Bagnoli, Renzi e de Magistris, le «chiacchiere» e i fatti

Il sindaco di Napoli Luigi de Magistris (s) e il presidente del Consiglio Matteo Renzi (d). Sullo sfondo l’ex area Italsider di Bagnoli

«È finito il tempo delle chiacchiere, se riparte Bagnoli, ripartono Napoli, il Mezzogiorno e l’Italia». Il presidente del Consiglio Matteo Renzi scende in campo su Bagnoli, si rimbocca la maniche e si mette a lavoro, insieme al commissario per Bagnoli Salvatore Nastasi, il presidente dell’Anac Raffaele Cantone e l’amministratore delegato di Invitalia Domenico Arcuri. 

A oltre vent’anni dalla chiusura dell’Italsider e dopo dieci anni di fiumi di denaro spesi, finalmente dovrebbero partire la bonifica e la riqualificazione dell’ex area siderurgica di Napoli: «Bagnoli sarà ripulita e risanata. Lo dobbiamo ai napoletani e alle napoletane, agli italiani e alle italiane» dice Renzi, che aggiunge: «Se quelli che devono fare le cose a cominciare da alcuni enti locali non lo fanno, toccherà a noi con il commissario, usando le procedure più all’avanguardia sul fronte della trasparenza».

Pace non è fatta, quindi, con il sindaco di Napoli Luigi de Magistris. Da diversi mesi, infatti, il Primo cittadino e il capo del Governo si confrontano su un tema cruciale per la Capitale del Sud. E la posizione di Matteo Renzi in merito è forte e chiara: «Siamo a Palazzo Chigi e non a Napoli per evitare polemiche per evidenti responsabilità».

Nel quadro del muro contro muro tra il Governo e il Comune di Napoli, Epoch Times ha intervistato il sindaco Luigi de Magistris. 

Sindaco de Magistris, in relazione al decreto Sblocca Italia, relativamente alla situazione di Bagnoli, lei ha dichiarato al Mattino che il Governo ha compiuto un «esproprio di democrazia» e che questo provvedimento è scritto con «poteri altri» rispetto a quelli che rappresentano la città. Può spiegare meglio cosa sta succedendo tra il sindaco di Napoli e il presidente del Consiglio, e le ragioni del disaccordo?

L’articolo 33 dello Sblocca Italia, poi modificato grazie alle nostre denunce, è stato un articolo molto grave, perché ha violato la Costituzione espropriando le responsabilità e i poteri del comune: non compaiono più la giunta, il Consiglio comunale, la città di Napoli, i cittadini. Che non decidono più sul loro territorio, sulla pianificazione urbanistica, sul paesaggio e sul territorio, che sono prerogative – come si sa – dei comuni e delle città. Crea un commissariamento, e una commistione senza precedenti tra soggetti privati predeterminati (cioè individuati tra i proprietari dei suoli, o individuati attraverso soggetti attuatori) e appunto il commissariamento, che dovrebbe rappresentare l’interesse del governo. 

La nostra posizione è invece diversa: non è solo quella di ‘dire dei no’, di fronte all’esproprio, all’occupazione del territorio, di fronte ai commissariamenti (che sono sempre forieri di cose non trasparenti nel nostro Paese). Noi abbiamo detto anche dei ‘sì’: ecco la forza della nostra opposizione.

In estrema sintesi, il Governo dice: «commissariamo, perché in tanti anni non si è fatto nulla». È vero che in passato – per quindici anni – non si è fatto nulla; ma non è il caso della nostra amministrazione: quindi, proprio quando si era arrivati al punto che si doveva finalmente decidere con i poteri ordinari – con trasparenza, correttezza, autonomia, libertà di impresa – il Governo ha deciso di metterci le mani, e far entrare dalla finestra dei soggetti che noi avevamo cacciato dalla porta centrale. E spiego come.

Che cosa abbiamo fatto su Bagnoli? La delibera sulla spiaggia pubblica, e l’Ordinanza – e questa è importantissima perché è la chiave per capire tutto – ‘chi inquina paga’, che ho fatto il 3 dicembre 2013, individuando i soggetti che per anni hanno inquinato Bagnoli. Che sono: la Fintecna Spa (una società del Governo) e Cementir (un gruppo di costruttori noto a livello nazionale). Loro hanno ricorso al Tar, quindi in Consiglio di Stato (anche lo stesso Governo), e hanno perso.

Quell’ordinanza impone di bonificare, di rimuovere la colmata, e di fare finalmente quello che da dieci anni il Governo non fa (per la prima volta in Italia un sindaco ordina a chi ha inquinato di pagare).

Dopo quell’ordinanza, siamo arrivati alla firma di un protocollo col Governo, nell’agosto 2014, dove noi ci impegnavamo a fare un piano e il Governo si impegnava a fare le bonifiche. Questo il 14 agosto 2014. Noi iniziamo a fare il piano, e il Governo non inizia le bonifiche: si rimangia la firma del protocollo del 14 agosto e commissaria. Col commissariamento, cerca di far rientrare dalla finestra quei soggetti che io avevo definito «inquinatori» nell’ordinanza ‘chi inquina paga’.

Quindi, oggi, non è che il Governo stia facendo quello che questo comune non ha fatto: comincia a fare – e vediamo se lo farà, perché siamo solo al piano di caratterizzazione – quello che questo comune gli ha ordinato. Ecco la vera partita su Bagnoli.

Invece noi – mentre il Governo diceva che c’era l’urgenza di commissariare e ci ha messo un anno mezzo a nominare il commissario – abbiamo fatto il piano su Bagnoli. Che prevede: balneazione, rimozione della colmata, spiaggia pubblica, archeologia industriale, lavoro come diritto, ricerca libertà di impresa, parco urbano, edilizia sostenibile e soprattutto a basso costo per i giovani.

In sostanza il progetto del comune di Napoli è quello di una lottizzazione equilibrata, fra la spiaggia, la natura (nel senso del ‘verde’ tipico di un quartiere moderno), e il sito archeologico millenario di Bagnoli. Corretto?

Esattamente. No cementificazione selvaggia, quindi: recupero della linea di costa, e un lungomare con anche attività recettive e turistiche a basso impatto; spiaggia pubblica e recupero della balneazione attraverso la rimozione della colmata; un’archeologia industriale molto bella, che preservi la storia dell’Italsider ma la apra all’arte contemporanea e a una fruizione collettiva; parco urbano; piccole e medie imprese e start-up per giovani imprenditori; edilizia popolare ben fatta, non del tipo dell’epoca post terremoto, per capirci.

In questo modo noi creiamo lavoro, libera impresa, libera concorrenza. Non quella commistione che si vede nel commissariamento, tra governo, soggetti inquinanti, e alcuni interessi privati predeterminati che sono i proprietari del suolo.
Ecco perché a Bagnoli si gioca una partita che non è un litigio fra il sindaco e il presidente del Consiglio: è la difesa della Costituzione, da parte nostra, e del territorio; il fatto che a decidere sia la città; e poi capacità di proporsi, di captare fondi europei, e anche capacità di incassare oneri di urbanizzazione dai privati che investono sul territorio. Quindi si liberano energie e impresa, si crea lavoro come diritto e si rafforza il territorio. Ma si evita una nuova stagione di cementificazioni selvagge, di interessi privati non trasparenti, di ‘Mani sulla città’.

Una volta tanto la politica del territorio previene, non arriva a denunciare dopo. Tant’è che l’ordinanza ‘Chi inquina paga’ è un atto senza precedenti: non esiste un sindaco in tutta Italia che abbia fatto un’ordinanza [del genere, ndr]. Tra l’altro, quell’ordinanza non è nei confronti di Gennaro Esposito e Pasquale Russo, diciamo di cittadini napoletani come noi: è nei confronti di una società finanziaria detenuta al 100% dal Governo e di uno dei principali gruppi di costruttori del nostro Paese.

E infine, vorrei ricordare che la precedente giunta non si era nemmeno costituita parte civile nel processo per disastro ambientale.

‘Chi inquina paga’ è stato, in sintesi, impugnato dal Governo. Il Consiglio di Stato ha confermato l’obbligo del Governo di dover ottemperare al risarcimento del comune di Napoli. Cosa può dire riguardo all’esecutività della sentenza?

La decisione è definitiva. Ha retto in Consiglio di Stato, prevede la rimozione della colmata e l’obbligo di chi ha inquinato di pagare (una somma di circa duecento milioni di euro) ed è esecutiva. È per questo che è molto grave che oggi il Governo venga oggi a dirci «finalmente facciamo quello che non fate voi». Mentre invece fa, con esattamente dieci anni di ritardo, quello che il Governo deve fare. Perché Bagnoli è un sito di interesse nazionale, quindi è il Governo che deve fare le bonifiche, non il comune. E se oggi il Governo si muove, è perché c’è stata l’ordinanza ‘Chi inquina paga’.

Qui si cerca di ribaltare completamente la realtà dei fatti. Cioè cerca di prendersi dei meriti chi per anni non ha avuto nessun merito: nulla si è fatto. Mentre questa amministrazione, questa città, senza soldi e con grande coraggio, ha posto in essere degli atti amministrativi che hanno oggi costretto giuridicamente (che è una costrizione, oltre che con la forza politica della democrazia, che costrizione non è) il governo a intervenire con una sentenza che è definitiva e quindi esecutiva.

In questo quadro si inserisce il commissariamento. Per chiarire: la magistratura di Napoli ha commissariato il sito, esatto?

No, ha sequestrato una parte del sito nel passato, per un’indagine che vede coinvolti amministratori, imprenditori e professionsiti dell’amministrazione comunale che ha preceduto la giunta de Magistris.

Quindi in questo momento è libero da vincoli. Non esiste un blocco della magistratura su questo sito?

C’è una parte che è sequestrata. Chiaramente, nel momento in cui inizia la bonifica che abbiamo ordinato al Governo di fare, immagino che la magistratura dissequestrerà. Questo andrebbe chiesto alla magistratura, ma immagino di sì, perché è stata sequestrata proprio perché dovrà prima o poi cominciare quella bonifica che da dieci/quindici anni i governi (non solo Renzi) non hanno fatto.

Quindi in sostanza la magistratura ha sequestrato una parte di questo sito per tutelarlo: per evitare che proseguisse quella politica di sprechi, diciamo, che ha portato alla spesa di circa 170 milioni di euro. Esatto?

La magistratura ha ritenuto che ci fosse un pericolo e ha sequestrato una parte dell’area, nella sua autonomia e indipendenza. Ecco perché la bonifica si rendeva particolarmente stringente e urgente! Ecco perché, di fronte a un’inerzia dei governi di anni, sono arrivato a fare un atto assumendomene la personale responsabilità. Perché l’ordinanza non è un atto di giunta: ha una firma, quella del sindaco, che si chiama Luigi de Magistris. E, chiaramente, i soggetti a cui ho ordinato di risarcire e bonificare, di compensare i danni di tanti anni, non è che siano ‘stati a guardare’: uno è il Governo e l’altro è un gruppo di famosi costruttori. Ecco perché su Bagnoli si gioca una partita democratica importantissima e di rilievo nazionale.

In questo momento c’è un commissario, che si chiama Salvatore Nastasi. Stando a quanto riporta la stampa, non risulta che tra voi corra buon sangue: pare vi siano delle incomprensioni. Su questo lei ha commenti da fare?

Mai nulla di personale: Luigi de Magistris come sindaco di Napoli pone questioni istituzionali. La cabina di regia – che è un’articolazione del commissariamento e dell’articolo 33 – è un atto illegale, illegittimo: è un abuso di potere.
Quindi noi non riconosciamo il ruolo del commissario. Poteva essere chiunque, anche la persona migliore del mondo: noi avremmo criticato. Certo, Salvatore Nastasi è anche un uomo che ha una sua storia: è stato chiamato più volte a commissariare. E noi siamo molto critici nei confronti dell’operato di Nastasi, là dove ha operato.

Quindi, anche la scelta non è casuale. L’uomo non è casuale. Nulla è casuale.
La cosa importante, è che io queste cose le ho dette un anno mezzo fa: per esempio prima che uscisse l’inchiesta Tempa Rossa in Basilicata, che secondo me rispetto all’articolo 33 di Bagnoli è un comma. Perché quello che io ho letto e visto nell’articolo 33, è una commistione tra presunto interesse pubblico, predeterminato interesse privato, esproprio di democrazia e violazione di legge che io – attraverso legge ordinaria, sia da magistrato prima che da sindaco ora – non avevo mai visto commettere. Immaginiamoci che interessi ci sono su Bagnoli e teniamo a mente quello che è accaduto in Basilicata.

In termini concreti e pragmatici, considerato l’intricato quadro da lei delineato, vede realisticamente realizzabile il progetto di riqualificazione di Bagnoli in tempi ragionevoli?

Sì, sono assolutamente ottimista: noi abbiamo approvato il piano, che non è solo ‘il piano del comune di Napoli’ e della giunta, perché è stato approvato in Consiglio comunale, è stato discusso coi cittadini nelle assemblee popolari, nella municipalità, nelle scuole e con gli Ordini professionali. Noi vogliamo il dialogo con i governi regionale e nazionale, in modo che il piano possa anche essere perfezionato, fatto in sinergia.
Abbiamo dimostrato di essere in grado di captare i fondi europei, ed evidentemente questa nostra lotta ha già portato a un risultato importante, perché il Governo per la prima volta dopo tantissimi anni ha detto di cominciare bonifica attraverso il piano di caratterizzazione.

L’ultima domanda è sulle elezioni ormai imminenti: lei concorre per il suo secondo mandato. Un bilancio di questi cinque anni e un progetto per i prossimi cinque.

Diciamo che noi abbiamo lavorato tantissimo con passione, coraggio, onestà e autonomia. Abbiamo cambiato l’immagine della città: Napoli era piena di rifiuti, non aveva turisti, era depressa sul piano culturale.
Oggi è la città d’Italia che maggiormente cresce in termini turistici e siamo tornati in vetta a livello internazionale; abbiamo superato l’emergenza rifiuti; è una città in cui si investe, c’è un bel rapporto tra pubblico e privato; e si è ripreso a creare lavoro, puntando sui giovani e sugli imprenditori che investono nella nostra città, sulla creatività, sull’autodeterminazione e sulla partecipazione dal basso. Quindi, per i prossimi cinque anni, tanto lavoro, passione, coraggio e autonomia. E soprattutto tanto miglioramento del decoro e dell’ordinarietà della città, cioè le ‘piccole cose’… Poi una città con una visione sempre più internazionale: Napoli cuore del Mediterraneo, città che accoglie, solidale. La città dei diritti. Un po’ come fu Barcellona trent’anni fa nell’immaginario dell’Europa che doveva essere unita. Napoli rispetto a Barcellona è più a sud, con una voglia di guardare verso sud, porta tra est e ovest. Insomma portare Napoli in vetta, farla crescere di più, farla diventare sempre più attrattiva, con servizi sempre più efficienti. Non più solo quelle immagini folkloristiche o di degrado. Ci stiamo lavorando, anche con grande capacità di coinvolgere tantissimi nostri concittadini.

Intervista riveduta per brevità e chiarezza

 

 

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