Passaporto biologico, metodo infallibile?




 

Da qualche anno, con l'introduzione del passaporto biologico, l'antidoping ha aggiunto nel proprio arsenale una metodologia in grado di rilevare testosterone, epo, emoglobina sintetica e che promette bene contro il doping genetico. Ma a differenza dei soliti test, è indiretto e valuta l'atleta nel corso del tempo.

Per approfondire in che cosa consiste e le sue potenzialità,  Epoch Times ha intervistato Francesco Botrè, farmacologo in cattedra presso il Dipartimento di Medicina sperimentale della Sapienza di Roma e direttore scientifico del laboratorio antidoping della Federazione medico sportiva italiana. Botrè ha risposto alle domande in collaborazione con il dottor Xavier de la Torre, responsabile dell'Unità di gestione del passaporto biologico dell'atleta (Apmu, Athlete passport management unit) presso lo stesso laboratorio.

Dottor Botrè, in che cosa consiste il passaporto biologico?

Il passaporto biologico ha lo scopo di verificare la stabilità nel tempo di alcuni parametri di riferimento per ciascun singolo atleta, la cui alterazione può essere causata dal ricorso a sostanze e metodi vietati per doping.

In quale sport è stato per primo utilizzato e in quale anno?

Una prima versione del passaporto biologico – limitatamente al modulo ematologico, il cui scopo è il rilevamento di diverse forme di doping ematico come per esempio trasfusioni, somministrazione di eritropoietine, eccetera – è stata lanciata dall’Unione ciclistica internazionale (Uci) in collaborazione con l’Agenzia mondiale antidoping (Wada) nel 2008.

È un metodo adottato in tutti gli sport?

Attualmente sono stati sviluppati due moduli del passaporto biologico dell’atleta: il modulo steroideo, finalizzato al rilevamento del doping da testosterone e analoghi, e il modulo ematologico, spiegato in precedenza. Le analisi necessarie per la determinazione dei parametri relativi al modulo steroideo sono effettuate in urina e su tutti i campioni prelevati in controlli antidoping ufficiali; quelle riguardanti il modulo ematologico sono limitate a quegli sport e discipline sportive in cui il ricorso al 'doping ematico' è più probabile, cioè negli sport di resistenza.

Il passaporto biologico può essere eluso? In altre parole, è possibile che una persona dopata risulti normale?

In linea di principio sì ma diventa sempre più difficile, anche perché il passaporto biologico viene progressivamente aggiornato e migliorato.

È un metodo costoso?

Per alcune sostanze il semplice dosaggio analitico dei parametri di interesse è più economico di quello necessario con i metodi 'diretti'; in ogni caso i costi extra-laboratoristici (come per esempio il prelievo del campione, il suo trasporto e la conservazione) sono paragonabili. Tutti i laboratori che effettuano test per il passaporto biologico devono comunque essere approvati dalla Wada, che utilizza metodi accreditati e armonizzati, garantendo una trascurabile variabilità analitica fra laboratorio e laboratorio rispetto ad eventuali alterazioni significative dei parametri misurati nell’ambito del passaporto biologico, causate dal ricorso a sostanze e metodi doping.

Considerando il rapporto costi/benefici è conveniente?

La domanda è posta male, nel senso che il passaporto biologico consente il rilevamento di un cinque per cento delle sostanze e dei metodi 'doping' e non permette di svelare tutte le altre. Va visto come un metodo complementare ai metodi diretti tradizionali e non in sostituzione di questi ultimi. Senza il passaporto risulterebbero invisibili forse 5-10 sostanze, ma senza i metodi diretti risulterebbero invisibili le altre 490.

Nel passaporto biologico vengono utilizzati il modulo endocrinologico, steroideo ed ematologico. In che cosa consistono?

Il modulo endocrinologico non è ancora attivo (lo sarà a breve) ed è finalizzato all’identificazione del doping da ormoni peptidici; il modulo steroideo consente di rilevare il doping da testosterone e suoi precursori, mentre il modulo ematologico rileva il cosiddetto 'doping ematico', ovvero tutte quelle forme di doping il cui fine è l’incremento della capacità di trasporto di ossigeno ai tessuti: questo può essere ottenuto mediante trasfusioni (autologhe o omologhe), somministrazione di eritropoietine e/o di altri agenti che stimolano l’eritropoiesi (cioè la produzione di globuli rossi), o l’assunzione di emoglobine sintetiche.

Secondo lei il passaporto biologico è un metodo sufficiente nella rilevazione di sostanze dopanti o è necessario affiancarlo ad altre strategie?

È assolutamente indispensabile affiancarlo ad altre strategie.

Per quale motivo non è un metodo sufficiente nell'antidoping?

Perché non permette di rilevare tutte le circa cinquecento diverse sostanze inserite nella lista di sostanze e metodi proibiti della Wada, per le quali i metodi 'diretti' (basati sull’identificazione certa e corretta della struttura molecolare della sostanza vietata o dei suoi metaboliti nei quali è convertita nell’organismo) garantiscono la massima sensibilità e specificità. Tutti gli xenobiotici (sostanze bio-farmacologicamente attive non prodotte naturalmente dall’organismo, quali gli stimolanti, i narcotici, i diuretici, i beta-agonisti, i beta-bloccanti, i glucocorticoidi, i cannabinoidi, i modulatori metabolici, gli analoghi di sintesi degli ormoni peptidici, eccetera) sono 'visibili' con metodi diretti, mentre la loro identificazione con metodi indiretti risulterebbe molto più problematica e in alcuni casi assolutamente impossibile.

Quali sono gli altri metodi da affiancare al passaporto biologico?

I metodi di analisi diretti, cosiddetti targeted, in cui le sostanze vietate vengono preliminarmente caratterizzate analiticamente in seguito all’analisi di campioni di riferimento nella matrice biologica considerata.

Il passaporto biologico è in grado di rilevare il doping genetico?

In linea teorica sì, anche in questo caso è meglio se affiancato a metodi diretti di analisi, finalizzati ad esempio all’identificazione diretta in fluidi biologici di particolari carrier, che sono strutture di trasporto che rendono possibile la veicolazione di materiale genetico all’interno dell’organismo ospite.

I test del passaporto biologico sono programmati o a sorpresa?

Entrambi. Ovviamente se per programmati si intende in occasione di competizioni, per il quale l’atleta può presumere che sarà controllato. Resta inteso che a nessun atleta dovrebbe essere comunicata preliminarmente la data di un controllo antidoping.

È possibile che un atleta dopato risulti negativo conoscendo la data del test?

No, in quanto proprio per la natura del passaporto biologico non è il singolo test che prova un’eventuale positività, ma l’anomalo andamento di valori di riferimento individuali nel tempo.

È inoltre possibile per un atleta pulito risultare dopato al passaporto biologico? In altre parole può l'allenamento alterare i moduli steroidei, endocrinologici ed ematologici al punto da sembrare dopato?

No.

Cosa sono i marker e i parametri ematologici?

Sono l’oggetto delle analisi che si effettuano nell’ambito del modulo ematologico del passaporto biologico dell’atleta.

Si parla anche di sensibilità del passaporto biologico. Può spiegare meglio questo concetto?

Semplificando al massimo, dalla sensibilità di un metodo analitico dipendono la quantità minima di sostanza vietata che può essere rilevata e/o l’intervallo di tempo successivo alla sua assunzione in cui essa risulta ancora visibile nell’organismo.

Come si fa a stabilire un corretto range di valori entro cui si suppone che l'atleta sia pulito? Si utilizzano per caso metodi statistici?

Si utilizza un metodo di statistica bayesiana 'adaptive', che rende progressivamente meglio definito il range di normalità per ciascun atleta: si parte quindi da un intervallo molto ampio, che diviene via via più stretto man mano che aumenta il numero di controlli cui è sottoposto quel determinato atleta.

Che cos'è il profilo longitudinale?

L’andamento nel tempo di uno o più parametri di riferimento. Il passaporto biologico, in un certo senso, è quindi un insieme di profili longitudinali individuali.

Oltre ai dati biologici dell'atleta, per un migliore monitoraggio dei valori vengono raccolti anche ulteriori informazioni a corredo, come il sesso, la disciplina praticata, l'età e altri fattori?

Sì. Ovviamente sempre preservando l’anonimato del singolo atleta.

Il passaporto biologico secondo lei si evolverà nel tempo?

Sì, si sta già evolvendo.

Esiste la possibilità che venga eluso poiché esistono farmaci senza traccianti?

Il fatto che il farmaco non abbia traccianti non c’entra nulla. Tutti i farmaci sono senza traccianti e i metodi antidoping funzionano ugualmente.

Infine esiste la possibilità che un atleta risulti in un range intermedio tra il dopato certo e l'atleta pulito?

Ovviamente sì.

Come si interviene in questi casi?

Si suggeriscono ulteriori controlli che chiariranno se si tratta di doping o di altre cause, come ad esempio particolari condizioni fisiopatologiche.

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