Bambino di due anni blocca un iPhone per mezzo secolo

(Pubblico dominio)

Molti forse ignorano che un iPhone può essere bloccato per anni, o anche per decenni; e, come è già capitato, basta addirittura che un bambino piccolo maneggi il melafonino pigiando a caso sul display.

Infatti, secondo quanto riporta il sito kankanews.com, la signora Lu, una donna cinese di Shanghai, quando è ritornata alla sua abitazione dopo una commissione, ha trovato che il suo iPhone – che aveva dimenticato a casa e di cui si era impossessato suo figlio di due anni – risultava bloccato per 25.113.676 minuti (circa 47 anni e nove mesi). Il commento della madre sbadata non fa una piega: «Non posso veramente attendere 47 anni e dire a mio nipote che l’aveva bloccato suo padre per sbaglio».

L’iPhone ha un sistema di sicurezza che incrementa il periodo di tempo di blocco del telefono a ogni inserimento errato della password: un tempo di blocco che, inizialmente breve, cresce in modo esponenziale a ogni tentativo fallito di inserimento della password.

Però, quando la signora Lu ha deciso di portare lo smartphone in un negozio dell’Apple, il commesso le ha riferito che sarebbe stato necessario resettare il telefono alle impostazione di fabbrica, e che l’operazione avrebbe comportato la perdita di tutti i dati memorizzati all’interno.
Quindi, siccome la donna aveva registrato nel telefono informazioni importanti – come foto, posta e contatti – ha esitato ad acconsentire l’operazione, preferendo invece attendere per vedere cosa accadeva; ma dopo un mese, il suo iPhone continuava a segnalare inesorabilmente un conto alla rovescia di circa 48 anni.

In passato, è già successo che un iPhone risultasse bloccato per decenni (in certi casi per oltre 80 anni). Questi casi, quindi, evidenziano come ci sia uno sbilanciamento tra comodità e sicurezza; e inoltre diventa evidente l’importanza di effettuare il backup dei dati dal proprio telefono: se la sfortunata mamma avesse eseguito regolarmente quest’operazione, una reimpostazione ai dati di fabbrica avrebbe probabilmente causato una perdita molto inferiore.

Tuttavia, anche la sicurezza di Apple può essere aggirata: nel febbraio 2016, l’Fbi ha ottenuto un’ingiunzione del tribunale che autorizzava Apple a creare un software che consentisse alle autorità di accedere al telefono protetto da password di Syed Rizwan Farook – uno degli assassini dell’omicidio di massa avvenuto il 2 dicembre 2015 a San Bernardino, in California – e anche se Apple ha rifiutato di collaborare – sostenendo che un tale software avrebbe compromesso la sicurezza per tutti gli utenti, perché non era in grado di garantire che il software non sarebbe caduto in mani sbagliate – l’Fbi ha trovato da sé un modo per accedere ai file sull’iPhone, grazie alla collaborazione della società israeliana di estrazione dati Cellebrite.

Secondo Ynetnews, Cellebrite – che ha lavorato con forze dell’ordine, militari, intelligence, sicurezza e autorità governative in oltre 90 Paesi – ha fornito all’Fbi la tecnologia per la decodifica dal 2013.

 

Articolo in inglese: Toddler Makes iPhone Lock for 48 Years—And This Could Happen to Your Phone Too

Traduzione di Massimo Marcon

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