Roma, un concerto di Belcanto in ricordo di Beniamino Gigli


Beniamino Gigli (Wikimedia Commons)



ROMA  ̶  Nel rigido pomeriggio di mercoledì 30 novembre, le strade della città eterna erano in preda al solito trambusto, con i lavoratori che si riversavano a casa a fine turno. Per molti si è trattato di una giornata come tante; per altri, invece, si è trattato di una giornata e di una data speciali.

In questo stesso giorno di 59 anni fa, infatti, moriva a Roma il grande tenore Beniamino Gigli. In occasione della ricorrenza, la chiesa centrale di Santa Maria Addolorata, in Piazza Buenos Aires, ha ospitato il concerto 'Dalla Schola Cantorum al Belcanto Italiano – ricordando Beniamino Gigli', tenuto dagli artisti del Centro Internazionale di Studi per il Belcanto Italiano 'Beniamino e Rina Gigli', il cui presidente Mattia Peli ha suonato l'organo in accompagnamento alle voci.

Fu proprio in quella chiesa, il 2 dicembre del 1957, che si tennero i funerali del grande tenore italiano. E come se non bastasse, tra le mura di quello stesso edificio, per quella triste ma solenne occasione, aveva risonato la voce di un altro grande tenore italiano, Giacomo Lauri Volpi, che sulle note di Pietà Signore di Stradella, Panis angelicus di Franck e Ave Maria di Mercadante  ̶  tutte e tre arie molto care a Gigli e per questo riproposte nel concerto di mercoledì  ̶  aveva dato l'ultimo saluto all'immenso tenore di Recanati.

La scelta della location, tiene a precisare il dott. Gigli Jr, nipote di Beniamino Gigli (che ha aiutato a organizzare il concerto) è avvenuta in modo del tutto fortuito, quando il soprano Astrea Amaduzzi  ̶  voce protagonista del concerto e fondatrice del Centro Internazionale di Studi per il Belcanto Italiano assieme al Maestro Mattia Peli  ̶  nella ricerca della chiesa per commemorare l'anniversario della morte del grande tenore, ha involontariamente scelto proprio Santa Maria Addolorata: chissà, forse un segno del destino.

Visti tutti i presupposti, e la presenza di voci superlative della scuola di Belcanto Italiano, si può tranquillamente affermare che il concerto 'Dalla Schola Cantorum al Belcanto Italiano', è stato come una perla di rarità unica, un angolo di arte e bellezza di quelli difficili da scovare in mezzo allo stressante tram tram giornaliero di una metropoli come Roma. Una piacevole sorpresa inaspettata che, ripercorrendo negli anni la storia della musica, ha reso onore a Gigli tramite le più celebri arie di musica sacra, tra cui quelle di Monteverdi, Schubert, Rossini, Bach, Mozart, Bellini e Haendel, il tutto in una cornice suggestiva, che più adatta di questa non poteva esserci.

Tra le altre personalità importanti presenti al concerto di musica sacra spiccava il nome di Massimo Cortopassi, discendente del compositore Domenico Cortopassi (1875 -1961) che conobbe e diresse personalmente la voce di Beniamino Gigli, e il nome di Luigi Vincenzoni, nipote del celebre tenore.

Il prof. Vincenzoni si è detto «molto commosso» nel ripensare alla «folla immensa» che 59 anni fa riempiva la Chiesa Nazionale Argentina e le strade a essa adiacenti, e ha voluto ricordare suo zio in un modo del tutto originale con una poesia-dedica di Leopardi, anche lui concittadino di Gigli: «A Maria. È vero che siamo tutti malvagi, ma non ne godiamo, siamo tanto infelici. È vero che questa vita e questi mali sono brevi e nulli, ma noi pure siam piccoli e ci riescono lunghissimi e insopportabili. Tu che sei già grande e sicura, abbi pietà di tante miserie», ha recitato con la voce rotta dall'emozione.

«Il ricordo che ha lasciato tra la gente, tra le grandi folle, zio Beniamino  ̶  ha concluso Vincenzoni  ̶  è dovuto anche a questa sua grande disponibilità, grande partecipazione alla vita delle persone, soprattutto delle persone umili; una persona che non aveva fatto un'aureola della sua grande arte... cari amici, mio zio ha avuto veramente gli onori di un Re, però, si è comportato sempre da uomo semplice, e non così per 'calcolo', come fanno tanti adesso, ma perché non avrebbe saputo fare diversamente».

Astrea Amaduzzi e Mattia Peli, fondatori del Centro Internazionale di Studi per il Belcanto Italiano, nella chiesa di Santa Maria Addolorata (Alessandro Starnoni/ Epoch Times)





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