19esimo Congresso del Pcc, chi comanda in Cina?

(S-D) Il membro del Comitato Permanente del Politburo Wang Qishan, il presidente del Congresso Nazionale del Popolo Zhang Dejiang, il leader del Pcc Xi Jinping, il premier cinese Li Keqiang, il membro del Comitato Permanente del Politburo Liu Yunshan e il membro del Politburo Zhang Gaoli durante la sessione di apertura della Conferenza Colsultiva Politica del Popolo nella Grande Sala del Popolo a Pechino il 3 marzo 2017 (GREG BAKER/AFP/Getty Images)

Il Partito Comunista Cinese e il suo leader assoluto hanno un problema di legittimazione politica. Ci si può aspettare che Xi Jinping rafforzi la sua posizione al 19° Congresso Nazionale del Partito Comunista (che si aprirà a Pechino il 18 ottobre) e che aumenti il numero dei propri sostenitori, ma il problema della legittimità del Partito stesso dinanzi al popolo è e rimane irrisolvibile.

Il potere dei leader assoluti del Partito Comunista Cinese è storicamente dipeso dal sostegno e dall’equilibrio reciproco di varie fazioni interne alla leadership del Partito stesso. In molti casi questo equilibrio, e il livello di sostegno al leader, è stato rappresentato dalla struttura dei membri del Comitato Permanente del Politburo. Il Politburo è formato da 25 alti funzionari del Pcc. Il Comitato Permanente, invece, è formato da 7 membri del Politburo, compreso il segretario generale, che presiede il Comitato. Ed è proprio questo gruppo ristretto, che di fatto governa il Partito (e quindi la Cina).

La necessità di ottenere il sostegno dagli altri vertici è il motivo per cui è molto improbabile che Xi Jinping elimini il Comitato Permanente e prenda in mano da solo le redini della nazione, come si è talvolta teorizzato di recente.
Da quando nel 1927 è stato fondato il Politburo, il Partito non è mai stato senza di esso e senza un Comitato Permanente. E persino il leader storicamente più forte, Mao Zedong, ha avuto bisogno di alleanze nel Politburo per conquistare e mantenere il potere.

Una ragione per cui si pensa che Xi possa eliminare il Comitato Permanente è per mettere le basi del prolungamento del suo ‘regno’ oltre i 5 anni previsti normalmente. Ma se Xi vorrà cambiare le regole in modo da restare oltre il 2022, non avrà bisogno necessariamente di cambiare la struttura del Partito. Modificare questa struttura, anzi, potrebbe fargli più male che bene.

‘XI JINPING PENSIERO’

Un modo che i leader cinesi usano per ‘lasciare il segno’ nella storia è inserire le proprie dottrine politiche nella Costituzione del Partito Comunista Cinese: il giornale Oriental Daily di Hong Kong riferisce a riguardo che il ‘pensiero di Xi Jinping’ verrà inserito nella Costituzione durante il 19° Congresso Nazionale. Se questo avverrà, Xi si aggiudicherà di fatto la vittoria della guerra che ha definito i suoi primi 5 anni al potere.

Finora, tra i predecessori di Xi, solo Mao Zedong aveva aggiunto il suo pensiero nella Costituzione del Partito con il suo nome accanto. Deng Xiaoping ha fatto inserire una ‘teoria‘ legata al suo nome. Jiang Zemin e Hu Jintao, invece, hanno ottenuto che le loro idee entrassero a far parte della Costituzione, ma senza che il loro nome venisse citato.

Il Mao-pensiero consisteva nel «continuare la rivoluzione sotto la dittatura del proletariato», ideologia che ha portato a tremendi disastri e sofferenze.
Il centro della teoria di Deng Xiaoping era di «aprire i mercati e riformare l’economia», anche nota come politica del ‘gatto bianco e del gatto nero’ che afferma che non importa che si tratti di un gatto bianco o nero: se riesce a catturare il topo, è un buon gatto. La sua teoria ha portato a dei miglioramenti materiali nella vita dei cinesi ed era in parte in conflitto con il pensiero di Mao.
L’idea di Jiang Zemin è chiamata ‘Le tre rappresentanze’, anche nota come ‘governare incoraggiando la corruzione’. La dottrina di Jiang è completamente opposta al «continuare la Rivoluzione» di Mao ed è responsabile della corruzione nell’intero sistema burocratico.
La ‘Visione scientifica sullo sviluppo’ di Hu Jintao, invece, non significa praticamente nulla.

Il risultato di queste successive aggiunte è un miscuglio contraddittorio, e se a questo Xi aggiungerà anche il suo pensiero, di certo non potrà rendere l’ideologia del Pcc più coerente.
Ma descrivere quale sia il pensiero di Xi, in questo momento non è semplice. E in ogni caso l’eredità di questo leader non è costituita dal suo pensiero, ma dalle sue azioni. E nello specifico dalla sua campagna contro la corruzione, che ha tolto di mezzo non pochi membri del clan di Jiang Zemin.

Jiang a suo tempo aveva di fatto costretto alla corruzione tutti i funzionari che volessero ottenere promozioni, giustificando questa pratica con la teoria delle ‘Tre Rappresentanze’. Jiang è stato il secondo leader più longevo della storia della Cina comunista: ha governato dal 1989 al 2002, periodo durante il quale ha reso ogni funzionario corrotto un suo potenziale sostenitore. Con il questo clan così costruito, ha potuto governare da dietro le quinte anche durante i 10 anni in cui il leader del Pcc era Hu Jintao, estendendo in qualche modo il proprio periodo di dominio sulla Cina per altri 10 anni, fino al 2012.

Durante i primi 5 anni del governo di Xi Jinping (successore di Hu Jintao) il dominio di Jiang è stato però stroncato e numerosi dei membri chiave della sua fazione sono finiti in carcere.
Dato che la campagna contro la corruzione e anche altre politiche di Xi sono l’opposto di quello che ha fatto Jiang, il solo inserire il ‘pensiero di Xi’ nella Costituzione del Partito costituirebbe la proclamazione della sua vittoria contro Jiang e rafforzerebbe il suo potere all’interno del Partito, anche qualora questo suo ‘pensiero’ non aggiungesse nulla sul piano dell’ideologia del Pcc.

SUCCESSIONE

Per poter consolidare ulteriormente la propria posizione, Xi Jinping deve assumere il pieno controllo del meccanismo di successione. Deng Xiaoping, per esempio, non solo aveva scelto Jiang Zemin come successore, ma persino Hu Jintao come successore di Jiang.

Stando a questo precedente, chiunque venga aggiunto al Comitato Permanente, e abbia almeno 10 anni in meno rispetto a Xi, sarà considerato il successore di Xi o di Li Keqiang.
Tuttavia Xi ha dato segni di non vedere le cose in questo modo, quando ha purgato – 20 giorni prima del 19esimo Congresso Nazionale – il membro del Politburo Sun Zhengcai per corruzione. Secondo diversi analisti, infatti, Sun era considerato un astro nascente del Partito, e il suo approdo al Comitato Permanente, durante il 19° Congresso, avrebbe preannunciato la sua successiva ascesa al potere in occasione del 20esimo Congresso Nazionale.

Purgando Sun, Xi ha mostrato agli alti vertici del Partito chi comanda, e ha anche fatto capire che non intende seguire le regole stabilite dai suoi predecessori. E in questo modo si è lasciato la porta aperta per l’eventuale continuazione del suo ‘mandato’ oltre il 2022.

IL SENSO DELLA GUERRA ALLA CORRUZIONE IN CINA

Il fatto che la guerra alla corruzione sia stata usata come pretesto per togliere di mezzo Sun Zhengcai indica il problema intrinseco nella campagna.

Il senso implicito della campagna, infatti, è che nonostante la corruzione dei membri, il Partito stesso vada bene e sia capace di risolvere i propri problemi. La campagna anti-corruzione, quindi, promette di salvare il Partito.
Ma la caduta di Sun solleva una domanda: se l’astro nascente, quello che era visto come il futuro leader del Partito, non ha potuto resistere alla tentazione della corruzione, allora chi può?

L’anno scorso, il dipartimento della propaganda della Commissione Centrale per l’Ispezione Disciplinare ha presentato insieme alla China Central Television una serie Tv sulla campagna anti-corruzione, chiamata Per sempre in cammino. Sembra infatti che persino la Commissione stessa sappia che la campagna anti corruzione è infinita: non risolverà e nemmeno ridurrà la corruzione, perché il Partito Comunista Cinese è semplicemente inguaribile.

Al 19esimo Congresso Nazionale, Xi Jinping quasi sicuramente manterrà o consoliderà la propria attuale posizione, respingendo i suoi avversari sia dentro che fuori del Partito. Ma questo significherà solo che Xi avrà risolto il problema della sua legittimazione all’interno del Partito. Perché tutti i suoi mezzi non possono risolvere il problema fondamentale connaturato al Partito Comunista Cinese, ovvero cosa gli dia il diritto di governare la Cina.

E questo è un problema molto più grande, che non può essere risolto dal Partito, né cambiando le regole, né sconfiggendo altre fazioni. E nemmeno vincendo una guerra contro la corruzione.

Articolo in inglese: What the 19th National Congress in China Can and Can’t Solve

Traduzione di Vincenzo Cassano

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