Alitalia, Lufthansa si fa ‘pregare’ e Cerberus si fa aspettare

Dopo aver perso la partita con il gruppo British Airways per l’acquisizione della linea low cost Niki, Lufthansa può concentrarsi su Alitalia. Ma gli ostacoli alla trattativa restano al momento «enormi», e la colpa sarebbe nientemeno che dello Stato Italiano, che sta guidando la ristrutturazione e le operazioni di vendita dell’ex compagnia di bandiera.

A renderlo noto è l’Handelsblatt (quotidiano tedesco tra i maggiori nel settore economia e finanza) che con toni piuttosto accesi critica l’operato del governo italiano su Alitalia e la sua gestione della trattativa per la cessione a Lufthansa, dissipando al contempo anche le voci secondo cui l’acquisizione di Alitalia sarebbe ormai prerogativa esclusiva di Lufthansa. Ci sono infatti ancora in gioco il fondo americano Cerberus ed EasyJet.

Secondo il quotidiano tedesco, che cita «fonti»  vicine a Lufthansa, l’acquisizione di Alitalia avrebbe un posto ancora «di rilievo» nell’agenda di Lufthansa. Tanto da aver spinto il colosso dei cieli tedesco ad affidare personalmente le redini del progetto a Harry Hohmeister, membro del comitato esecutivo Lufthansa e responsabile della gestione dei grandi hub nel Cda della linea aerea tedesca.

Ma la ristrutturazione di Alitalia (che è insolvente da maggio del 2017) è di competenza dello Stato italiano e non di Lufthansa, sottolinea il quotidiano tedesco, e dovrebbe essere portata a termine prima di un’eventuale acquisizione. Per questo processo Lufthansa aveva stimato un periodo di soli diciotto mesi; ad oggi, però, secono il media tedesco sarebbe stato fatto ancora poco da Alitalia   ̶ ergo dallo Stato Italiano, poiché l’aviolinea è commissariata   ̶ per rendersi realmente appetibile a un probabile acquirente.

Il nodo principale dell’incomprensione e del ‘blocco’ sulla negoziazione (il cui esito comunque potrebbe essere molto probabilmente rinviato a dopo le elezioni) riguarderebbe i privilegi ai dipendenti Alitalia che, per quanto possano essere già stati in buona parte sacrificati, rimarrebbero ancora troppi. Tra quelli ancora ‘irrinunciabili’, fa notare il quotidiano finanziario, ci sono il diritto del personale di volo a vivere a Roma anche se ha base a Milano, i costi del servizio navetta a Milano coperti da Alitalia, così come quelli delle notti in albergo a Milano dopo voli a lungo raggio.

Altro ‘dilemma’, è quello legato agli esuberi: i sindacati vorrebbero evitare la perdita di mille posti di lavoro, e il governo italiano sarebbe dello stesso avviso. Ma il volere dei sindacati è considerato dal giornale tedesco un’interferenza alla trattativa, dal momento che Lufthansa sarebbe per tagliare una parte del personale Alitalia.

E poi, tra i punti di non-incontro, c’è ancora la questione del prestito ponte dello Stato ad Alitalia, che non è chiaro se debba o meno essere saldato dal futuro acquirente. Dei 900 milioni in totale ne sono stati utilizzati solo 60, e gli stessi commissari straordinari Alitalia nella recente audizione alla Camera avevano sottolineato i buoni risultati raggiunti in questo senso in termini di ‘economia’ e ‘conservazione’ del prestito. Dalla prospettiva tedesca, però, questo rimborso sarebbe un’ulteriore spesa da tenere in conto oltre a quella di acquisizione, che si aggirerebbe comunque sui 300 milioni di euro.

A prescindere da questi ostacoli (definiti forse in maniera un po’ troppo precipitosa come «enormi» dall’Handelsblatt, che ha fatto rimbalzare la sua opinione anche su altri media tedeschi) la trattativa con Lufthansa   ̶ che comunque ha rifiutato di commentare   ̶ continua a essere quella più verosimile e accreditata. Le proposte di Cerberus ed EasyJet, seppur presenti, rispetto al progetto Lufthansa sarebbero più indietro, ma non per questo meno possibili: più si prolungano i tempi per la vendita, infatti, più probabili e concrete diventano anche queste altre due possibilità.

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