questione indipendenza della Catalogna era leggermente meno pronunciata nel sentimento nazionalistico, ma le intenzioni indipendentiste permanevano, anche se in maniera silente, dal momento che il Psc catalano ha in sé una doppia identità, sia catalana che spagnola.

Quindi, come si vedrà bene più avanti con la formazione della lista Junts pel Si, sia la destra che la sinistra catalana sono per l’indipendenza, così che i rapporti con Madrid, a prescindere da quale partito politico sia al comando in Catalogna, sono sempre in uno stato di continua tensione.

Ovviamente, la parte conservatrice del governo centrale di Madrid, a differenza della sinistra spagnola, è più per la centralizzazione del potere della Spagna e quindi, conseguentemente, tende a essere molto meno permissiva sulla questione ‘autonomia’ della Catalogna. Paradossalmente è la sinistra di Madrid che è più propensa a concedere potere alle regioni autonome, e quindi ad assecondare anche il sentimento nazionalista della destra catalana. Questo incrocio di interessi spiega anche il ‘compromesso’ tra partiti di destra e di sinistra in Catalogna, e il loro obiettivo comune dell’indipendenza in Catalogna.

Proprio nel 2006, infatti, José Luis Rodríguez Zapatero, al comando di Spagna e del Partito Socialista Operaio Spagnolo (Psoe), approvava uno statuto che conferiva maggiori poteri alla Catalogna, promosso dal parlamento di Madrid ma bocciato in seguito dalla Corte costituzionale spagnola, che lo ha ritenuto incostituzionale per i troppi diritti decisionali concessi alla Catalogna. Questa dichiarazione di incostituzionalità ha costretto Montilla a dimettersi e, nelle successive elezioni del 2010 è tornata al governo catalano la Cdc, questa volta con Artur Mas, che rimarrà al governo catalano fino al 2016, quando verrà eletto l’attuale leader Carles Puigdemont, sempre della Cdc. Da lì, le esigenze politiche porteranno al referendum non ufficiale e a quel capitolo di Storia che si sta dipanando proprio ora.

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