Mattarellum e dintorni


Il palazzo di Montecitorio



Com’era prevedibile, le vacanze invernali hanno raffreddato i bollori degli italiani – forze politiche comprese – che dopo le dimissioni del governo Renzi e la nomina di Paolo Gentiloni a nuovo premier, chiedevano con forza nuove elezioni. Ora i toni si sono affievoliti, e la tanto attesa decisione della Consulta sull’Italicum ha riportato al centro la questione, che però non sembra appassionare più come prima.

La Consulta ha eliminato dall’Italicum il ballottaggio, che era previsto nel caso nessuna forza politica raggiungesse al primo turno il 40 per cento dei voti (che dava diritto al premio di maggioranza) e ha eliminato il principio per cui una persona eletta in più di un collegio possa scegliere in quale essere nominato: la questione verrà invece decisa da un sorteggio.
Il problema per l’Italia rimane, però, sempre lo stesso: due camere, e due leggi elettorali diverse.

In realtà, le due leggi non sono troppo diverse, se si considera che al momento difficilmente una forza politica potrebbe raggiungere il 40 per cento dei voti, considerato anche che, tra il caos Raggi a Roma, la sconfitta renziana e la perenne crisi del Pdl, nessuna forza politica italiana ha il vento a favore, se non al massimo un venticello, per la Lega. Di conseguenza, se non si raggiunge la soglia del premio di maggioranza (soglia che riguarda la lista, e non la coalizione) il risultato sarebbe puramente proporzionale, e quindi molto simile in entrambe le camere. 

L’IMPORTANZA DELLA LEGGE ELETTORALE

Per un Paese, l’importanza di una legge elettorale non è semplicemente assimilabile a un insieme di regole che possono favorire una o un’altra parte parte politica: nella legge elettorale è anche racchiuso il livello di rappresentatività, e quindi il valore stesso del voto dei cittadini, così come la governabilità. E, a seconda della legge elettorale, cambia persino il modo di fare politica.

A partire dal 2005, con la legge Calderoli, fino all’attuale Consultellum (che sarebbe quella stessa «legge porcata» Calderoli, o Porcellum, spogliata di alcuni punti dalla Consulta) al Senato, e all'Italicum modificato (anche detto Legalicum) alla Camera, gli italiani non hanno mai potuto esprimere preferenze per un candidato.
Votando per il partito, e non per il candidato, la politica italiana è diventata infatti ancora più personalistica a partire dal momento in cui non è stato più necessario che l’elettore avesse un rapporto diretto con il parlamentare che andava a eleggere, visto che il parlamentare stesso era in realtà predeterminato dal capo del partito, attraverso il sistema delle liste chiuse (che consiste in una ‘classifica’ di persone, decisa dal capo del partito, che vengono elette in Parlamento in quel determinato ordine, in base ai voti che il partito stesso riceve).

Con il Mattarellum, la legge che precedeva quella di Calderoli, invece, si votavano direttamente i candidati parlamentari, che quindi avevano, in teoria, una relazione più stretta con l’elettore, il quale sapeva esattamente chi aveva votato, perché lo aveva scelto individualmente e non tramite una lista bloccata.

Allo stesso tempo, il Mattarellum era un sistema per il 75 per cento maggioritario (cioè nel quale chi vince in un certo collegio, vince tutti i seggi spettanti a quel collegio), corretto con un 25 per cento di proporzionale (cioè in cui l’esatta percentuale di voti di un partito rispecchia matematicamente i seggi che riceve in Parlamento).
Ad oggi, gran parte delle forze politiche auspicano al ritorno del Mattarellum, quasi universalmente considerato un sistema molto migliore rispetto al ‘Porcellum’, sia in termini di governabilità che di rappresentatività.

In tutto questo, viene da pensare che se nella Costituzione fosse stata inclusa anche una legge elettorale degna della nostra Carta costituzionale, forse, tanta immobilistica confusione sarebbe stata risparmiata al popolo italiano nei decenni a venire. Ma si sa, la Storia non si fa con i 'se'.





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