Batteria di duemila anni fa ha disorientato gli archeologi per decenni

Illustrazione di una batteria di Baghdad dalle foto dei reperti di un museo. (Cmcderm1 / iStock / Thinkstock)

L’universo è pieno di misteri che sfidano le nostre conoscenze. Nella sezione ‘Ai confini della realtà: Viaggio nei misteri della Scienza’ Epoch Times raccoglie storie che riguardano questi strani fenomeni per stimolare l’immaginazione e aprire possibilità ignote. Se siano vere o no, sei tu a deciderlo.

OOPArt (reperti fuori posto) è un termine che si riferisce a decine di oggetti preistorici scoperti in numerosi luoghi in tutto il mondo, che sembrano mostrare un livello tecnologico insolito rispetto ai tempi in cui sono stati realizzati. Gli OOPArt spesso deludono gli scienziati tradizionali, rallegrano i ricercatori avventurosi aperti a teorie alternative e animano il dibattito.

Le ‘batterie di Baghdad’ sono dei reperti scoperti nel 1938 dall’archeologo tedesco Wilhelm Konig appena fuori da Baghdad, in Iraq. Le repliche di questi manufatti dimostrano che potevano generare più di un volt di elettricità migliaia di anni prima rispetto all’epoca in cui si ritiene che gli uomini siano divenuti capaci di farlo.

Gli scettici cercano spesso le spiegazioni per gli OopArt nei fenomeni naturali. Tuttavia nel caso delle batterie di Baghdad appare evidente che gli oggetti sono stati creati dall’uomo e possono produrre elettricità. Naturalmente lo scopo reale rimane un mistero.

«Le batterie hanno sempre catturato tanto l’interesse quanto la curiosità», ha spiegato nel 2003 alla Bbc il dott. Paul Craddock, un esperto di metallurgia del British Museum. «Si tratta di oggetti unici. Per quanto ne sappiamo nessun altro ha trovato niente del genere. Sono reperti strani, uno degli enigmi della vita».

Sono composte da alcune giare di terracotta chiuse da tappi di asfalto, con una barra di ferro oltre il tappo e circondate da rame. Le giare erano riempite con aceto, vino o qualche altra sostanza acida, come si può osservare dalla corrosione interna. L’aceto o qualunque altra soluzione elettrolitica potrebbe aver aiutato il congegno a produrre elettricità.

Lo Smith College nel Massachusetts ha duplicato il dispositivo. Un post sul sito del College spiega che «non esiste una testimonianza scritta dell’esatta funzione della giara ma la migliore ipotesi è che fosse una specie di batteria. Gli scienziati ritengono che le pile (se questo è il loro ruolo corretto) venissero usate per galvanizzare gli oggetti, come ad esempio porre lo strato di un metallo (oro) sulla superficie di un altro (argento), un metodo ancora oggi in uso in Iraq».

Articolo in inglese: 2,000-Year-Old Battery Has Puzzled Archaeologists for Decades

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