Business migranti, in Libia è guerra

Dei migranti africani appena arrivati in una base navale di Tripoli, capitale libica, l’11 ottobre 2017 , dopo un salvataggio in mare (MAHMUD TURKIA/AFP/Getty Images)

Problemi in vista in Libia: cambiano gli equilibri di potere a Sabratha, città chiave a ovest di Tripoli e punto di partenza principale dei migranti. L’effetto che questo avrà sul piano del ministro degli Interni Minniti è tutto da vedere.

Secondo delle inchieste di Reuters e Associated Press – smentite dal governo italiano e non ritenute affidabili da tutti gli analisti – l’Italia avrebbe in qualche modo stretto un accordo per fermare le partenze dei migranti con la milizia Dabashi, un gruppo di persone armate di dubbia moralità, che aspira forse a passare al lato legale accreditandosi come vera e propria forza militare. Lo stesso gruppo era stato incaricato dall’Eni di proteggere un importante asset petrolifero proprio in Libia.

Ora, tuttavia questa milizia è stata sconfitta – almeno temporaneamente – dalle forze dell’Operation Room Anti Isis, una forza militare riconosciuta dal Governo di Unità Nazionale di Fayez al-Sarraj. Tra le due forze le tensioni sussistono da tempo, dal momento che la milizia Dabashi mal sopportava di dover condividere il proprio territorio con altri. In realtà anche la milizia Dabashi è – secondo le inchieste giornalistiche – legata al governo di Serraj, ma il tipo di legame potrebbe essere di natura diversa: un legame economico forzato dalle circostanze.
Anche il legame con l’Operation Room, in realtà, potrebbe non essere dei più solidi, in quanto insidiato dal generale Haftar – a capo di un’altra potente forza militare – che spera di allearsi all’Operation Room.

Un altro punto che divide le fazioni è il fatto che la Dabashi non è tanto avversa all’Isis quando lo sono l’Operation Room – creata dagli Usa appunto per contrastare le milizie islamiche – e la brigata al Wadi, alleata dell’Operation Room.

L’INCIDENTE

Secondo L’Espresso lo scontro è scoppiato a causa di un camion degli uomini di Dabashi, che sarebbe passato per un checkpoint controllato dall’Operation Room senza fermarsi: si sarebbe trattato non di un errore, ma di una provocazione studiata.
Secondo Abc News, invece, lo scontro è scoppiato perché dei militanti della brigata al Wadi, ritrovandosi con troppi migranti fermi nel proprio territorio – impossibilitati a raggiungere la costa per partire, a causa della milizia Dabashi che controlla quella parte di territorio – avrebbero tentato di farli partire con la forza e si sarebbero ritrovati in uno scontro a fuoco con la milizia avversaria.

In ogni caso, attualmente lo scontro, ancora in corso, vede da un lato la Dabashi e la Brigata 48, e dall’altra l’Operation Room e la brigata al Wadi. Secondo LEspresso, la Brigata 48 è stata creata dal governo di Serraj, ma è stata poi infiltrata e corrotta dalla milizia Dabashi, diventandone di fatto un’estensione.
Tutte le forze coinvolte sono teoricamente associate al governo di Serraj, anche se il generale Haftar, che controlla la forza militare più potente in Libia, ha cercato di trarre vantaggio dallo scontro associandosi all’Operation Room, che sembra indecisa sull’accettarne o meno la collaborazione, dato che Haftar si contrappone al governo di Serraj.

Altre milizie avrebbero poi approfittato dello scontro per portare i migranti a partire di nuovo dalla costa. Lo scopo sarebbe quello di costringere l’Italia a trattare con tutte le milizie equamente, se vuole impedire le partenze.
I 5 milioni che secondo L’Espresso al Dabashi avrebbe ricevuto dall’Italia, fanno gola a tutti gli altri gruppi: «È come dire: qui comandano i trafficanti e i patti bisogna farli con tutti altrimenti ci riprendiamo il controllo delle partenze, con le buone o con le cattive – afferma una fonte del periodico – I trafficanti prima guadagnavano dieci volte tanto, se non ottengono un ‘risarcimento’ cominceranno a far partire migliaia di migranti che ora sono ancora nascosti nei capannoni».

EMERGENZA UMANITARIA

Per quanto riguarda i civili, che si ritrovano al centro degli scontri, «la situazione è drammatica – racconta Meron Estefanos, attivista eritrea in Libia a Internazionale – perché una settimana fa i carcerieri hanno abbandonato i centri a causa dei combattimenti e sono scappati, così i migranti sono fuggiti, ma sono stati arrestati da altri gruppi armati e dalle forze di sicurezza, che li hanno portati in altri centri dove si trovano da cinque giorni. Ci sono persone morte a causa di ferite da arma da fuoco e che non sono state seppellite».

 

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