Sud America vulnerabile per la dipendenza economica dalla Cina

Il presidente messicano Enrique Peña Nieto vicino al leader cinese Xi Jinping durante la sua visita ufficiale a Pechino a novembre 2014. (Jason Lee – Pool / Getty Images)

Le organizzazioni internazionali e gli esperti prevedono un calo del commercio e dei prezzi delle materie prime nei Paesi esportatori dell’America Latina e dei Caraibi. Per capire le cause bisogna guardare al complesso panorama che fa da sfondo, e soprattutto alla dipendenza economica che vari Paesi della regione hanno verso la Cina.

Secondo la Commissione Economica per l’America Latina e i Caraibi (Eclac), i Paesi latinoamericani soffriranno il calo dei prezzi delle materie prime e degli investimenti, e questo per il 2016 si rifletterà in una bassa crescita della regione, stimata allo 0,2 per cento.

Questo scenario di lenta crescita è dovuto in gran parte all’incertezza dell’economia cinese, la quale secondo quanto stima l’Eclac nella sua Panoramica Preliminare delle Economie dell’America Latina e dei Caraibi del 2015, continuerà a rallentare e raggiungerà (essendo i più ottimisti) appena il 6,4 per cento di crescita nel 2016, ha reso noto il Segretariato esecutivo di questa istituzione il 17 dicembre 2015.

MESSICO: UN RIFLESSO DELLA DIPENDENZA

Luis Videgaray, segretario delle finanze e del credito pubblico del Messico, notando la previsione dell’Eclac ha dichiarato che la crisi del 2016 è causata dall’economia cinese, dal momento che il Paese asiatico rappresenta un grande punto interrogativo e, allo stesso tempo, va considerata la recente svalutazione dello yuan, secondo quanto ha reso noto Forbes Mexico il 7 gennaio 2016.

Il funzionario ha segnalato che il regime cinese cerca di rilanciare la sua economia in un contesto di rallentamento, il che potrebbe portare a una «svalutazione competitiva», innescando cambiamenti a carico dei mercati e un aumento dell’inflazione nel mondo.

In realtà, Carlos Capistrán, capo economista presso la Bank of America Merrill Lynch per il Messico, aveva predetto l’8 dicembre 2015 che nel 2016 il Paese azteco avrebbe dovuto affrontare il rischio di un deprezzamento dello yuan dal momento che i bassi salari in Cina, oltre ad alterare il prezzo delle materie prime, sarebbero stati più attraenti per gli investitori.

Il mercato messicano ha registrato un giovedi nero lo scorso 7 gennaio, a seguito della contrazione economica della Cina, del crollo dei mercati asiatici e della svalutazione dello yuan, che oltre a segnalare una possibile guerra valutaria, ha provocato la caduta del mercato globale. Lo proverebbe il fatto che il dollaro ha superato la barriera dei 18 pesos messicani.

Articolo in spagnolo ‘Latinoamérica cada vez más vulnerable por la dependencia con China

 

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