Antica saggezza cinese per i manager moderni

Statua di Confucio a Nanjing, Cina. Nei ‘Dialoghi’, il saggio consiglia ai governanti: «Per governare un grande Paese, gestisci gli affari in modo prudente e serio e sii sempre sincero, onesto e degno di fiducia» (Wikimedia commons)

Oggi le aziende operano in un mondo di incertezza e di rapido cambiamento. Le nuove sfide che i manager devono affrontare sono sempre presenti e in continua evoluzione. Le lezioni che la storia ci porta con sé possono aiutare. L’antica saggezza cinese è una fonte importante.

Nei ‘Dialoghi’ di Confucio, il primo capitolo delinea dei consigli senza tempo in materia di apprendimento, mentre il quinto verso è rivolto ai governanti.

Confucio, vissuto circa 2.500 anni fa, scrisse: «Per governare un grande Paese, gestisci gli affari in modo prudente e serio e sii sempre sincero, onesto e degno di fiducia».

«Sii frugale nella gestione delle finanze (risparmia e non sperperare), e ama e abbi cura delle persone. Lascia che le esigenze della gente facciano da guida al corretto tempismo nell’utilizzare il loro lavoro».

L’ultimo punto è stato scritto nel contesto della Cina antica in quanto società agricola. Il saggio stava consigliando ai governanti di aspettare il momento giusto nel calendario delle semine per impiegare le persone nei progetti dei lavori pubblici. Questo accadeva per evitare di creare disagi nei periodi in cui le persone erano impegnate con l’agricoltura e con altre attività produttive, essenziali per il loro sostentamento.

Un’altra fonte di antica saggezza cinese applicabile alla leadership e all’amministrazione è il famoso classico ‘L’arte della guerra’ dello stratega Sunzi, un contemporaneo di Confucio. Sunzi affermava che in guerra, «il merito più grande non sta nel combattere e nel vincere le battaglie, ma nel soggiogare il nemico senza combattere».

Di seguito tre storie dell’antica Cina permeate di saggezza e di buon senso, importanti e utili per manager e dirigenti dei giorni nostri.

L’IMPERATORE ACCETTA UN BUON CONSIGLIO

La prima storia tratta di un idioma che ha avuto origine dal rapporto fatto da un alto funzionario a un antico imperatore cinese.

Circa 1.500 anni fa, quando l’imperatore Wen unificò per la prima volta la Cina dopo oltre cento anni di divisione del Paese tra le dinastie del Nord e del Sud, venne istituita la dinastia Sui (581-618 d.C.). L’imperatore aveva alcuni leali funzionari di corte. Uno di questi era Yang Shangxi (533-590 d.C. circa).

Yang comprese le sfide da affrontare per governare il Paese. Come conseguenza delle diverse giurisdizioni amministrative derivanti dalle dinastie precedenti, c’erano troppe contee e troppi funzionari che vi erano impegnati. In questa situazione, la maggior parte dei funzionari erano responsabili solamente di piccole regioni oppure non svolgevano alcuna reale funzione utile.

Questa situazione non solo faceva gravare pesanti costi sul governo, ma costituiva anche un ostacolo al fare le cose. La situazione preoccupava molto Yang e fu così che presentò un rapporto all’imperatore Wen.

Yang scrisse: «Attualmente ci sono troppe contee e anche molti funzionari, è proprio come avere nove pastori per badare a dieci pecore. Questa situazione sta arrecando alla corte pesanti costi e in generale ne risentono notevolmente i tempi di azione».

«Ridurre il numero delle contee e dei funzionari è una priorità urgente per lo Stato. Raccomando di mantenere solo quelle regioni amministrative che abbiano un senso e di assegnare dei funzionari capaci in quei luoghi dove sono veramente necessari. Per quei funzionari che verranno licenziati, potremmo offrire loro altri tipi di impieghi».

«Questi cambiamenti consentiranno al governo di ridurre notevolmente le spese e di amministrare gli affari di Stato in maniera molto più efficiente ed efficace».

L’imperatore Wen accettò il consiglio di Yang e attuò una serie di riforme centralizzate che portarono a ottimi risultati.

La frase ???? (shí yáng ji? mù) nel rapporto di Yang, letteralmente ‘dieci pecore, nove pastori’, è diventata in seguito un idioma. L’idioma descrive una situazione in cui ci sono troppe persone che danno ordini e non abbastanza persone per svolgerli.

È anche usato per trasmettere l’importanza di avere chiaro chi comandi, in qualsiasi attività o organizzazione, in modo che non ci sia confusione o incertezza riguardo agli ordini da seguire.

SEGUIRE LA RETTA VIA CON DETERMINAZIONE

La seconda storia è inerente a un idioma ispirato da un antico racconto, attinente la ricerca di una pecorella smarrita.

Yangzi era un famoso filosofo e studioso del periodo degli Stati Combattenti (475-221 a.C.). Un giorno, il suo vicino di casa perse una pecora e mobilitò tutta la sua famiglia, così come molti altri nella comunità, per aiutarlo a cercare l’animale. Yangzi invitò anche tutti i suoi studenti e servitori per collaborare nella ricerca.

Quando calò la notte e tutti ritornarono, Yangzi chiese: «Avete trovato la pecora?»

Uno dei servi di Yangzi rispose: «Mi sono trovato davanti a molte biforcazioni, ognuna delle quali portava a ulteriori biforcazioni. Siccome non sapevo quale strada seguire, ho desistito». Gli altri raccontarono di essersi imbattuti nella stessa situazione.

Yangzi divenne pensieroso e silenzioso per molto tempo, apparendo molto serio e lasciando tutti sconcertati. Poi, dopo aver riflettuto a fondo sulla situazione, insegnò ai suoi studenti il seguente principio: «Quando ci sono troppe strade che divergono da quella principale, non si è nella condizione di trovare una pecora smarrita e noi stessi potremmo perdere l’orientamento».

«Allo stesso modo, quando una persona ha troppi interessi divergenti dal suo obiettivo principale, può facilmente sprecare il suo tempo».

«C’è una sola vera fonte di conoscenza, tuttavia i percorsi per raggiungere questa conoscenza sono molti. Solo seguendo il sentiero giusto per tornare alla verità fondamentale un uomo può evitare di perdere la strada».

«Se non si riesce a trovare il giusto orientamento, non si arriverà a niente, proprio come quelli che non sono riusciti a trovare la pecorella smarrita».

L’espressione ???? (qí lù wáng yáng) di questa storia, letteralmente ‘strada biforcuta, pecorella smarrita’, è diventata in seguito un idioma. Definisce il perdere la strada, l’andare fuori strada o il diventare irrimediabilmente confusi nel mezzo di una situazione complicata laddove ci sono troppi percorsi possibili o eccessive alternative.

L’idioma è usato per avvertire che nel cercare di raggiungere un obiettivo, a fronte di molte scelte e questioni complicate, se non si ha la determinazione e non si sceglie il percorso giusto da seguire si rischia di andare fuori strada.

UN GIUDICE SAGGIO

La terza storia racconta di un contadino dell’antica Cina, il quale aveva per vicino di casa un cacciatore che possedeva dei cani da caccia feroci e male addestrati. I cani spesso saltavano il recinto e davano la caccia agli agnelli del contadino. L’agricoltore chiese diverse volte al suo vicino di tenere i suoi cani sotto controllo, ma le sue parole finivano sempre per cadere nel vuoto.

Un giorno i cani saltarono per l’ennesima volta la recinzione e attaccarono e ferirono gravemente molti degli agnelli. Il contadino ne aveva avuto abbastanza, così si recò in città per consultare il giudice locale.

Il giudice ascoltò con attenzione e disse: «Potrei punire il cacciatore e ordinare lui di tenere i suoi cani incatenati o di tenere loro rinchiusi. Tuttavia lei perderebbe un amico e si farebbe un nemico».

Poi chiese: «Cosa preferisce avere per vicino di casa, un amico o un nemico?» Il contadino rispose che avrebbe preferito un amico.

«Allora le offrirò una soluzione che le permetterà di tenere i suoi agnelli al sicuro e allo stesso tempo di trasformare il suo vicino di casa in un amico», disse il giudice. Dopo aver ascoltato la soluzione del giudice, l’agricoltore acconsentì. Una volta a casa, mise subito alla prova il consiglio del giudice.

Preso tre dei suoi migliori agnelli e offrì loro in dono al suo vicino per i suoi tre piccoli figli. I ragazzi erano fuori di sé dalla gioia e cominciarono a giocare con gli agnelli.

Per proteggere i beneamati agnelli dei suoi figli, il cacciatore costruì un robusto canile così che i suoi cani non infastidirono più gli agnelli del contadino.

Da allora in poi, il cacciatore condivise spesso con l’agricoltore la selvaggina che aveva cacciato. Il contadino contraccambiava inviando al suo vicino la carne di agnello e il formaggio che aveva fatto. In breve tempo, i due vicini divennero buoni amici.

Secondo un detto dell’antica Cina, ‘Il modo migliore per influenzare e conquistare gli altri è con atti di gentilezza e di compassione’.

Leggi l’articolo in inglese: Sheep Stories Impart Ancient Chinese Wisdom for Managers

Immagine concessa da Shutterstock

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