Hollywood rossa e l'influenza del Wto


Robert Downey Junior sul palco con il presidente di Dmg Entertainment Wu Bing (a destra) durante l'anteprima mondiale di Iron Man 3 a Pechino, il 6 aprile 2013. (AP Photo/Andy Wong)



Il mercato cinematografico cinese, si sa, è uno dei più restrittivi al mondo, ma le trattative di febbraio con l'Organizzazione mondiale del commercio (Wto) potrebbero cambiare in parte la situazione. 

In passato il gigante asiatico ha evitato di incorrere nella procedura di infrazione dell'Omc aumentando il numero di film stranieri permessi dopo un accordo stipulato nel 2012. L'accordo, però, è scaduto a febbraio e deve essere rinegoziato. E considerato che gli Stati Uniti sono il principale esportatore di film in Cina, e che il gigante asiatico sta investendo sempre più su Hollywood, gli Usa non possono certo accontentarsi dello status quo

«C'è molta confusione  – ha affermato l'economista William Yu della Ucla Anderson Forecast, un servizio di previsioni economiche – Rispetto alla precedente amministrazione, credo che quella di Trump sia più interessata agli investimenti cinesi in società americane».

I negoziati dell'Omc potrebbero avere importanti implicazioni, considerato che Hollywood è affamata di crescita e che, secondo la ben nota società di consulenza di bilancio Price Waterhouse Coopers, la Cina è destinata a superare gli Stati Uniti diventando il più grande mercato cinematografico al mondo.
«Gli studios hanno bisogno di soldi per fare film – osserva Jesse Weiner, avvocato di Los Angeles specializzato nel settore dello spettacolo – E siccome i soldi da altre parti sono finiti, ora non rimane che andare a prenderli in Cina».

Robert Downey Jr. con l'amministratore delegato di Dmg Entertainments, Dan Mintz (a sinistra), il presidente di Dmg Wu Bing (seconda da sinistra) e il presidente del consiglio di amministrazione Xiao Wenge, mentre partecipano a un evento promozionale per Iron Man 3 a Pechino, il 3 aprile 2013 (WANG ZHAO/AFP/Getty Images)

In ogni caso, i film che sperano di far parte dei 34 permessi in Cina devono essere approvati dall'Ente statale cinese che supervisiona stampa, radio, film e televisione. I contenuti che possono venire rifiutati includono quelli che mostrano in luce positiva gli Stati Uniti o una qualche religione, o che criticano il Partito comunista cinese. Al contrario, la raffigurazione negativa degli Stati Uniti e la glorificazione del regime cinese, possono aiutare i film a non venire rifiutati. Le modifiche dei film negli studios sono state infatti le più varie: nel film Looper (2012), per esempio, la prospera città del futuro è stata cambiata da Parigi a Shanghai, e in Transformers: Age of Extinction (2014), la Cina viene vista come protettrice di Hong Kong.

Gli studios esteri possono aggirare la limitazione dei 34 film stipulando delle co-produzioni con gli studios cinesi e permettendo ai censori cinesi di modificare i copioni prima dell'inizio della produzione. Questo determina anche un taglio del 43 per cento dei ricavi al botteghino, rispetto al 25 per cento, come vuole l'attuale accordo del Wto. Certamente, l'industria cinematografica statunitense vuole che questa percentuale possa aumentare ulteriormente, dopo i negoziati. 

UNA HOLLYWOOD ROSSA 

Mentre Hollywood lotta contro la censura, le aziende cinesi investono nel cinema statunitense. Il Wanda Group di Dalian (una holding cinese che si occupa praticamente di tutto: dagli immobili commerciali alla gestione dell'industria cinematografica) sta aprendo la strada a maggiori investimenti.
Il gruppo sta finalizzando un accordo di un miliardo di dollari per acquistare Dick Clark Productions (che gestisce il Golden Globe e il concorso di bellezza Miss America), anche se il 20 febbraio Wrap ha riportato che gli insider ben informati ritengono che l'affare stia fallendo a causa delle difficoltà create dal governo cinese, che sta mettendo bocca sul prezzo.
Inoltre il gruppo possiede già la catena di teatri Amc Entertainment e lo studio di Hollywood Legendary Entertainment, ma Wang vuole ancora comprare uno dei sei principali studios di Hollywood: Twentieth Century Fox, Warner Bros, Paramount, Columbia, Universal o Walt Disney.

Nel 2016, secondo un articolo pubblicato a gennaio dell'America Enterprise Institute, gli investimenti cinesi negli Stati Uniti sono quasi triplicati rispetto al precedente anno record, con più di 50 miliardi di dollari investiti.
Yu ha spiegato che le imprese cinesi e altri investitori sono ansiosi di diversificare i loro portafogli, a causa degli elevati rischi per l'economia nazionale: «Ma se avessero una qualche intenzione più nascosta, invece che la semplice cooperazione a livello economico, potrebbe essere un problema», ha affermato, alludendo ai problemi che le società americane hanno avuto con alcune aziende cinesi, che rubano la loro proprietà intellettuale o cercano di esercitare un'influenza politica.

L'amministrazione Trump ha proposto un processo di controllo più forte nell'affrontare le politiche di 'due pesi e due misure' che vengono applicate alle società statunitensi in Paesi come la Cina. Questo potrebbe includere il modo in cui il regime cinese controlla pesantemente il contenuto dei film americani e gli spettacoli televisivi trasmessi.

VALORI AMERICANI

Uno dei motivi per cui il regime cinese limita i film stranieri è perché considera la proliferazione dei valori occidentali come un pericolo per il controllo del partito comunista.

Gli studenti universitari di Pechino che guardano gli show televisivi americani, secondo uno studio condotto da Yang Gao della Singapore Management University e pubblicato nel novembre 2016, sono attirati da personaggi «che sono sinceri nei sentimenti e nelle opinioni».
«Questo è esattamente il 'luogo' in cui televisione americana offre i suoi servizi culturali: fornisce una finestra in cui vi sono un insieme di vite che appaiono meno controllate e oppresse».

Se le aziende cinesi come Wanda Group esercitassero un maggiore controllo sulle produzioni di Hollywood, il regime potrebbe diventare un partner di maggior peso nei film e nella televisione degli Stati Uniti. La più grande coproduzione fino ad oggi – La Grande Muraglia con Matt Damon – e stata prodotta da Legendary Entertainment, Atlas Entertainment, Le Vision Pictures (società di distribuzione cinese) e China Film Group, ed è uscita il 17 febbraio negli Stati Uniti. 

Nel caso in cui l'amministrazione Trump dovesse decidere di ridurre ulteriormente gli investimenti cinesi a Hollywood, secondo Yu questo non danneggerà granché l'economia locale o l'industria dell'intrattenimento: «Non vedo un grande impatto. Sopravviveranno comunque». 

Per approfondire:

 

Articolo in inglese: 'Chinese Influence Over Hollywood to Be Tested in WTO Negotiations'

Traduzione di Massimliano Russano





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