2 Milioni contro Jiang Zemin

I praticanti del Falun Gong in una manifestazione di fronte all’ambasciata cinese a New York il 3 luglio 2015, per sostenere lo sforzo globale per citare in giudizio Jiang Zemin. (Larry Dye / epoca epoca)

L’iniziativa di un gruppo di cittadini cinesi per ottenere l’incriminazione dell’ex dittatore cinese Jiang Zemin, per la sua responsabilità nella persecuzione del Falun Gong, ha raccolto il sostegno di milioni di persone in tutta l’Asia orientale. Oltre 1 milione e 800 mila persone di Hong Kong, Macao, Taiwan, Indonesia, Malesia, Singapore, Corea del Sud e Giappone hanno infatti firmato la petizione internazionale che invita gli organi supremi della magistratura cinese a incriminare Jiang Zemin per genocidio e crimini contro l’umanità.

Jiang Zemin, che è stato capo del Partito Comunista Cinese dal 1989 al 2004, oltre ad aver incoraggiato e tratto vantaggio della dilagante corruzione dell’apparato statale e del partito stesso, nel 1999 ha dato unilateralmente inizio alla persecuzione ancora oggi in corso, della pratica spirituale del Falun Gong. La sanguinosa repressione, spesso ignorata nel panorama di crescita economica della Cina, ha colpito decine di milioni di persone in tutto il Paese.

Secondo il sito Minghui.org, oltre 209.800 praticanti del Falun Gong provenienti da tutto il mondo hanno presentato denunce penali alla più alta corte suprema del regime cinese e alla magistratura inquirente a partire dalla seconda metà del 2014. L’accusa contro Jiang Zemin è di crimini contro l’umanità e genocidio.

Secondo Theresa Chu, avvocato per i diritti umani di Taiwan e coordinatore della petizione nell’Asia del Pacifico, la stragrande maggioranza delle firme è arrivata da persone che vivono in Giappone, nella Corea del Sud e a Taiwan, per un totale di circa 1,6 milioni di firme.

L’avvocato Chu, in un’intervista all’emittente televisiva di New York NTDT-New Tang Dynasty Television ha spiegato che «se il regime cinese non mette sotto processo Jiang Zemin secondo la sua stessa legge, siamo in grado, in conformità con le norme integrative della giurisdizione della Corte penale internazionale, di chiedere ugualmente al procuratore capo di indagare».

La persecuzione contro la disciplina spirituale del Falun Gong è iniziata il 20 luglio del 1999 per esplicita volontà di Jiang Zemin, nel timore che, l’enorme numero di praticanti di questa disciplina, secondo un sondaggio di Stato 70 milioni di persone, potesse mettere in pericolo il potere del Partito Comunista Cinese. Milioni di praticanti del Falun Gong, così sono stati sbattuti in prigione, richiusi in centri di lavaggio del cervello e in campi di lavoro forzato dove sono stati barbaramente torturati.

Indagini di investigatori indipendenti dei diritti umani, dimostrano inoltre che oltre un milione di prigionieri sono stati uccisi in seguito al prelievo forzato dei loro organi. Uno studio pubblicato nel mese di giugno da David Kilgour, ex magistrato ed ex ministro degli Esteri canadese, David Matas, avvocato canadese specializzato nei diritti umani, e dal giornalista investigativo americano Ethan Gutmann, ha rivelato che gli organi prelevati dai prigionieri del Falun Gong costituiscono la maggior parte degli 1,5 milioni di trapianti di organi in Cina a partire dal 2000.

L’avvocato Theresa Chu non è ottimista sul fatto che il regime cinese, almeno non sotto il suo attuale sistema a partito unico, possa mettere in atto una seria indagine sulle accuse di prelievo forzato di organi. Secondo l’avvocato, inoltre, nessuno ha intenzione di portare Jiang Zemin di fronte al tribunale penale internazionale.

A proposito dell’annuncio emanato della Cina a settembre di quest’anno, secondo il quale il Paese avrebbe collaborato più strettamente con il Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite, Theresa Chu ha infatti dichiarato che, qualsiasi forma di cooperazione per i diritti umani avrebbe senso solo se il regime cinese avesse messo fine a questa lunga persecuzione del Falun Gong che dura da ben 17 anni e se avesse consegnato alle Nazioni Unite le prove dei crimini di Jiang Zemin, consentendo di effettuare anche in Cina delle indagini indipendenti. Chu conclude quindi affermando che: «Se la Cina vuole davvero cooperare con le Nazioni Unite, deve abbandonare il proprio sistema dittatoriale e diventare un Paese democratico».

 

Articolo in inglese: ‘Nearly Two Million in Asia-Pacific Nations Sign Petition Supporting Legal Action Against Former China Leader Jiang Zemin

Traduzione di Valentina Schifano

 

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