Usa, prestiti online e usura




Jamar White non sapeva ancora in quale guaio si stava cacciando quando, nel 2013, ha richiesto un prestito di 50 mila dollari a una finanziaria online per il suo ristorante 'Buffalo Boss' di New York: «Come molte altre piccole aziende, abbiamo preso la decisione sbagliata di contrarre debiti ad alto interesse». Il prestito è stato approvato in 48 ore e a una prima occhiata sembrava vantaggioso: «Il creditore riscuote solo 100 dollari al giorno, e pensi sia davvero perfetto, ma la cifra cresce con il passare delle settimane e dei mesi, e non hai la percezione di quanto incida continuamente sugli affari». Solo in seguito ci si accorge che l’interesse annuo si aggira di fatto attorno al 40-50 percento, ed «E' come una lenta agonia».

Jamar White è solo uno dei tanti piccoli imprenditori americani che, non riuscendo ad accedere a prestiti tradizionali dalle banche, si sono rivolti a creditori online per mantenere aperta l’attività. Ma hanno dovuto fare i conti con la poca trasparenza nei termini contrattuali e la scarsità di controlli e regolamenti.
Il mercato del credito online inizia in seguito alla crisi economica del 2008, quando le banche limitano drasticamente i finanziamenti alle piccole imprese. Questa nuova generazione di prestadenaro si concentra quindi su queste ultime, offrendo prestiti ad accesso agevolato ma con tassi d’interesse molto alti.
White continua: «I piccoli imprenditori sono disperati, e vengono meschinamente presi di mira proprio nel momento del bisogno. Conosco alcune ditte finite in bancarotta dopo aver stipulato contratti di questo tipo».

FASCINO PREDATORIO

Le finanziarie alternative statunitensi, offrono un’ampia varietà di scelta fra prestiti d’affari, anticipi, prestiti tra privati e linee di credito. A volte per l'approvazione bastano pochi giorni, o perfino ore, perché hanno clausole di sottoscrizione molto permissive, secondo Bryan Doxford, vicepresidente della New York Business Development Corporation (Nybdc) e della Excelsior Growth Fund, finanziarie dedite al finanziamento delle piccole imprese a bassi tassi d’interesse (White, per esempio, è riuscito a saldare il suo debito chiedendo un nuovo prestito alla Excelsior).

Secondo Doxford, molti istituti di credito 'predatori' accordano prestiti basandosi sulla media della posizione bancaria quotidiana della compagnia cliente. Il processo di approvazione nelle banche tradizionali è invece molto più lungo, a volte richiede mesi interi, ed è necessario garantire una solida storia finanziaria pregressa.
Le finanziarie online possono, d'altra parte, risultare attraenti per la rapidità dell’iter burocratico, nonostante gli oneri maggiori, ma non sempre forniscono i giusti tipi di capitale alle imprese: alcuni contratti di credito presentano termini ambigui e postille nascoste, e in mancanza di una regolamentazione ferrea come quella che riguarda le banche tradizionali, l'ambiguità è frequente.

Così, ad esempio, gli incrementi applicati a un anticipo possono essere espressi usando un 'fattore di oscillazione' o un 'moltiplicatore', anziché il più oggettivo tasso annuo percentuale (Apr, l’equivalente del Taeg italiano): «Non riesci a distinguere chiaramente le rate dagli interessi e ne resti succube, a meno di non essere un esperto di finanza; sono molto scaltri», continua White. Nel suo caso, il creditore prelevava direttamente l’importo dal conto corrente bancario dell’azienda a ogni scadenza.

Un altro scoglio, secondo Doxford, è rappresentato dalle esorbitanti spese di apertura pratica: «Nei nostri uffici non è raro sentire di piccole aziende che hanno ottenuto un prestito da centomila dollari in cambio di trentamila di spese iniziali». E anche tassi d’interesse annuali superiori al 40 percento non sono da meno: «Qualsiasi accordo di questo tipo non può essere che strozzinaggio, una rivisitazione in chiave contemporanea dell’usura».

L’Opportunity Fund californiana, la più grande finanziaria no-profit americana nel settore della microeconomia, ha creato un dataset sulle condizioni contrattuali proposte da questi creditori online, incrociando i dati dei propri clienti che hanno richiesto un finanziamento. Ne è emerso che il tasso globale medio annuo è il 94 percento, ma in un caso raggiungeva un picco incredibile del 358 percento.

Per le finanziarie no-profit come Excelsior Growth Fund e Opportunity Fund è difficile competere con le concorrenti a causa della scarsità di budget marketing: «Molto spesso gli imprenditori non sanno della nostra esistenza, anche se quotidianamente cerchiamo di ovviare a questo problema» ha dichiarato Caitlin McShane, direttrice dell’Ufficio Comunicazione della Opportunity Fund.

Centinaia d’intermediari alternativi, per lo più online, sono emersi di recente, inclusi OnDeck, Kabbage e Bfs Capital. Anche Amazon e Paypal ora sono entrati nel mercato del credito alle piccole imprese. Alcune piattaforme, come Lending Club, Fundera, e Funding Circle, non sottoscrivono prestiti direttamente ma funzionano come mercati online.

Per attrarre più clienti, negli Usa i creditori online a volte stringono partnership con istituti bancari tradizionali, e pianificano campagne pubblicitarie molto aggressive, investendo in televisione, radio, internet e posta diretta.

Un limitato numero di compagnie promuove un atteggiamento responsabile negli accordi creditizi, come le firmatarie della Carta dei Diritti dei Prestiti per le Piccole Imprese, un’iniziativa nata due anni fa per tutelare gli interessi degli imprenditori non coperti dalle leggi attuali.

Le finanziarie online, incluse Bfs Capital e OnDeck, non hanno risposto alle richieste di Epoch Times Usa di rilasciare commenti in merito.

VUOTO LEGISLATIVO

Negli Stati Uniti numerosi creditori sfruttano lo status d’istituti non-bancari per aggirare le leggi sull’usura che pongono un tetto massimo ai tassi d’interesse e proteggono le piccole imprese, spacciando i loro prodotti come anticipi, piuttosto che prestiti.
Gli esperti temono che questi prestiti possano condurre a breve a un'implosione del credito, simile alla crisi del 2006; Bryan Doxford, infatti, si dice «preoccupato dal numero di finanziarie predatrici; troppi imprenditori hanno contratto prestiti ad alti tassi d'interesse, e messo in pericolo la propria azienda».

La politica deve insomma intervenire, prima che la situazione cada del tutto fuori controllo: questo settore è un pilastro dell’economia statunitense e un importante bacino di lavoro (metà degli americani possiede o lavora in un’azienda di piccole dimensioni, secondo la Small Business Administration Usa): come osserva Caitlin McShane, «quando le finanziarie depredano i piccoli imprenditori, le conseguenze ricadono su tutta l'economia».

Articolo in inglese: Online Lenders: The ‘Modern-Day Loan Sharks’

Traduzione di Alessio Penna





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