Il neoprotezionismo nordamericano


Un camion carico di auto in un porto di Qingdao, in provincia del Shandong. In un periodo di crescente protezionismo, il Canada vuole fare più affari con la Cina. (Chinatopix via AP)



Le aziende canadesi sono incoraggiate a fare sempre più affari con la Cina, sebbene il sentimento protezionista stia aumentando: una situazione in netto contrasto rispetto al messaggio dell'amministrazione Trump alle imprese statunitensi.

La condizione delle imprese statunitensi in Cina sta peggiorando. Per avere successo, secondo Paul Frazer, presidente della PD Frazer Associates e consulente sulle relazioni tra Canada e Stati Uniti, il governo canadese e le imprese devono essere chiari sui propri obiettivi quando trattano con la Cina, ma anche cauti e capaci di riconoscere quando i comportamenti del gigante asiatico non sono necessariamente di beneficio a lungo termine per il Canada.

L'attuale scena politica vede il primo ministro 'rimpastato' Justin Trudeau che mira a rafforzare i rapporti d'affari tra Canada e Cina. E nel frattempo, il neopresidente Donald Trump, tra perdite di posti di lavoro americani e manipolazione di valuta, parla duro sulla Cina. Trump ha anche ordinato ai rappresentanti della linea dura commerciale di mantenere fermezza con la Cina.

«Non credo che quello che il signor Trump fa con la Cina avrà necessariamente ripercussioni negative su quello che il Canada vorrebbe fare con la Cina», ha commentato in un'intervista telefonica Frazer, che in passato è stato ministro degli Affari pubblici presso l'ambasciata canadese a Washington, console generale a New York e ambasciatore presso la Repubblica Ceca e Slovacchia a Praga. Ma sulle intenzioni del Canada con la Cina, Frazer sembra un po' scettico: «Non sono sicuro che abbiamo un quadro chiaro di quello che il Canada intenda fare con la Cina, o come abbia intenzione di raggiungere degli obiettivi specifici». Frazer sostiene che il governo canadese debba tracciare il proprio percorso e non cavalcare semplicemente la scia degli Stati Uniti nelle relazioni internazionali.

Le imprese canadesi sanno che le più grandi opportunità di crescita si trovano in Cina. Tuttavia, secondo Frazer la sfida è la facilità con cui può fare affari negli Stati Uniti, che hanno infrastrutture, stato di diritto e trasparenza a differenza della Cina.
«Come si può immaginare, trattare con la Cina è un ascensore molto più pesante», ha dichiarato Frazer.

NEO-PROTEZIONISMO AMERICANO

L'aumento del protezionismo non è nuovo e 'comprare americano' ​​non è qualcosa di nuovo: «Risale a molti anni fa, e ogni volta si è dimostrato dannoso», ha spiegato Frazer.

Dal momento che le catene di approvvigionamento sono profondamente integrate in tutto il Canada, gli Stati Uniti, il Messico e il mondo, nel momento in cui si invitano le aziende a 'comprare in America', la preoccupazione è una reazione istintiva. Una situazione che potrebbe scatenare reazioni di natura simile in altre parti del mondo secondo Frazer, e in grado di aumentare la spirale del protezionismo – che nessuno vuole vedere e che potrebbe seriamente minacciare i posti di lavoro sia in Canada che negli Stati Uniti.

Le imprese canadesi, in base a quanto scritto nel report Business Outlook della Banca del Canada pubblicato 9 gennaio, hanno motivo di credere che le normative e le barriere commerciali stiano già danneggiando la crescita delle esportazioni: «La percezione del crescente protezionismo porta un certo numero di imprese a mantenere o a costruire una presenza straniera».

La Cina non sarà abituata a trattare con persone come Trump e questo potrebbe renderla più incline a fare affari con il Canada, anche se su scala molto più piccola: per Frazer «i canadesi dovranno stare attenti a riconoscere dove possono essere sfruttati, e diventare una pedina in un gioco più grande».

Al World Economic Forum in Svizzera, la Cina ha avuto la delegazione più grande di sempre, guidata da Xi Jinping, che secondo Bloomberg ha «sottolineato la determinazione della Cina ad assumere un ruolo di leadership globale mentre altre grandi potenze stanno zoppicando in mezzo a lotte intestine nazionali». La presenza degli Stati Uniti è stata infatti minima rispetto agli standard passati.

Il Canada si trova in una posizione vulnerabile a causa della sua dipendenza dalle esportazioni. L'economia è in stasi dalla fine del 2014 per colpa dei prezzi deboli delle materie prime e della crescita delle esportazioni.
Con l'aumento del costo di produzione in Cina, gli investitori potrebbero rivolgersi altrove e lo faranno nel tempo che serve per valutare dove esiste una migliore trasparenza normativa e Stato di diritto.

Alcune imprese tedesche e statunitensi credono che in Cina l'atteggiamento protezionista sia in aumento e che le case automobilistiche tedesche debbano usare i partner locali per produrre auto nel gigante asiatico.

L'ultima rilevazione della Camera di commercio americana, condotta all'inizio del 2017, ha fatto notare che gli ostacoli normativi stanno forzando una piccola porzione di imprese statunitensi a far uscire le imprese dalla Cina, con l'ottanta per cento delle aziende nel settore tecnologico, industriale e delle risorse naturali tra le più colpite dall'atteggiamento di Pechino nei confronti delle società estere. Nel 2015 le imprese statunitensi in Cina sono state meno redditizie a livello locale rispetto all'anno precedente.

POLITICHE AMERICANE

Una buona dose di incertezza affligge le imprese canadesi che, secondo un'intervista di Bloomberg a John Manley, presidente e Ceo di Business Council, attendono e valutano.

Con l'insediamento di Trump, c'è molta attenzione su cosa la nuova amministrazione cambierà. Prendere provvedimenti, secondo Frazer, non sarà una passeggiata e il Partito repubblicano non è realmente unito: «In questo momento nascondono diverse cose perché hanno un presidente che li ha portati al successo». Secondo l'analista, a causa della naturale tensione tra Casa Bianca e Congresso, dopo il 20 gennaio ci potrebbe essere una situazione di 'rattoppo' su una serie di questioni, tra cui la riforma sanitaria.

Quello degli Stati Uniti d'America «Non è un sistema parlamentare – ha detto Frazer – Non c'è un primo ministro con una maggioranza. C'è un presidente, che nei rapporti col Congresso deve fare affidamento sulla cooperazione, sulla collaborazione e sulla sua capacità di persuasione, per ottenere quello che vuole. E il Congresso farà opposizione».

 

Per saperne di più:


Articolo in inglese: 'Gauging China for Canadian Business as Protectionism Rises'

Traduzione di Massimiliano Russano





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