Aziende ottimiste per gli interventi di Trump

(Bill Pugliano/Getty Images)

Per decenni, molte aziende americane hanno spostato le proprie attività di produzione in Paesi dove i costi sono più bassi; di conseguenza il disavanzo commerciale è salito alle stelle e milioni di posti di lavoro sono andati persi, con il risultato che la nazione ha abbandonato la propria posizione di leadership in molti campi.

«Recupereremo il vantaggio competitivo dell’America – assicura ora però Donald Trump – Promulgando tagli alle tasse e riforme che renderanno l’America il miglior posto al mondo per assumere, investire e crescere».

Fin dall’elezione di ‘The Donald’, la linea politica filo-imprenditoriale del miliardario, che prevede la riforma delle tasse e la riduzione della burocrazia, ha portato a ottimismo nelle aziende e ha incoraggiato le stesse – specie quelle legate alla produzione industriale – a aumentare le spese. Il settore ha incrementato i propri posti di lavoro di 36 mila unità ad agosto, nel terzo mese di continua e forte crescita. Se si contano i nuovi posti di lavoro da novembre – quando Trump è stato eletto – il dato è di 155 mila.

E nonostante gli ingorghi nella situazione politica di Washington, gli imprenditori sono ottimisti sulla reale approvazione della riforma delle tasse: «Le aziende statunitensi ci credono – ha affermato David Farr, presidente e amministratore delegato di Emerson, e presidente della National Association of Manufacturers (Nam), in un discorso all’Economic Club di New York – E hanno già aumentato gli investimenti anticipandola».
Le attività statunitensi nel settore hanno raggiunto il record degli ultimi 6 anni ad agosto, quando l’indice di attività delle fabbriche è salito del 2,5 per cento rispetto a luglio, raggiungendo il valore di 58,8, cosa che segnala un aumento delle vendite, delle scorte e dell’occupazione: «Per mantenere questo ritmo e permettere all’economia di decollare davvero come dovrebbe – ha affermato Trump il 5 settembre prima di incontrarsi con i membri del Congresso per discutere della riforma delle tasse – è vitale che riduciamo il terribile peso che le tasse esercitano sulle nostre aziende e sui nostri lavoratori».
L’attuale imposta sui redditi d’impresa degli Usa è al 35 per cento, a cui si aggiunge un tasso medio statale del 4 per cento. Il tasso complessivo, di circa il 39 per cento, è il più alto tra i Paesi membri dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (l’imposta media dei Paesi dell’Osce è del 24 per cento): infatti Italia (27,81 per cento), Francia, Germania, Canada, Giappone, Irlanda e Messico hanno tutte delle imposte sul reddito d’impresa inferiori a quella degli Stati Uniti.

«Le elevate imposte americane puniscono le compagnie che fanno affari in America e le incoraggiano a spostarsi in altri Paesi», ha affermato Trump, accusando le precedenti amministrazioni di aver spinto via le aziende, e rilanciando: «Il nostro piano sulle tasse rappresenta un forte cambio di marcia rispetto alle politiche fallimentari del passato».

Il testo della riforma non è stato ancora annunciato, ma il presidente degli Usa ha affermato di voler far scendere l’imposta sul reddito d’impresa dal 35 al 15 per cento.

Anche Farr critica le alte tasse delle amministrazioni precedenti: «Perché Washington rende più difficile all’America vincere nel mondo? – ha chiesto durante un discorso all’Economic Club di New York – È una cosa così stupida, così sciocca, secondo me, e così autodistruttiva […] Se difendi l’attuale situazione delle tasse, allora devi difendere il fatto che un lavoratore nel settore manifatturiero dell’Ohio perda il suo lavoro a causa di un lavoratore all’estero».

Uno studio del 2015 di Nam ha riscontrato che in un periodo di 10 anni una riforma delle tasse che favorisca la crescita potrebbe creare più di 6 milioni e 500 mila posti di lavoro, aggiungere più di 12 mila miliardi di dollari al Pil e aumentare gli investimenti di più di 3 mila e 300 miliardi di dollari.

«OBSOLETO E INGIUSTO»

Le tasse non sono l’unico problema dei lavoratori negli Usa, ma secondo Farr sono il problema più grande e rilevante: il sistema delle imposte, infatti, ha un impatto sproporzionato sul settore della produzione industriale, in particolare sulle piccole imprese. Farr ritiene che questo sistema sia obsoleto e ingiusto, dato che quasi due terzi degli imprenditori del settore pagano tasse secondo delle imposte individuali in quanto ‘enti intermedi’, con aliquote fiscali intermedie fino al 44 per cento.

E la maggior parte dei membri di Nam [associazione che raccoglie le aziende del settore produttivo, ndt], sono Pmi, secondo Chad Moutrey, capo economista di Nam: «Vogliamo assicurarci che l’amministrazione non pianti in asso quelle compagnie più piccole», afferma.

Un altro obiettivo della riforma di Trump è recuperare quelle «migliaia di miliardi di dollari in patrimonio che sono all’estero». L’attuale sistema prevede che i proventi esteri delle compagnie americane, nel momento in cui vengono rimpatriati, debbano essere di nuovo tassati. In altre parole, le compagnie statunitensi devono pagare le tasse statunitensi nonostante le abbiano già pagate in Paesi esteri ed è per questo che preferiscono tenere i soldi all’estero e non reinvestirli negli Usa.

«Dobbiamo smetterla di punire le aziende statunitensi nel mondo quando reinvestono negli Stati Uniti i soldi che guadagnano all’estero», ha affermato Farr, citando il proprio esempio: «Dato che Emerson ha sede a St. Louis, paghiamo le tasse sui proventi esteri riportati a casa, mentre i nostri concorrenti stranieri no, e questo è un’altro problema, nella competizione, per le aziende statunitensi».

La riforma cercherà di risolvere il problema della doppia tassazione, passando da un sistema di imposte «mondiale» a uno «territoriale», in cui le aziende non dovranno pagare le tasse sulla maggior parte dei loro guadagni esteri, se non sulla loro totalità.

Inoltre, gli imprenditori del settore produttivo industriale desiderano un solido sistema di recupero dei costi del capitale: questo permetterebbe una rapida spesa del capitale e quindi ridurrebbe il costo, per esempio, delle strumentazioni: «Quello della produzione industriale – ha affermato Chris Netram, vice presidente della politica economica interna e tributaria presso il Nam – è un settore ad alta intensità di capitale. Poter recuperare questi costi permette agli imprenditori di dare il via a maggiori investimenti e all’aumento dei posti di lavoro».

SEMPLIFICAZIONE

Gli imprenditori fortemente gravati dalle eccessive norme hanno già cominciato a vedere gli effetti della lotta alla burocrazia di Trump, che nei primi sei mesi di mandato ha spinto per l’eliminazione di 860 tra leggi e proposte di legge.
Ad agosto, inoltre, il presidente ha firmato un nuovo ordine esecutivo per velocizzare i processi di analisi ambientale e per l’ottenimento di permessi per progetti infrastrutturali, che con l’attuale sistema richiedono in media 7 anni di tempo.
Queste iniziative, assieme alla ripresa dell’economia globale, hanno incoraggiato gli imprenditori a investire negli Stati Uniti: «Abbiamo preso molta spinta ultimamente. Ci sono stati molti più investimenti nel manifatturiero, negli Usa», ha affermato Moutrey, il capo economista di Nam. Gli imprenditori stanno investendo molto anche sulle tecnologie all’avanguardia, dai veicoli autonomi, alla nanotecnologia, alla realtà aumentata, ai prodotti ‘smart’.

Tuttavia c’è una grande sfida che dovranno affrontare nel prossimo decennio: la mancanza di lavoratori esperti. In molte aree critiche, negli Stati Uniti c’è mancanza di personale esperto per via delle età dei lavoratori. Per esempio, l’età media di un tecnico, come chi opera una macchina Cnc – secondo Gary Pisano, professore di gestione aziendale presso la Harvard Business School – è di circa 59 anni.

Nel prossimo decennio negli Usa ci saranno 3 milioni e 500 mila nuovi posti di lavoro nel settore manifatturiero. Tuttavia (secondo uno studio di Deloitte Consulting e del Manufacturing Institute) 2 milioni di questi posti probabilmente rimarranno vacanti a causa della mancanza di competenze sufficienti.

Le imprese stanno già riscontrando una grave mancanza di candidati qualificati per le posizioni che richiedono un certo grado di abilità ed esperienza. E con l’economia che si avvicina alla condizione di massima occupazione, questa sarà una sfida ancora più grande per le aziende.

 

Articolo in inglese: Anticipated Tax Cuts Inject Optimism Into Manufacturing Sector

Traduzione di Vincenzo Cassano



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