Bonifica Fukushima, problema smaltimento acqua radioattiva

Lavoratori durante il processo di decontaminazione e ricostruzione presso la centrale nucleare di Fukushima Daiichi in Giappone il 25 febbraio 2016. (Christopher Furlong/Getty Images)

In seguito allo tsunami del 2011, la Tokyo Electric Power Company, gestore dell’impianto nucleare Daiichi di Fukushima, ha annunciato che potrebbe scaricare nell’Oceano Pacifico fino a 770mila metri cubi di acqua contaminata con il trizio radioattivo come parte della sua operazione di bonifica; un annuncio che ha sollevato delle polemiche anche se altre strutture meno conosciute in tutto il mondo abbiano già rilasciato Trizio nell’oceano e nell’ambiente.

«Dopo essere stato diluito – ha spiegato il tecnico nucleare Tadahiro Katsuta dell’Università Meiji, via email – il Trizio viene rilasciato nell’oceano, non solo dalle centrali nucleari, ma anche dagli impianti di riciclaggio in tutto il mondo».

Il Trizio è difficile da eliminare dagli effluenti delle centrali nucleari perché, essendo un isotopo radioattivo dell’idrogeno, può legarsi all’ossigeno rendendo l’acqua triziata e, diventando parte di essa, non è così facile rimuoverlo come altri contaminanti.

Per smaltire quest’acqua triziata nell’oceano si potrebbe anche stoccarla nel metallo o vaporizzarla in atmosfera; ma, secondo Katsuta, queste soluzioni non sono sostenute da ricerche scientifiche su scala globale, né sono agevoli da attuare con quest’acqua molto triziata; inoltre, i costi di queste alternative sarebbero gravosi e andrebbero a sommarsi a spese di bonifica già molto elevate: il governo giapponese ha stimato che lo scorso anno le spese relative alle catastrofi provocate dalla fusione di tre reattori della centrale elettrica, causata dal terremoto e dallo tsunami del 2011, raggiungeranno 188 miliardi di dollari.

Quindi, viste la difficoltà nel rimuovere il Trizio dall’acqua, la maggior parte delle centrali nucleari la rilascia nell’ambiente: emissioni che, come avverrebbe a Fukushima, sono controllate per consentire al Trizio di diffondersi nell’ambiente gradualmente in concentrazioni considerate sicure.

Negli Stati Uniti, l’Agenzia per la protezione ambientale (Epa) ha stabilito un livello massimo di contaminazione per il Trizio di 20 mila picoCuries per litro (pCi /l). Guardando questi dati in prospettiva: se una persona beve acqua potabile contaminata a questo livello sarà esposta alla stessa quantità di radiazioni di un volo aereo di tre o quattro ore; e, secondo le stime della Commissione statunitense per la regolamentazione nucleare, se una persona beve acqua contaminata con il triplo di questo valore di Trizio avrà una probabilità su 1,25 milioni di sviluppare una cancro letale.

Il Trizio è considerato una sostanza radioattiva relativamente innocua. L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha stabilito un livello di concentrazione massimo circa 13 volte superiore alla raccomandazione dell’Epa. I nostri corpi sono costantemente esposti alle radiazioni, la maggior parte dei quali provenienti da fonti naturali, come la radiazione cosmica del sole e delle stelle.

«Le dosi derivanti dagli effluenti delle centrali nucleari contribuiscono in modo trascurabile alle radiazioni di fondo alle quali sono normalmente esposte le persone – riferisce la Commissione statunitense per la regolamentazione nucleare – e rappresentano meno dello 0,1 per cento della dose di fondo totale».

Altre sostanze radioattive più pericolose, come lo Stronzio e il Cesio, sono state rimosse dall’acqua di scarico di Fukushima. Ma il sistema di filtraggio usato per rimuovere queste sostanze non è efficace al cento per cento, ha spiegato Ken Buesseler, scienziato senior all’Istituto oceanografico di Woods Hole che ha seguito da vicino la bonifica di Fukushima e gli impatti del disastro sugli oceani.

«Ci sarà radioattività residua nelle vasche che non proviene dal Trizio ma da decine di altri radionuclidi – ha specificato via email – Non ho visto una buona, e certamente non indipendente, valutazione di questi altri radionuclidi. Con un volume così grande e un potenziale rilascio, vorrei sapere che altro rimane nell’acqua del serbatoio oltre al Trizio».

Prima di prendere una decisione sullo smaltimento del Trizio di Fukushima, l’Agenzia internazionale per l’energia atomica (Iaea) ha suggerito un test su scala globale in collaborazione con le parti interessate che tenga conto anche dei radionuclidi residui menzionati da Buesseler.

Nel frattempo, a luglio, i pescatori locali non sono stati i soli ad esprimere le loro preoccupazioni dopo che il Japan Times ha riportato le dichiarazioni di Takashi Kawamura, presidente della Tokyo Electric Power Company (Tepco), sulla decisione già presa dalla società di scaricare il Trizio nell’oceano.

Il portavoce della Tepco Shinichi Nakakuki ha comunicato via email a The Epoch Times che, secondo ricerche scientifiche, rilasciare l’acqua triziata nell’oceano non avrà alcun impatto; ma ha aggiunto che i commenti di Kawamura non vanno interpretati come la parola definitiva sui progetti per l’acqua da parte di Tepco, la quale, prima di prendere una decisione definitiva, continuerà a dialogare con il governo e le parti interessate.

Articolo originale di Tara MacIsaac: Fukushima Nuclear Waste Could Be Dumped in Pacific Ocean

Traduzione di Massimo Marcon



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