Morti e sparizioni sospette, le indagini di un ex poliziotto dimostrano misteriose analogie

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Nella sezione ‘Viaggio nei misteri della Scienza’ Epoch Times esplora ricerche e testimonianze legate a fenomeni e teorie che sfidano le nostre conoscenze attuali. Scaviamo nelle idee che stimolano l’immaginazione e aprono a nuove possibilità. Sono argomenti a volte controversi: l’ultima parola rimane al lettore.

David Paulides, ex investigatore americano con più di venti anni di esperienza nelle forze dell’ordine, ha studiato una serie di casi di persone scomparse nel Nord America e ha evidenziato la presenza di alcuni elementi in comune a dir poco sconcertanti.  

Le autorità tendono a considerare questi casi da un punto di vista locale, ma Paulides ha approfondito le indagini per constatare come i vari pezzi si incastrino tutti in un unico puzzle, più grande e decisamente più inquietante: «È come in un episodio di X-Files», ha dichiarato durante una conferenza tenutasi il 21 maggio all’Università di Toronto. Paulides ha raggruppato circa duemila casi che hanno in comune le stesse misteriose caratteristiche.

Le sparizioni si verificano tutte in luoghi ben precisi, soprattutto nelle vicinanze di specchi d’acqua e nei parchi nazionali. Se al momento del ritrovamento le persone sono ancora vive, hanno spesso vuoti di memoria; quando invece vengono trovate morte, la causa del loro decesso è difficile da stabilire; a volte vengono ritrovate in zone che non avrebbero potuto raggiungere a piedi, oppure in luoghi che sono già stati perlustrati da cima a fondo. Ad esempio, ha riferito il caso di un bambino ritrovato disteso su un tronco d’albero caduto in un sentiero che i ricercatori avevano percorso più volte nei giorni precedenti.

Alle persone spesso mancano scarpe e indumenti e stranamente i cani da soccorso non riescono a fiutare le tracce; infatti alcuni agenti cinofili hanno riferito a Paulides che i cani si comportano in modo strano, camminano a distanza, girano in tondo e poi si siedono: gli investigatori non trovano spiegazioni, anche perchè gli incidenti si verificano spesso in zone dove non ci sono animali selvatici e i corpi non presentano segni di violenza fisica.

Paulides ha fatto notare che le persone scomparse hanno una capacità mentale che non conosce vie di mezzo: «O sono minorate o sono brillanti, voglio dire, super brillanti». Ha discusso decine di casi che ha seguito ottenendo rapporti ufficiali, grazie alla legge americana sulla libertà di informazione, alcuni dei quali sono stati pesantemente censurati. Ha interrogato gli investigatori locali, ha intervistato i testimoni oculari e si è consultato con i medici legali, ma ha precisato: «Sto parlando solo del due percento dei duemila casi che ho documentato».

Le sue indagini sono iniziate nel 2009, dopo il suo congedo dalla polizia di San Jose: due guardie forestali che avevano prestato servizio in alcuni parchi nazionali gli riferirono che molti casi di persone scomparse all’interno di quei parchi andavano ulterirmente approfonditi. Da allora Paulides ha esteso le sue ricerche fino alle aree urbane, dove ha scoperto casi non solo con caratteristiche simili, ma anche più lontani nel tempo: sparizioni del genere si sono verificate già a partire dal diciannovesimo secolo.

RITROVAMENTI IN LUOGHI INSOLITI

Paulides ha riportato alcuni esempi di persone che inizialmente si trovavano in un posto e poco dopo in un altro a chilometri di distanza: in particolare nei casi di due bambini; si tratta di un dettaglio fondamentale, dato che entrambi erano decisamente troppo piccoli per riuscire a fare tanta strada da soli.

Nel luglio del 1957, David Allen Scott, un bambino di due anni, sparì nei pressi di Twin Lakes, tra le montagne della Sierra Nevada: il padre lo teneva d’occhio, ma quando uscì dal camper dove era salito solo per qualche istante, suo figlio non c’era più. La zona non era difficile da perlustrare, la visibilità era buona, ma solo dopo tre giorni di ricerche, la squadra ritrovò il bambino: questo dopo averlo cercato in lungo e in largo su due montagne vicine. Paulides ha dichiarato: «Quel bambino sapeva a malapena camminare». È chiaro che Scott non poteva essere arrivato fin lì a piedi.

Nell’aprile del 1952, un altro bambino di due anni, Keith Parkins, sparì poco lontano dalla sua abitazione a Ritter, nell’Oregon: Keith correva intorno alla stalla quando svanì nel nulla; venne ritrovato circa venti ore dopo, a quindici miglia da casa, disteso a faccia in giù su un laghetto ghiacciato. Era ancora vivo.

IL COLLEGAMENTO CON L’ACQUA

Paulides ha dichiarato che spesso i corpi delle persone scomparse sono stati ritrovati in acqua, ma non si può parlare di annegamenti; molti casi si sono verificati nella regione dei Grandi Laghi, ma anche nelle vicinanze di specchi d’acqua urbani e non solo.

Jelani Brinson, studente e calciatore di ventiquattro anni, è stato ritrovato nello stagno di un campo da golf ad Anoka, nel Minnesota: l’ultima volta era stato visto a casa di alcuni amici una sera di aprile del 2009; gli investigatori hanno trovato il suo cappello in un giardinetto vicino, le sue scarpe in un altro. Aveva piovuto per giorni e il campo da golf era pieno di fango, ma i calzini di Brinson erano puliti, non poteva esserci arrivato sulle sue gambe: qualcuno lo aveva gettato nello stagno e Paulides sostiene che Brinson non sia morto per annegamento, ma la causa del decesso non è stata ancora accertata. Questo è solo uno dei tanti casi verificatisi nella zona.

Paulides ha scritto diversi libri riguardo alle sue indagini, come Missing 411: A Sobering Coincidence, una raccolta dei casi di giovani scomparsi nei pressi di laghi o fiumi urbani; la maggior parte delle sparizioni hanno luogo nel Minnesota e nel Wisconsin.

In genere, i giovani si trovano in un a bar a bere con gli amici e nessuno li vede sparire; dopo alcuni giorni vengono trovati morti in acqua e, anche se a prima vista è facile ipotizzare un annegamento accidentale, Paulides sostiene che in realtà non sia così semplice: per esempio, spesso succede che i cadaveri dei giovani scomparsi vengano ritrovati dopo diversi giorni, ma i referti dei medici legali sostengono che sono rimasti in acqua solo per un giorno o due.
Incidenti simili sono accaduti anche in altre parti del mondo, ma Paulides non li ha esaminati in modo approfondito.

Ultimamente, ‘le morti del canale di Manchester’ hanno richiamato una certa attenzione: i giornali britannici hanno ipotizzato che le decine di cadaveri (perlopiù maschili) ritrovati in un canale di Manchester nel corso degli ultimi anni possano essere l’opera di un serial killer, noto con il nome di ‘The Pusher’. Paulides però sostiene che il canale sia troppo poco profondo perché persone vi possano essere annegate.

CONCLUSIONI

In molti hanno espresso congetture sull’argomento, attribuendo la responsabilità degli incidenti persino allo Yeti e agli alieni, ma Paulides non si sbilancia: «Non ho mai fornito una teoria, vi ho riferito solamente una serie di fatti». E aggiunge: «Cosa succederebbe se vi dicessi “la verità è questa” e domani qualcuno vi dimostrasse che mi sono sbagliato? La mia credibilità andrebbe in fumo». Ma Paulides lascia intendere che dietro questi eventi potrebbe celarsi qualcosa di non ordinario: «È semplice dare una spiegazione razionale quando si studiano casi con caratteristiche diverse. Ma davanti a centinaia di casi perfettamente identici tra loro, la prospettiva cambia».

Articolo in inglese: Retired Police Detective Identifies Mysterious Patterns Across Thousands of Missing Persons Cases



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